Jennifer Lawrence torna a parlare del rapporto tra bellezza, trattamenti estetici e lavoro sul set. In una nuova intervista a Vogue, l’attrice premio Oscar ha spiegato di ricorrere al Botox con estrema cautela, scegliendo piccole quantità per preservare la naturale mobilità del volto, elemento fondamentale per chi recita davanti alla macchina da presa.
«Ho bisogno di movimento nel viso», ha raccontato Jennifer Lawrence, precisando di sottoporsi soltanto a piccole iniezioni di Botox. L’attrice ha sottolineato come un uso eccessivo del trattamento potrebbe compromettere la capacità di esprimere emozioni, uno degli strumenti principali del mestiere dell’attore.
La sua posizione arriva in un momento in cui il tema della pressione estetica a Hollywood è particolarmente discusso. Poche settimane prima, anche Olivia Wilde aveva affrontato la questione, spiegando di incontrare difficoltà nel trovare interpreti che conservino una piena espressività facciale.

Jennifer Lawrence tra bellezza, naturalezza e nuove frontiere dell’estetica
Lawrence ha parlato anche di altri interventi che preferisce evitare. Tra questi ci sono i cosiddetti trapianti di grasso, sui quali l’attrice si dice ancora molto prudente, mentre ha ammesso di essere incuriosita dalla rimozione del grasso buccale. «Non posso farlo perché tutti lo saprebbero», ha scherzato, riconoscendo però di essere tentata dalla procedura.
Più favorevole, invece, il suo giudizio sulla radiofrequenza, trattamento che apprezza soprattutto per intervenire sulle guance, che considera particolarmente carnose.
La riflessione di Jennifer Lawrence si inserisce così in un dibattito più ampio sull’immagine delle attrici e sulle aspettative estetiche dell’industria cinematografica. Dopo Die My Love, che le è valso una nomination ai Golden Globe, Lawrence si prepara inoltre a tornare nell’universo di Hunger Games con un’apparizione in Sunrise on the Reaping. Prossimamente sarà anche protagonista accanto a Leonardo DiCaprio nel nuovo film di Martin Scorsese, What Happens at Night, il primo horror psicologico nella carriera del grande regista italo-americano.
