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Io sono mia – un primo ritratto di emancipazione femminile

Io sono mia è un film del 1977, scritto e diretto da Sofia Scandorra, basato sul romanzo Donne in Guerra di Dacia Maraini. La stessa scrittrice collaborò alla stesura della sceneggiatura dell’adattamento cinematografico. Il progetto ha visto la luce grazie ad una crew di sole donne, fa eccezione il produttore.

L’obiettivo pedagogico della pellicola e la sua stessa realizzazione hanno rappresentato un momento storico e culturale importante. Nella storia del cinema femminista, e in particolare quello italiano, si fa ancora troppo poco riferimento a questo progetto, che porta con sé un valore inestimabile.

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Io sono mia – Trama

Il film racconta del percorso di emancipazione progressiva di Vannina (Stefania Sandrelli). La donna è sposata con Giacinto (Michele Placido) e i due vivono una relazione molto disfunzionale. Sebbene sono gli anni Settanta e questa è la normalità, la moglie vive in funzione del marito. Conta poco la dimensione interiore femminile e ancor meno il suo piacere sessuale.

Vannina, però, durante una vacanza al mare, vive un’epifania. Marito e moglie frequentano persone diverse durante il soggiorno e questo permette alla donna di aprire gli occhi. Innanzitutto incontra un gruppo femminile, che condanna il machismo e la mascolinità tossica. In secondo luogo, Vannina incontra Suna (Maria Schneider), che le introduce anche l’attrazione verso le persone dello stesso sesso.

Ben presto la giovane sposa si renderà conto che il matrimonio con Giacinto è quello che non vuole dalla sua vita. Una volta tornata dalla vacanza, anche dopo aver intrattenuto una relazione extraconiugale, prende delle decisioni. Vannina decide di lasciare il marito, andare a vivere da sola e vivere la sua indipendenza.

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Io sono mia – Recensione

Io sono mia è un film che dovrebbe necessariamente essere studiato a scuola. Si tratta di un progetto educativo e innovativo, che vanta un gran carattere pedagogico. Ma sicuramente una pellicola scomoda per il periodo storico in cui è stata girata. Gli anni Settanta sono stati turbolenti e molti gruppi rivoluzionari sono nati in quel periodo.

Vannina è un’insegnante sposata, che va in vacanza e conduce una vita agiata per il tempo. La società del tempo la considera una donna a cui non manca niente. La verità è che le manca tutto. E la mancanza principale che vive risiede proprio nella libertà. La giovane è completa da sola. Non ha bisogno di un marito, che la mortifica, che non la gratifica. E soprattutto che non la soddisfa sessualmente.

Da un punto di vista tecnico, in Io sono mia non appaiono grandi tecnicismi. Vi sono primi piani frequenti, che evidenziano gli stati d’animo dei personaggi. In particolare su Vannina e Suna, le quali dimensioni interiori ed emotive sono al centro delle vicende.

Il ruolo educativo

Il film di Sofia Scandorra sembra quasi un testamento politico audiovisivo che lascia agli spettatori. L’obiettivo non è solo quello di adattare le parole di Dacia Maraini all’universo cinematografico. Ma è anche quello di portare chi guarda la pellicola a riflettere su quanto accade. Ponderare sulle ingiustizie politiche e sociali che attanagliano le donne e che influenzano le loro relazioni nel mondo.

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Io sono mia è un invito a tutte le donne, specie quelle degli anni Settanta e Ottanta, ad aprire gli occhi. Negli stessi anni i gruppi femministi scendono in piazza e chiedono uguaglianza politica, sociale ed economica a quella degli uomini. Vannina, piano piano, coglie gli stimoli esterni che le vengono inviati dalle donne che la circondano, molto più consapevoli di lei. Ne fa tesoro e prende le sue decisioni.

La protagonista è una donna molto intelligente, che impara a riconoscere ogni forma di abuso di potere patriarcale. Innanzitutto subisce sulla sua stessa pelle la più infima delle violenze che un uomo può infliggerle. In secondo luogo non bisogna dimenticare che Vannina è un’insegnante, dunque educata ed istruita. Le è bastata una semplice vacanza, lontana dalle mura domestiche, per cambiare radicalmente la sua vita.

Nonostante la presa di consapevolezza, la protagonista non viene apprezzata da tutti. A nessuno, in realtà, piace una donna consapevole, sicura di sé e istruita. E’ un personaggio scomodo sotto tutti i punti di vista. Proprio per questo il marito tenta di manipolarla, di tenerla buona. Alla fine della pellicola è proprio lui a sentirsi perso senza di lei. Perché nelle dinamiche coniugali eterosessuali la donna non è solo moglie, ma, soprattutto, è anche madre.

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Conclusioni

Io sono mia è un grandissimo film per il suo tempo. Potrebbe far indignare molti spettatori, specie quelli vicini a degli ideali molto differenti da quelli proposti nella pellicola. E’ a tutti gli effetti un film scomodo, soprattutto per il suo tempo. Non è un progetto che mira unicamente ad intrattenere il pubblico. Piuttosto spera di educarlo e di istruirlo.

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Ad oggi non sono molte le pellicole che si assumono questa grande responsabilità, specie al tempo. Per ora resta unica nel panorama cinematografico italiano.

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