Recensioni FilmLa Reserva, il coraggio di non voltarsi dall’altra parte

La Reserva, il coraggio di non voltarsi dall’altra parte

La Reserva è un lungometraggio di Pablo Pérez Lombardini del 2024, vincitore di numerosi premi alla 23ª edizione del Festival Internacional de Cine de Morelia, tra cui quelli per il Miglior lungometraggio, il Miglior regista e la Miglior attrice. Di recente, La Reserva ha attirato l’attenzione anche in Italia, dove è stato presentato in concorso alla 4ª edizione di Cinema In Verde, a Roma, conquistando sia il Premio Ginkgo d’Oro sia il Premio Germogli.

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Il film di Lombardini esplora tematiche legate all’ambiente e alla salvaguardia del pianeta. Attraverso un registro poetico ed estremamente raffinato, La Reserva sceglie di non rivolgersi agli spettatori in maniera didascalica, ma di portarli a riflettere sulle proprie azioni e sul futuro che li attende. Un futuro messo in pericolo non soltanto dal cambiamento climatico, ma anche dall’indifferenza degli esseri umani di fronte a una questione tanto delicata quanto urgente.

La Reserva

La Reserva – Trama

Julia Vasquez (Carolina Guzmán), una guardia forestale che lavora in una riserva naturale, scopre che un gruppo di taglialegna illegali sta portando avanti un’intensa attività di disboscamento, mettendo a rischio l’equilibrio dell’intero territorio. Determinata a proteggere la foresta, Julia cerca di sensibilizzare gli abitanti della comunità locale e di ottenere il loro sostegno per contrastare i responsabili. L’unico ad aiutarla nell’impresa è il suo amico Gerson (Abel Aguilar Morales).

Tuttavia, la paura delle possibili conseguenze e l’indifferenza finiscono per isolarla, lasciandola sempre più sola nella sua battaglia. Nonostante le difficoltà e le crescenti minacce, Julia decide di non arrendersi e continua a indagare e ad affrontare chi sta distruggendo la riserva, anche quando la sua stessa vita viene messa in pericolo.

La Reserva – Recensione

Quando si sceglie di trattare argomenti seri, come quelli riguardanti il cambiamento climatico e il disboscamento, bisogna prima di tutto fare attenzione a come si vogliono comunicare al pubblico. La linea che separa il suscitare interesse dal far sentire lo spettatore quasi attaccato è davvero sottile. Quando ci sentiamo messi sotto accusa, infatti, siamo portati immediatamente a guardare il tutto come un affronto.

La comunicazione di Pablo Pérez Lombardini funziona proprio perché priva di qualsiasi retorica. La Reserva parla di argomenti seri e reali, ma soprattutto attuali e urgenti. Il suo messaggio viene restituito in maniera delicata, ma al contempo incisiva, mettendo in primo piano Julia, la protagonista, che si fa carico dell’intera narrazione e diventa il principale punto di immedesimazione per il pubblico. Julia è la facciata del film, ma anche, se vogliamo, l’emarginata, colei che cerca di rimanere fedele ai propri principi morali nonostante le difficoltà che le si presentano. Julia è l’eccezione in una società indifferente, una società che pensa solo al proprio orticello.

Purtroppo, però, sarà proprio questo suo interesse, seppur giusto e necessario, a portarla sempre più in condizioni precarie e difficili. Perché è questo che La Reserva vuole mostrare: quanto siamo realmente in grado di prendere posizione nei confronti di un problema che, solo in apparenza, non ci riguarda? E soprattutto, quanto siamo disposti a farlo quando prendere posizione significa esporsi, andare controcorrente e mettere in discussione quella tranquillità che spesso ci costruiamo scegliendo semplicemente di guardare altrove?

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La Reserva

Il bianco e nero e la forza del sonoro

Guardando La Reserva, ci si potrebbe domandare se il bianco e nero rischi in qualche modo di indebolire il messaggio o la riuscita del film, soprattutto considerando che si tratta di un’opera incentrata su temi ambientali, dove la protagonista per eccellenza, ancor prima di Julia, è la natura. Un bianco e nero estremamente raffinato, curato da Moritz Tessendorf, che ricorda molto quello utilizzato in Roma di Alfonso Cuarón.

Ma è qui che il lavoro del regista si fa interessante: la scelta di non utilizzare i colori, e quindi di non far prevalere il verde della natura, è perfettamente bilanciata dal sonoro del film, ricolmo di rumori provenienti dall’ambiente, come il cinguettio degli uccelli, che vanno in netto contrasto con il rumore assordante e violento delle motoseghe che tagliano illegalmente gli alberi per sradicarli dal terreno. È una scelta che si rivela particolarmente efficace nel comunicare in maniera ancora più precisa il messaggio stesso del film.

La Reserva – Cast

Ulteriore elemento interessante del film è la scelta del cast. Lombardini, per la realizzazione de La Reserva, ha condotto un approfondito lavoro sulle condizioni ambientali critiche in cui versa il suo Paese natio, il Messico.

Per questo lavoro, infatti, ha deciso di coinvolgere perlopiù attori non professionisti, con persone direttamente legate ai luoghi della vicenda. Una comunità, quindi, che vive in prima persona la situazione del disboscamento e della criminalità che vi è dietro. Carolina Guzmán, per esempio, interpreta se stessa all’interno del film, essendo davvero una guardia forestale.

Un aspetto che in qualche modo richiama la corrente cinematografica neorealista, in cui i registi sceglievano appositamente persone comuni per i propri film, così da restituire con più forza il messaggio che si voleva trasmettere. Questo è esattamente ciò che succede anche in La Reserva, attraverso il coinvolgimento di persone del posto che conoscono direttamente questa realtà e ne fanno, ancor prima che un lavoro, una questione di vitale importanza.

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Da menzionare, a tal proposito, la bravura dei partecipanti al progetto, in primis quella di Guzmán, ma anche di tutti gli altri interpreti coinvolti nel cast, che hanno saputo restituire la storia con estrema credibilità e autenticità.

La Reserva

Conclusioni

La Reserva è un’opera delicata che riesce a raccontare una realtà complessa senza mai sentirsi in dovere di spiegare allo spettatore cosa dovrebbe pensare. Cerca piuttosto di suscitare riflessioni sui temi affrontati e invita il pubblico a entrare in empatia con la protagonista, anche attraverso le scelte registiche di Lombardini.

Il risultato è un film che non ha bisogno di ricorrere a grandi dichiarazioni per far arrivare il proprio messaggio. Sono le immagini, i suoni e soprattutto i personaggi a parlare. La Reserva non cerca quindi di offrire risposte, ma pone una domanda che inevitabilmente continua a risuonare dopo la visione: cosa siamo disposti a fare quando un problema che sembra lontano finisce per riguardare anche noi?

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La Reserva di Pablo Pérez Lombardini è un film che esplora con estrema delicatezza il tema del cambiamento climatico e del disboscamento illegale che minaccia le aree naturali del Messico. Attraverso un registro poetico e per nulla didascalico, il film mette a nudo, attraverso la protagonista Julia, l’indifferenza di una società di fronte a problemi che apparentemente sembrerebbero lontani da noi.
Gabriele Stefani
Gabriele Stefani
Ho sempre pensato che un film non finisca con i titoli di coda, ma che la scrittura sia il modo migliore per continuare il dialogo con ciò che si è visto, dare forma alle emozioni e scoprire significati che altrimenti rischierebbero di rimanere nascosti. Proprio per questo amo scriverne.

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