La piccola Amélie – L’animazione nominata agli Oscar

Quando si respira aria di Oscar, non tardano ad emergere tra le folte liste di nomination alcuni titoli di inaspettato spicco. È il caso, ad esempio, della chicca di animazione La piccola Amélie (settantasette minuti di durata complessiva). Il film, di produzione francese, si affida per la sua regia al delicato tocco di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han, che lavorano a quattro mani. Il testo di partenza, pre-esistente, si rintraccia in La metafisica dei tubi della nota autrice belga Amélie Nothomb. La pellicola è stata presentata con successo allo scorso festival di Cannes. Ha poi proseguito il suo fortunato percorso tra i festival internazionali raggiungendo anche il nostro Paese per una tappa romana ad Alice nella città. Approda infine agli Oscar, dove si è guadagnato una nomination al miglior film d’animazione. In Italia dal primo di gennaio è presente in alcune sale selezionate, per la distribuzione di Lucky Red. 

La piccola Amélie

La piccola Amélie: la trama

Sono curiose le contingenze che circondano la piccola Amélie alla sua nascita. Un coma vegetativo la porta a crescere fino ai due anni sviluppando riflessioni complesse sul proprio essere. Questo finché, complice un terremoto, lo stato medico della bambina subisce un disgelo e la sua vita attiva muove i primi passi. La piccola è figlia di una facoltosa famiglia belga spostatasi in Giappone. Madre e padre indaffarati, tra il lavoro e i tre figli in moto perpetuo (Amélie ha infatti un fratello e una sorella maggiori). Giunge così in loro soccorso la nonna, che con sommo piacere della piccola le fa scoprire il cioccolato, aprendole una nuova visione sul mondo. Forte di una rinnovata curiosità verso l’esterno, la bimba inizia a muoversi nella realtà che la circonda. 

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L’aiuto della nonna, peraltro temporaneo, non è però sufficiente. La famiglia entra così in contatto con la volenterosa Nishio-san, tuttofare che bada alla casa e alla prole. La piccola sviluppa da subito un legame molto stretto con la donna, che per starle vicina è disposta a discostarsi dall’ostinazione della sua cultura di provenienza. Attraverso il suo sguardo, Amélie scopre il mondo e se stessa. Entra in contatto più stretto con la propria famiglia, imparando a conoscerla nelle sue diverse espressioni così come attraverso i vari volti e caratteri dei suoi familiari. Scopre concetti elementari e insieme estremamente complessi, come la morte. Impara a vivere in una realtà che plasma il suo pensiero e che da esso è a sua volta plasmata, gettando le basi dell’autrice del domani. 

La piccola Amélie

La piccola Amélie: la recensione

Il titolo in lingua originale di questo contenuto lascia intuire prima ancora del suo inizio quello che ne è il nucleo principale: la fusione di semplicità e complessità. Amélie e la metafisica dei tubi, recita la cartellonistica francese di riferimento. Accostando così in modo programmatico un elemento apparentemente minuto, piccolo, come è la piccola protagonista ad uno di indubbia difficoltà, la metafisica. L’apertura, con riflessioni sul concetto di divino e relative implicazioni, sorprende nel suo uscire dalla bocca di una neonata. Così come sorprendono nella loro pregnanza i numerosi pensieri complessi, strutturati, quasi filosofici, talvolta ricorrenti a scenari marcatamente biblici. È davvero una bambina che ci sta parlando? 

Ad una prima occhiata risulta quasi sproporzionato il rapporto tra questi massimi concetti esistenziali e la piccola Amélie. Ma non vi è dubbio alcuno: è lei che ci parla, con la sua voce d’infante, impegnata a gestire questioni di altissimo calibro al massimo delle proprie potenzialità. La sua voce narrante, onnipresente, ci guida attraverso il suo pensare, non privo di inciampi. La bimba riscontra infatti in più occasioni un certo grado di difficoltà nel tentativo di comprensione rispetto alla realtà che la circonda. Così come instaura nessi logici pindarici e di dubbia veridicità (talvolta invece cristallina) tra ciò che impara a conoscere. Ma è proprio in questo procedere a gattoni che risiede il taglio, la prospettiva del film. Che collocandosi in modo stabile ad altezza bambina determina anche il suo punto di forza e di coerenza strutturale. 

La piccola Amélie: il calore dell’animazione

L’animazione del film, in quanto ad estetica e riverberi di senso, non perde l’occasione di trasmettere quella stessa vena di tepore che passa anche dal tema. L’appeal visivo si fa estremamente vibrante sotto lo sguardo della piccola protagonista, in una resa poetica del reale. Se gli sviluppi della vicenda omaggiano alcuni pilasti della cultura giapponese in cui si impianta (non senza evidenziarne alcune criticità), la qualità dell’immagine sposta il discorso sul piano del realismo magico visivo. La verità del quotidiano si permea di un’incantata visione fanciullesca in costruzione, che in La piccola Amélie si erge a spina dorsale dell’intero prodotto. Essa prende forma in trovante estetiche affascinanti e dense di significato, soprattutto se messe in relazione con lo sguardo bambino da cui traggono origine. 

Nel personaggio di Amélie risiede comoda e insieme irrefrenabile tutta la curiosità dell’infanzia. Il suo è un’osservare volto a scoprire, a captare informazioni, a comprendere le dinamiche del mondo circostante. In un alternarsi di scoperte negative e positive, ogni insegnamento assume fascino e potenziale di insegnare alla piccola protagonista come muoversi nella realtà di cui fa parte. La piccola Amélie riesce in modo sorprendentemente efficace, dato il suo esiguo minutaggio, a tradurre in immagini la meraviglia dello scoprire il mondo attraverso i grandi, vivaci e totalizzanti occhi verdi della sua piccola ma incontrastata eroina.

La piccola Amélie

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Emozioni

CONCLUSIONI

Allinendosi allo sguardo della sua giovanissima protagonista, La piccola Amélie porta sullo schermo un'animazione poetica e vivace che ne restituisce l'animo.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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