Beth (Emilia Jones/Crystal Reed) ha quattordici anni, la passione per H. P. Lovecraft e il sogno nel cassetto di diventare una scrittrice di romanzi dell’orrore. Si trasferisce con sua madre (Mylène Farmer) e sua sorella Vera (Taylor Hickson/Anastasia Philips) in una fatiscente e isolata casa di campagna colma di bambole di porcellana e vecchi oggetti d’antiquariato. Durante la prima sera del loro soggiorno, le donne sono brutalmente aggredite da due intrusi: un energumeno che pare sapersi esprimere solo attraverso brontolii infantili e un raccapricciante individuo travestito da donna. Trascorrono alcuni anni dall’accaduto. Beth ha messo su famiglia ed è diventata una celebre autrice di romanzi horror. Riceve una telefonata da sua sorella Vera che a causa del trauma subito ora soffre di disturbi mentali. La esorta  a recarsi nella vecchia casa dove ancora vive con la loro madre. Beth accetta di tornare ma ad attenderla ci sarà una macabra realtà.

Ghostland

La casa delle bambole – Ghostland (Incident In a Ghostland) è un film scritto e diretto da Pascal Laugier al suo quarto lungometraggio come regista. Il film è uscito nelle sale nel 2018, dieci anni dopo il controverso e misticheggiante Martyrs che aveva scioccato il mondo intero per via della crudeltà visiva di alcune sequenze. Con La casa delle bambole Laugier non rinuncia alla sua “estetica della violenza” e porta avanti una personale riflessione sul dolore, sulla sofferenza fisica e psicologica  cercando ancora una volta di comprendere fino a che punto un individuo sia in grado di sopportarla. Se in Martyrs l’annichilimento di corpo e anima conduceva verso complicate questioni filosofiche (l’estasi del dolore come prova scientifica dell’Aldilà), ne La casa delle bambole il regista francese sembra prediligere un racconto più tradizionale

Ghostland

Laugier, infatti, pare ispirarsi ai maestri del terrore Tobe Hooper e Wes Craven e, come nei loro capolavori Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw massacre,1974) L’ultima casa a sinistra (The last house on the left,1972) e Le colline hanno gli occhi (The Hills Have Eyes,1977)conduce le donne in un contesto tutt’altro che sicuro.  La campagna isolata e l’abitazione spettrale sono il presagio lampante di qualcosa di terrificante che sta inesorabilmente per accadere. Appena giunte presso la nuova dimora Vera dice che la casa le sembra quella di un film di Rob Zombie, uno che di slasher se n’intende.  Quando si è certi però che la strada intrapresa da Laugier sia quella del più classico dei film gore il racconto cambia direzione. Avviene una sorta di scollamento dalla realtà e diventa sempre più difficile comprendere se ciò che accade alle giovani donne sia vero o frutto della loro immaginazione. La casa delle bambole – Ghostland diventa una sorta di favola gotica (con tanto di orco e strega cattiva) sospesa tra l’irreale, il visionario e una verità troppo crudele per essere accettata.

Ghostland è un film indubbiamente cattivo, sadico. Talvolta ci si trova davanti a immagini veramente sconcertanti.  Eppure non c’è mai compiacimento per la violenza che le protagoniste sono costrette a subire. Il film non mira a sbalordire, a impressionare lo spettatore. C’è un interesse reale di Laugier a voler comprendere come la mente possa adattarsi pur di superare ogni tipo di evento traumatico, anche il più dannatamente doloroso.

Ghostland

Accanto a  Xavier Gens, Alexandre Aja, e la coppia Bustillo-Maury, Pascal Laugier è  tra i registi più apprezzati della New French Extremity. Si tratta di una tendenza cinematografica tutta europea che rappresenta una boccata d’aria nel desolante panorama dell’horror degli ultimi vent’anni sempre più a corto di idee e alle prese con rifacimenti (reboot o remake) poco riusciti di pellicole di culto. Questi autori guardano ai classici dell’orrore, in particolar modo all’horror politico degli anni Settanta dal quale ne ricavano una visione del mondo scettica e nichilista. Le storie scabrose e visionarie dei loro film sono scritte letteralmente sui corpi dei protagonisti sottoposti alle più efferate sevizie e brutalità.

 Nulla a che fare però con il torture porne d’oltre oceano, quello dei colleghi americani dello Splat Pack e di pellicole come Hostel o della saga di Saw – L’enigmista alleggerite spesso da una buona dose di ironia. Gli autori di quella che è stata definita anche la Nouvelle Vogue dell’horror sono invece serissimi. Portano sullo schermo storie di degenerazione umana cercando d’interpretare quelle che sono le paure e le perversioni del mondo contemporaneo.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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