sabato, 23 Ottobre, 2021

La casa (Evil Dead)

Quando un gruppo di amici, nei film, decide di rifugiarsi in un posto isolato, magari una baita nel bosco, di solito non si tratta di una buona idea. Come minimo la comitiva dovrà vedersela con qualche criminale, in genere disturbato, dalla forza sovrumana e quasi immune alla morte.  Se gli dice male invece avrà a che fare con una presenza demoniaca che  se ne andrà solo alla fine della mattanza. Il merito, si fa per dire, è del regista americano Sam Raimi che nel 1981, con pochi dollari, scrive e dirige  un film destinato a rivoluzionare il genere horror: La Casa (Evil Dead).

La trama è  nota. Cinque ragazzi, tra cui Ash (Bruce Campbell), il più impavido e atletico della comitiva, decidono di trascorrere il fine settimana in una piccola e fatiscente casa nel bosco. Sembra andare tutto per il meglio fino a quando  Cheryl (sorella di Ash) è posseduta da uno spirito malvagio che la costringe a disegnare su un foglio la forma di uno strano libro. Si tratta del Necronomicom ex mortis, rilegato in pelle umana e scritto col sangue. Il libro si trova in cantina, accanto a un vecchio registratore. I ragazzi, ascoltando il nastro, inconsapevolmente, risvegliano una forza malefica, desiderosa di sangue, che cercherà di ucciderli.

Quando Raimi scrisse la sceneggiatura del film era poco più che ventenne e aveva girato un solo cortometraggio: Within the Woods (1978). Considerato una sorta di prequel de La casa,  il  film narrava le disavventure di un gruppo di amici alle prese, nel bel mezzo di un bosco, con una forza oscura. Lo stile era piuttosto amatoriale e acerbo. Ovvio che nessuno credesse allora al nuovo progetto di Raimi. Soprattutto i produttori che puntualmente  si rifiutavano di finanziare la pellicola.  Al regista non rimase che affidarsi ai pochi spicci che aveva racimolato con il corto e al supporto di alcuni amici cui tra Bruce Campbell, protagonista del film e Robert Tarpet, il produttore. Quando uscì nelle sale La casa ebbe un enorme successo e oggi è considerato, a ragione, una pietra miliare del genere horror.

Raimi s’ispirò, per l’intreccio, ai romanzi di Lovecraft e alle opere di Wes Craven e George Romero. E’ quest’ultimo che, parlando di Zombie (1978), inventò il termine splatter riferendosi a quei film particolarmente brutali, violenti e sanguinosi. Raimi, per quant’è possibile, con La casa si spinse ancora più avanti dei suoi colleghi. Eppure la violenza visiva del suo film non disturba affatto poiché lui è lontano dalle implicazioni politiche delle opere dei maestri che attraverso il gore puntavano ad una rappresentazione macabra della realtà. Raimi non si prende così sul serio e la sua pellicola è sapientemente   pervasa  da una sottile ironia. Le teste mozzate, fracassate, i corpi putrescenti e tranciati che grondano sangue e vomitano sostanze lattiginose, non intendono essere realistici. Sono il risultato di un particolare gusto del regista per il manierismo, l’artificio, l’eccesso, che sfocia quasi nel caricaturale e nel grottesco.

A guardarlo oggi il film, per via degli effetti speciali così artigianali, fa quasi sorridere. E’ evidente che furono realizzati con mezzi di fortuna. Eppure la mancanza di denaro in un certo senso fu vantaggiosa per Raimi perché, non avendo soldi, dovette puntare sulla creatività. La messa in scena ad esempio è  incredibilmente moderna grazie ad alcune soluzioni stilistiche “fai da te” molto ingegnose. Per le soggettive, tremolanti e veloci   che mostrano il punto di vista del demone che si aggira nel bosco (e non quello dei protagonisti come accade tradizionalmente nei film), Raimi utilizzò la shakycam, una steadycam “alla buona” inventata da lui. Ottenne riprese davvero interessanti in cui la tensione e  la suspense che si avverte fa tornare in mente alcune sequenze hitchcockiane. Lungi dal voler essere irrispettosi nei confronti del maestro del brivido, non si può pensare che Raimi non abbia visto capolavori come Notorious – L’amante perduta (1946) o Vertigo – la donna che visse due volte (1958).  D’altronde lo stesso Raimi ha più volte ammesso che Hitchcock è uno dei suoi maestri ispiratori.

 Oltre a riscrivere le regole dell’horror attraverso un linguaggio moderno e anticonvenzionale, Raimi con La casa dà origine ad alcune trovate narrative diventate in seguito topoi del .genere.  Il posto isolato, il bosco come luogo di pericolo, la malcapitata comitiva, sono elementi che ricorrono in tutto l’horror cinematografico contemporaneo. Pellicole dell’ultimo ventennio come Wrong Turn – Il bosco ha fame (2003), Cabin Fever (2002) di Eli Roth e il mockumentary The blair witch project (1999) hanno saccheggiato a piene mani da La Casa e devono al film gran parte del successo. Negli ultimi anni si è assistito alla prolificazione di rifacimenti delle pellicole horror degli anni Ottanta. Nel 2013 il regista Fede Álvarez ha firmato  il remake de La Casa. Raimi, Campbell e Tapert hanno partecipato al film nella veste di produttori. Al contrario di quanto ci si aspettasse, il film non è poi così male. Al contrario di tanti mediocri remake, non scimmiotta l’originale ma intende rendergli veramente omaggio attraverso una serie di trovate registiche e narrative che  riproduce con estrema fedeltà.

Pochi anni dopo la realizzazione de La Casa Raimi ci riprova. Scrive e dirige il sequel: La casa 2 (Evil Dead, 1987). Si tratta di un film la cui trama presenta molte analogie con il primo capitolo della saga. Ciò che cambia è il tono del racconto. La casa 2 non è propriamente un horror quanto una delirante commedia demenziale. Al sequel segue L’armata delle tenebre (Army of Darkness) del 1992. Questa volta Ash, protagonista assoluto della storica trilogia, intraprenderà un viaggio nel Medioevo alla ricerca del Necronomicom. Sarà tutt’altro che semplice mettere definitivamente le mani sul libro dei morti.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Un gruppo di amici si rifugia in una baita nel bosco. Ascoltando un nastro, i malcapitati risveglieranno orribili creature maligne. Sam Raimi firma La Casa (Evil Dead), il film destinato a rivoluzionare il genere horror
Mariana De Angelis
Laureata in storia e critica del cinema con una tesi sul cinema classico hollywoodiano. Amante del cinema di genere con un'insana passione per l'horror, soprattutto quello americano di serie b.

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