NewsJeremy Strong e il metodo per interpretare Zuckerberg

Jeremy Strong e il metodo per interpretare Zuckerberg

Jeremy Strong utilizza il metodo Stanislavskij sul set di The Social Reckoning, il nuovo film scritto e diretto da Aaron Sorkin che prosegue la storia iniziata con The Social Network. Per interpretare Mark Zuckerberg, l’attore avrebbe mantenuto un distacco molto marcato dagli altri interpreti durante le riprese, arrivando a comportarsi con i colleghi come immaginava che il fondatore di Facebook avrebbe fatto con le persone che lo circondano.

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Jeremy Strong diventa Mark Zuckerberg

In una recente intervista al New York Times, Sorkin ha raccontato il particolare approccio adottato da Strong per entrare nei panni del CEO di Meta. Secondo il regista, l’attore aveva svolto una parte consistente della preparazione già prima di arrivare sul set, al punto da modificare completamente il proprio modo di parlare e di muoversi.

Strong, noto per il suo approccio particolarmente immersivo alla recitazione e per il ruolo di Kendall Roy in Succession, non utilizzava infatti la propria voce durante le riprese e cercava di evitare anche i comportamenti abituali. Sorkin ha quindi avvertito gli altri interpreti che avrebbero dovuto aspettarsi un atteggiamento insolito da parte del collega.

Il regista ha spiegato che aveva anticipato agli attori presenti nelle scene con Strong che l’interprete non avrebbe trascorso il tempo libero insieme a loro né avrebbe conversato tra una ripresa e l’altra. Il suo comportamento, secondo Sorkin, sarebbe stato modellato sulla visione che l’attore aveva costruito di Zuckerberg e del suo modo di rapportarsi alle persone.

Il rapporto con Mark Zuckerberg

L’impegno di Strong per il ruolo non si è però limitato al lavoro sul set. Prima dell’inizio delle riprese, l’attore ha infatti deciso di contattare direttamente Zuckerberg. In un’intervista a GQ, Strong ha raccontato di avergli inviato una mail per spiegargli quanto prendesse seriamente la responsabilità di interpretarlo e quanto fosse interessato a rappresentarne la storia con rispetto.

L’attore non ha rivelato il contenuto della risposta ricevuta dal fondatore di Meta, preferendo mantenere riservati i dettagli della conversazione. Strong ha però sottolineato il peso che sente nell’interpretare una persona tanto conosciuta e influente, soprattutto considerando la quantità di attenzione che il film inevitabilmente attirerà.

Il suo obiettivo, ha spiegato, consiste nel comprendere il punto di vista di Zuckerberg e nel rappresentarlo nel modo più autentico possibile, anche quando la prospettiva del personaggio entra in conflitto con quella degli altri protagonisti della storia.

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Jeremy Strong

La storia di The Social Reckoning

The Social Reckoning rappresenta il ritorno di Sorkin all’universo narrativo di The Social Network, il film del 2010 diretto da David Fincher che raccontava la nascita di Facebook e le controversie legate alla sua fondazione. In questa nuova pellicola, Zuckerberg passa invece dal volto di Jesse Eisenberg a quello di Jeremy Strong.

La trama si concentra sugli eventi del 2021 legati alle rivelazioni della whistleblower Frances Haugen, interpretata da Mikey Madison. L’ingegnera di Facebook entra in contatto con il giornalista del Wall Street Journal Jeff Horwitz, interpretato da Jeremy Allen White, consegnandogli informazioni riservate sulla piattaforma e sulle conseguenze che il suo funzionamento avrebbe avuto sulla società.

Il cast comprende inoltre Bill Burr, Wunmi Mosaku, Billy Magnussen e Betty Gilpin. Sorkin torna quindi a utilizzare un caso realmente accaduto per affrontare il rapporto tra tecnologia, informazione e responsabilità delle grandi piattaforme digitali.

The Social Reckoning arriverà nelle sale il 9 ottobre, con Strong chiamato a confrontarsi con un personaggio già entrato nell’immaginario collettivo attraverso l’interpretazione di Eisenberg. Il nuovo film offrirà così una prospettiva differente sulla figura di Zuckerberg e sulle conseguenze dell’espansione di Facebook.

Francesco Pinto
Francesco Pinto
Cresciuto silenziosamente tra i dialoghi di Allen e il sangue di Scorsese. Amo i film: specchi magici che riflettono e indagano la realtà. Dalle commedie ai drammi, dagli horror ai romance senza distinzioni perché, in fondo, “il cinema non è un mestiere. È un’arte”.

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