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Justine Triet: una collaborazione con Spielberg

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Pare che dopo l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale andato ad “Anatomia di una caduta“, Justine Triet, sia sulla cresta dell’onda. La regista francese, insieme al marito e cosceneggiatore Arthur Harari, ha visto crescere vertiginosamente le sue quotazioni in quel di Hollywood.

Ma a quanto pare, c’è un cineasta in particolare che ha tenuto in forte considerazione sia la Triet che Harari, ovvero Steven Spielberg. Uno dei produttori del film, Marie-Ange Luciani, ha dichiarato a RTL (Radio Télévision Luxembourg). È richiesta da tutta Hollywood, è corteggiata da tutti, produttori, attori, attrici, sceneggiatori… infatti Steven Spielberg ha voluto incontrare Justine e Arthur, ha adorato il loro film e ha persino offerto loro di scrivere una sceneggiatura per lui.

L’incontro di Justine Triet con Steven Spielberg

L’incontro con Steven Spielberg è stato surreale: Arthur si è ritrovato per caso seduto di fianco a lui durante il pranzo pre-Oscar e hanno parlato per un’ora. Alla fine è venuto fuori che Spielberg voleva organizzare un incontro con noi, e ci ha offerto di scrivere una sceneggiatura per lui. È semplicemente la cosa più assurda che ci sia mai capitata.”

Questo perchè, il regista di The Fabelmans, è rimasto molto colpito dalla visione di “Anatomia di una caduta”, e per questo ha deciso di incontrare sia Justine Triet che Arthur Harari. Proprio all’origine del colloquio, c’è una potenziale collaborazione fra Spielberg e appunto la Triet.

In precedenza, alla Triet era stato offerto di dirigere l’adattamento del romanzo di Daniel Clowes, ovvero “Monica”, con protagonista Cate Blanchett. Anche se al momento, Justine Triet non ha preso una decisione a riguardo. Candidato a 5 premi Oscar, tra cui anche miglior regia, alla fine il thriller “Anatomia di una caduta” è riuscito a raccogliere solo il premio per la migliore sceneggiatura originale.

La pellicola arriverà in streaming il prossimo 22 marzo direttamente su Mubi.

Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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