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Jeremy Irons, 75 anni di amore per il cinema

Occhi scuri e penetranti, bocca sottilissima, i capelli perennemente scarmigliati: il volto di Jeremy Irons, uno degli attori inglesi più interessanti che abbiano calcato il grande schermo, è di quelli che restano impressi.

Oggi raggiunge il traguardo dei suoi 75 anni, costellati di successi di critica e anche di botteghino. Facciamo insieme un viaggio attraverso i set e i ruoli che lo hanno visto protagonista.

Jeremy Irons, gli esordi e il successo

E’ il 1980 quando Irons, all’epoca trentaduenne, esordisce in un biopic che oggi ricordano in pochi: Nijinsky, diretto da Herbert Ross. Il film racconta la storia di Vaslav Nijinsky, primo ballerino dei Balletti Russi realmente esistito.

Alle spalle ha già una buona esperienza in teatro nella compagnia dell’Old Vic Theatre School di Bristol. Il successo, per lui, arriverà molto presto: già al secondo film.

Si tratta di La donna del tenente francese (1981), film nel quale recita il suo primo ruolo da protagonista, al fianco della grandissima Meryl Streep, per il quale verrà nominato ai premi BAFTA. Il film sarà un prodotto sontuoso, impreziosito dalla splendida sceneggiatura di Harold Pinter, e farà incetta di candidature ai Premi Oscar (tuttavia, senza vincerne nessuno).

Jeremy Irons in La donna del tenente francese (1981)

Gli anni Ottanta sono l’inizio del suo periodo d’oro, durante il quale recita in un film importante sotto la guida di David Cronenberg: il disturbante Inseparabili (1988), nel quale si cimenta nel doppio ruolo di due gemelli ginecologi. Con il regista canadese tornerà a lavorare sul set di M. Butterfly (1993).

Jeremy Irons alla conquista di un premio Oscar

Nel mezzo due bellissimi film che lo consacreranno ulteriormente. Il primo è Il mistero Von Bulow (1990), nel quale Irons dividerà la scena con un’altra attrice di primissimo livello, Glenn Close, e vincerà il suo unico Oscar e un Golden Globe; il secondo è Il danno (1992) di Louis Malle.

Quest’ultimo, tratto dall’omonimo libro di Josephine Hart, sarà la sua consacrazione definitiva come sex symbol. Avvinghiato ad un’attrice francese alle prese con il suo primo ruolo importante da protagonista: Juliette Binoche. Il film finisce male, ma così non avviene per la carriera di Irons (e di Binoche), che spicca sempre di più il volo.

Jeremy Irons in Il danno (1992)

Un anno dopo, sarà un altro film tratto da un libro, La casa degli spiriti (1993), a farlo entrare nel cuore del pubblico di tutto il mondo. Qui ritroverà sia Meryl Streep che Glenn Close, con le quali nella storia comporrà una sorta di triangolo affettivo, e fornirà un’ottima interpretazione nei panni del protagonista Esteban Trueba.

Da allora passerà per le mani di Bertolucci (Io ballo da sola), Wang (Chinese Box) e Lyne. Quest’ultimo lo dirigerà nei panni di Humbert Humbert nel remake di Lolita (1997), sulla falsa riga del capolavoro di Kubrick, datato 1962. La sua interpretazione sarà tanto convincente da non far rimpiangere quella di James Mason nel film del ’62, che Irons renderà più esplicita e arricchirà di sensualità.

Non mancheranno nemmeno i blockbuster, a partire da La maschera di ferro (1998), un cappa e spada nel quale l’attore interpreterà nientemeno che uno dei tre moschettieri, Aramis.

Jeremy Irons in La maschera di ferro

Duemila, tra cinema d’autore e film d’azione

Anche negli anni Duemila la sua stella non accennerà a spegnersi. Lo vorranno Claude Lelouch in And Now… Ladies & Gentlemen (2002) e Franco Zeffirelli in Callas Forever (2002), dedicato alla grande soprano.

Lo cercano anche Ridley Scott (Le crociate, 2005) e Lasse Hallström (Casanova, 2005) finché Irons non interpreterà il suo solo e unico film con la regia di David Lynch, considerato a ragione uno dei più belli del regista: Inland Empire (2006).

A questi seguono molti film di azione ad alto budget. Tra i più recenti Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e Justice League (2017), entrambi di Zack Snyder, e Assassin’s Creed (2016).

Jeremy Irons in Il treno di notte per Lisbona


Lui, però, non perde la sua vena dolcemente malinconica e romantica: prende così parte a Treno di notte per Lisbona (2013) e a un bel film nostrano, La corrispondenza (2016) di Giuseppe Tornatore.

Si ritroverà a lavorare con una vecchia conoscenza, Ridley Scott, sul set di House of Gucci (2021), film molto criticato, nel quale interpreterà il ruolo di Rodolfo Gucci, padre morente di Maurizio Gucci / Adam Driver.

La sua ultima apparizione è, ancora una volta, in un film d’azione del 2023: Flash, dedicato all’omonimo supereroe, diretto dal regista del nuovo IT Andy Muschietti.

Un set italiano per Irons?

E nel futuro, quando sarà possibile rivedere al cinema Jeremy Irons? Qualche settimana fa si vociferava che potesse prendere parte a una serie italiana in fase di riprese, Il conte di Montecristo, basata sull’omonimo romanzo di Alexander Dumas. Pare che l’attore inglese sia in lizza per il ruolo, ancora vacante, dell’abate Faria.

Per ora non ci sono notizie certe in merito, ma vi terremo aggiornati.

Redazione
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