Yeon Sang-ho torna al genere zombie con Colony, il nuovo thriller live-action che amplia lo “Yeoniverse”, l’universo cinematografico costruito dal regista sudcoreano attraverso i suoi film horror. Dopo il successo internazionale di Train to Busan, diventato uno dei titoli più rappresentativi del cinema zombie moderno, Yeon propone una nuova evoluzione degli infetti, trasformandoli in una minaccia ancora più imprevedibile.
Il film segna il ritorno sul grande schermo di Jun Ji-hyun dopo undici anni e vede nel cast anche Koo Kyo-hwan e Ji Chang-wook. Presentato in Nord America come film d’apertura del 25° New York Asian Film Festival, Colony arriverà nelle sale statunitensi il 28 agosto distribuito da Well Go USA.
La storia segue Kwon Se-jeong, una professoressa di biotecnologie disoccupata interpretata da Jun Ji-hyun, che rimane intrappolata in un grattacielo dopo la diffusione di un virus in rapida mutazione. Mentre i sopravvissuti cercano di fuggire, gli infetti iniziano a sviluppare capacità completamente nuove, diventando più intelligenti e pericolosi rispetto agli zombie tradizionali.

Yeon Sang-ho: Colony e gli zombie con un’intelligenza collettiva
La principale novità introdotta da Yeon Sang-ho (Hellbound, Psychokinesis) riguarda proprio la natura degli infetti. In Colony gli zombie non sono semplicemente creature guidate dall’istinto, ma fanno parte di una colonia dotata di un’intelligenza condivisa che permette loro di imparare, adattarsi e coordinarsi come un unico organismo.
Il regista ha spiegato che la sfida più complessa è stata rappresentare visivamente questo concetto. Dopo aver utilizzato ballerini di breakdance per creare i movimenti frenetici degli infetti in Train to Busan, questa volta Yeon ha collaborato con compagnie di danza moderna per sviluppare coreografie di gruppo capaci di mostrare la natura collettiva della nuova minaccia.
Attraverso questa premessa fantascientifica, Yeon torna a riflettere sul concetto di umanità. L’antagonista Seo Young-chul (Koo Kyo-hwan) considera l’individualità il più grande difetto degli esseri umani, mentre il regista sostiene che proprio l’impossibilità di raggiungere una comunicazione perfetta rappresenti una caratteristica fondamentale dell’essere umano.
La scena finale lascia inoltre aperta la possibilità di nuovi sviluppi per il franchise. Yeon ha rivelato di essere in trattativa con Smilegate, co-produttore del film, per valutare un possibile seguito della storia attraverso un videogioco. Tra le influenze principali del progetto il regista ha citato L’invasione degli ultracorpi, 28 anni dopo e The Last of Us (qui la recensione dell’ultima stagione).
