lunedì, 29 Novembre, 2021

Il visionario mondo di Louis Wain – il biopic con Benedict Cumberbatch su Amazon Prime

Il visionario mondo di Louis Wain – Ispirazione

Louis Wain fu un atipico pittore inglese, vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, passato agli annali artistici per i suoi curiosi ritratti di gatti, quadri ipervariopinti in cui la figura felina trionfa per enormità di occhi o fattezze antropomorfe, pose spiccate o abiti sgargianti, animale-musa sempre al centro della scena, impegnato ad ingombrare spazi umani e naturali con contegno lussuoso e presenza radiosa, leggera, buffa e misteriosa.

Le opere di Wain sono espressione di una tenerezza infantile e di un’ immaginazione fantastica e peculiare, mossa da un occhio attento a ciò che non si vede, alle bellezze che infioccano il mondo spesso passate inosservate, sensibile al punto tale da riconoscere la necessità di portare sorriso e buonumore tra le persone, anche e soprattutto, se il cuore di chi osserva sanguina.

Il visionario mondo di Louis Wain

Il regista Will Sharpe, al suo secondo lungometraggio, attualmente disponibile su Prime Video, ce ne offre il visionario mondo, ossia, una biografia d’epoca, immersa con grazia e tratto surreale nella Londra scoppiettante di passaggio di secolo. Centro del racconto un artista particolare, non il più astuto né il più brillante, non una classica futura celebrità, non un genio accattivante, al contrario un isolato, un umile semi-incompreso, bizzarro ragazzo, capace di resistere agli urti neri della sorte con inspiegabile tenacia.

Il visionario mondo di Louis Wain – Trama

Trovatosi orfano di padre a soli vent’anni, con in mano le sorti della madre e delle cinque sorelle, Louis, interpretato da Benedict Cumberbatch, è costretto ad interrompere gli studi artistici e a sbarcare il lunario con un precario impiego di illustratore presso un quotidiano cittadino. Ma le sue aspirazioni sono mille, sempre diverse e sempre incompiute: mette a punto progetti tecnologici, si diletta in sport impegnativi in cui non eccelle, sfida leggi della fisica, foraggia la cultura ed il teatro, oltre ad avere un innato, sviluppatissimo senso dell’osservazione che lo porta a saper fare ritratti di rara precisione, in pochissimo tempo, utilizzando contemporaneamente entrambe le mani.

Il suo estro resta abbastanza inascoltato dalle sorelle, capitanate dalla maggiore Caroline (Andrea Riseborough, già molto apprezzata in Nancy), preoccupata più per il bilancio familiare deficitario, per l’istruzione e per il decoro pubblico del loro cognome che per gli spasmi artistici dell’irresponsabile fratello.

Il visionario mondo di Louis Wain

Nonostante questo, Luois ha la possibilità di conoscere Emily (Claire Foy), istitutrice delle proprie giovani sorelle, di cui si innamora fulmineamente e che sposa a dispetto della differenza di ceto e di età (lei più anziana di lui), con grande disapprovazione della famiglia. Unione d’amore benedetta da due anni di confidenze e reciproco affetto, stroncati da una malattia che uccide la donna di spirito, curiosità e gentile intelligenza amata immensamente da Louis, lasciandogli un buco inconsolabile nel cuore oltre ad un attaccamento viscerale per i gatti: un trovatello di nome Peter è, infatti, il loro “figlio” in comune.

Da qui lo sbocciare di una vasta produzione pittorica “gattofila”, con cui il pittore infrange il muro dell’anonimato, senza però riuscire a trarne, astutamente, adeguata soddisfazione economica. La sua arte è, anche inconsapevolmente, sfida a se stesso, al tempo, alle convenzioni ed inibizioni dell’epoca, è sguardo premonitore sulla società in divenire, trasfigurazione di sentimenti covati e mai compiutamente espressi o goduti, empatia per chi soffre e domanda eterna sul perché muovere un pennello.

Il visionario mondo di Louis Wain

Il visionario mondo di Louis Wain – Recensione

La stessa trance artistica con cui il protagonista compone i suoi ritratti, Sharpe la inietta a dosi alterne nelle differenti scene de Il visionario mondo di Louis Wan, in cui o la prospettiva di un’inquadratura o un cambio di colore più o meno improvviso o una cautela visibile per il dettaglio trasformano il realismo d’epoca in quadro, oppure in repentina rappresentazione impressionistica, a volte in fumetto, capace di catturare l’impulso fisico da film muto di cui la postura ed il volto di Cumberbatch sono notevoli portatori.

Il blu amato da Emily lampeggia assieme al verde dello stile country inglese riprodotto in alcune ambientazioni domestiche; l’inverosimile sole londinese che bacia la città in euforia industriale si fonde alle ombre buie degli incubi ricorrenti ed irrisolti, delle mancanze subite tra fratelli, delle paure inconsce di cui l’artista diventa inconsapevole amplificatore e quasi trasformano in tela animata un istante visivo, con uno strano effetto al contempo alienante ed impattante.

