Recensioni FilmIrréversible - Recensione del controverso cult di Gaspar Noé

Irréversible – Recensione del controverso cult di Gaspar Noé

Irréversible (2002) si potrebbe analizzare già a partire dalla sua locandina. La protagonista, ritratta di spalle mentre attraversa un corridoio rosso, è infatti l’emblema di un soggetto osservato, e non osservatore. Una figura privata dello sguardo e del controllo, costretta a essere oggetto della visione altrui.

Scritto e diretto da Gaspar Noé (Vortex, Enter the void, Climax), il film fu presentato alla 55° edizione del Festival di Cannes. Fin dalla sua uscita suscitò forti polemiche, per il linguaggio estremo e la rappresentazione esplicita della violenza. Un’opera che si nutre della sua sperimentalità, provando a restituire l’esperienza disorientante e traumatica delle vittime di violenza.

Irreversible

Irréversible – La trama

Gli eventi del film vengono mostrati partendo dall’epilogo, ripercorrendo la storia per arrivare al suo inizio: la vicenda si consuma nel corso di una sola notte, a Parigi. Marcus (Vincent Cassel) e il suo amico Pierre (Albert Dupontel) si addentrano nei bassifondi della città, spinti da un desiderio di vendetta. La loro caccia all’uomo culmina in un violento e brutale scontro, all’interno di un club gay sotterraneo.

La trama segue quindi due binari paralleli, destinati a incrociarsi tragicamente: da un lato la disperata e furiosa caccia all’uomo dei due, dall’altro i momenti di spensierata quotidianità che legano Marcus alla compagna Alex (Monica Bellucci).

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Irréversible – La recensione

Non si può che partire dall’analisi tecnica e strutturale del film, per comprenderne al meglio l’essenza. Le riprese sono infatti nauseanti, mosse, con la camera che gira su sé stessa a più riprese per confondere la percezione dello spettatore e riflettere l’alterazione mentale dei suoi protagonisti, in preda alla rabbia e al dolore (come già in Climax o Enter the void). La musica di Thomas Bangalter (membro dei Daft Punk) accompagna lo stile ipnotico di Noé, alternandosi a classici di Mahler e Beethoven e innestandosi su basse frequenze di sottofondo dai 22 ai 32 Hertz, inserite appositamente a infondere un senso di vertigine e di “mal d’auto”.

Questo monstrum tecnico, un gioco sensoriale e visivo, è reso ancor più dalla scelta di voler narrare gli eventi retrocedendo nel tempo, montando le scene come se fossero parte di un unico piano sequenza. L’utilizzo della CGI in alcune scene serve a restituire più veridicità, e il realismo estremo e fantastico è proprio la chiave per accedere ancor più al racconto. Tutto converge in un viaggio allucinatorio, reso al massimo da un finale che utilizza luci lampeggianti e psichedeliche per terminare l’esperienza di visione. Così, il cambiamento cognitivo dovuto al trauma e all’abuso diventa non solo narrato ma parzialmente sperimentato. E la sua brutalità viene assimilata e vissuta sulla pelle.

Irreversible

Dall’eros all’abuso: la centralità del sesso e la questione del consenso

Irréversible è una selva dantesca, un girone infernale che travolge lo spettatore per condurlo verso gli abissi della malvagità umana. Il leit motiv della pellicola è una frase, presente anche nei titoli di coda: “Il tempo distrugge tutto”. Il decidere di partire dal violento finale, dalle conseguenze della storia e non dalla loro causa, è un trucco che serve a Noé per raccontare prima gli aspetti più oscuri della vicenda, e poi mostrare la situazione d’equilibrio iniziale. Il ritmo è volutamente sempre più lento, il terzo atto risulta quasi noioso e ripetitivo, proprio per rendere come si dia spesso per scontata la tranquillità dell’esistenza, rievocandola con nostalgia nei momenti più bui. “Il tempo distrugge tutto”. Meglio godersi il presente, finché si può, vivendone al massimo l’apparente banalità.

Tanti sono gli elementi e gli spunti interessanti nel racconto. La recitazione di Bellucci, ad esempio, che non è mai sopra le righe ed è tra le sue migliori interpretazioni; il tema dell’inutilità della vendetta (quando Marcus e Pierre uccidono l’uomo sbagliato al club), alla Park Chan-wook; l’omertà dell’uomo che assiste all’abuso, inquadrato sullo sfondo, e che non intervenendo contribuisce a rendere il sentimento di impotenza che pervade il film.

Il sesso è poi al centro del discorso, oltre al tema del consenso. Nelle discussioni che Alex intrattiene con i due co-protagonisti in metro si ravvisa la centralità che il tema della sessualità assume nella contemporaneità, contaminandone ogni aspetto in maniera quasi totale, ma anche quanta strada ci sia da fare perché questo sdoganamento puramente teorico venga poi riflesso in una pratica rispettosa, del corpo e della mente di chi è coinvolto nell’atto. Senza, l’eros sfocia presto nella depravazione e nell’abuso.

Tra denuncia e feticizzazione: l’etica dello sguardo in Irréversible

La rappresentazione dell’abuso subito da Alex è uno degli argomenti più discussi riguardo al film, ed effettivamente il dibattito rimane (e deve rimanere) aperto. La lunga scena di stupro è infatti mostrata integralmente, in tempo reale, con una ripresa statica fissa sui corpi dei due. Si è spesso denunciato come questo, pur volendo denunciare l’atto, contribuisca comunque a trasformare il corpo della protagonista in un oggetto dello sguardo, un feticcio.

Alex ha poi poco spazio come soggetto attivo, e dopo la violenza la narrazione (procedendo a ritroso) per forza di cose non può concentrarsi sull’elaborazione del trauma da parte della vittima, ma sui personaggi maschili. Il film riproduce quindi parzialmente ciò che vorrebbe denunciare, senza offrire un punto di vista che sia chiaramente critico.

D’altro canto, però, la scena è priva di musica, insostenibile nella sua lunghezza, e non si può dire che Bellucci venga eroticizzata. Il disagio non è quindi un effetto collaterale ma il messaggio stesso, evitando estetizzazioni. La Alex del terzo atto, poi, è comunque presentata come una donna innamorata, piena di progetti, e questo non la riduce al ruolo di vittima.

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Ci sono molti modi di leggere il film, altrettanti di interpretarlo e giudicarlo. Il miglior approccio rimane sempre quello del confronto, senza che ci debba essere per forza un’opinione giusta o sbagliata.

Irreversible

In conclusione

Irréversible non è un film per tutti, e non lo vuole neanche essere. Rappresenta un’analisi sulla natura dell’uomo, come per altre opere di Noé, giocando con il mezzo cinematografico per esplorarne i limiti e le possibilità.

Un dramma psicologico, un thriller metropolitano asfitico e opprimente, che esplora la brutalità della violenza e l’inevitabilità del destino. Un cult, che lo si ami o non lo si tolleri, un’opera che rende la repulsione un’arte per aprire dibattiti e discussioni.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un film non per stomaci deboli, che restituisce allo spettatore le conseguenze mentali del trauma. Da recuperare su MUBI.
Carlotta Pedercini
Carlotta Pedercini
Cresciuta tra film d'animazione, horror e drammi d'autore, per me una buona scrittura viene prima di tutto. Ho un debole per Jason Schwartzman e mi muovo tra Xavier Dolan, Alice Rohrwacher e Nanni Moretti: Megamind, però, rimane sempre la mia Bibbia.

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