Louis parla di elettricità da carpire, come di una qualità che faccia d’arte un’opera, rendendola immune alla mortalità e dando soddisfazione al suo cuore inquieto; così snocciola la sua teoria della speranza, secondo cui poiché il presente non esiste, esso non può condizionare il futuro. Dunque basta solo accelerare il passato con scariche elettriche che viaggino nell’aria, nell’acqua, nella memoria o in un pennello per vivere già nel domani che vorremmo, senza portarci dietro le cicatrici ed i lutti oggi subiti.

Il gatto è quella divinità zoomorfa arcaica che passeggia nel nostro tempo osservandoci con la stessa intensità con cui dovrebbe guardare il mondo qualunque pittore e che ne fa il destinatario prediletto dell’arte di Louis, l’ossessione compulsiva, la favola infinita, lo scherzo personale e collettivo, il ritorno e la pacificazione con l’infanzia e il limite della vita.

Il visionario mondo di Louis Wain

D’altronde, come ammesso nel finale, che chiude un cerchio aperto ad inizio film, l’arte pittorica è un modo per connettersi al mondo esterno, chi è ritratto sviluppa un legame col ritrattista, mentre chi dipinge, a sua volta, si collega a ciò che vede, sia esso un uomo, una donna con le gambe da gatto o tante teste feline issate su corpi umani. Dunque il carburante che permette la sopravvivenza dell’arte può declinarsi come antidoto alla solitudine: dipingere impedisce di restare soli, preserva l’anima dal silenzio e dalla follia che a certe gradazioni di sensibilità potrebbero non essere tollerate.

Fortemente concentrato negli eventi, che sono molti e a cascata, Il visionario mondo di Louis Wain plana sulla profondità suggerendola con flash esteticamente difformi dalla narrazione classica, senza gettare luce sulle circostanze date: questa modalità a volte colpisce, a volte non è sufficiente e lascia intatto il desiderio di conoscere meglio il passato del protagonista, per comprenderne maggiormente l’indole aerea che lo percorre.

E’ comunque la storia di un personaggio moderno, tormentato, uomo cresciuto tra donne, illustratore in un’epoca che ne conosceva pochi, sognatore in una città fortemente concreta, archetipo che incarna e conferma la storica diretta proporzionalità secondo cui più si soffre più si riesce a produrre artisticamente: Louis Wain tanto sprofonda negli eventi che non controlla e che gli si ritorcono contro, tanto più vola leggero e beffardo con i suoi gatti, dall’Inghilterra alla conquista dell’America, aprendo l’interesse delle persone comuni per l’animale di compagnia, normalizzandone la concezione, inaugurando una moda tutt’ora vivissima.

Tra vita e riflessione artistica a volte il fulcro imprescindibile del film tende a smarrirsi, perso com’è nelle montagne russe della vita del protagonista, reali, immaginate, attraversate al ralenty per modificarne in grande l’eco della percezione o dis-percezione del protagonista.

Il visionario mondo di Louis Wain

Il visionario mondo di Louis Wain – Cast

Il cast è uno degli elementi di forza de Il visionario mondo di Louis Wain: Cumberbatch sprona emotivamente il gruppo di interpreti, restando sempre in equilibrio tra l’innocenza disarmante del personaggio e le sue furie visive, padroneggiando la leggerezza e la profondità senza darci accesso alla fatica che ne consegue. La Foy ha la sicurezza scenica che ormai siamo abituati a riconoscerle (basti pensare a The Crown), una dignità dolce ed inscalfibile, molto confacente al tipo di personaggio, quasi immune dall’età che le crea scandalo, dalle misere origini che la vorrebbero a testa china, dalla malattia che la condannerebbe ad uno sfiorimento progressivo.

Anche lei invece rientra nella narrazione pittorica di Sharpe, in cui parte è reale, parte si trasfigura in base all’emotività traboccante di Louis. Tra i comprimari spiccano il volto di Tobey Jones che ben si armonizza sempre con i contesti storici che segnano il costume di un film; mentre, gradevole sorpresa, spuntano in espressivi camei l’energia fisica di Taika Waititi e viso e voce di Nick Cave.

Il visionario mondo di Louis Wain attraversa una storia vera, rendendola a tratti crociata d’arte pittorica, a tratti dramma familiare d’epoca, senza decidersi, lasciando solo parzialmente soddisfatti. In questa ambivalenza di registri, che meriterebbero ciascuno più devozione, galleggiano buoni spunti in una bonaccia densa di eventi, ma parca di precipitato; né la fantasmagorie che abitano la mente del protagonista dimostrano un’autonoma compiutezza, un burtoniano senso strutturale di se stesse. Onore va al passo intrepido e lieve che lega il tutto e all’attenzione verso un’esperienza artistica sicuramente fuori dai canoni convenzionali del tempo, alla quale di rado si guarda con tale curiosità e passione.

Il visionario mondo di Louis Wain – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Vita reale di Louis Wain, sognatore e visionario nella Londra di fine '800: l'infanzia inquieta, l'impegnativo rapporto con le sorelle, le responsabilità economiche, l'amore non convenzionale e tragicamente breve per Emily, la passione per i gatti e le teorie sull'arte e l'elettricità. Un biopic che alterna estetica realista e surrealista, trasfigurando in quadri le scene, con una fotografia espressione ed impressione della densa emotività del personaggio. Accurata ricostruzione storica d'ambienti, cast devoto e prezioso, curato nel dettaglio, scarso approfondimento della complessità sotto il magma delle numerose vicende di vita.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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