CommediaIl diavolo veste Prada 2: recensione del sequel che tutti volevano

Il diavolo veste Prada 2: recensione del sequel che tutti volevano

Dopo vent’anni di fremitante attesa, il glamour e lo stile tornano dirompenti nelle sale con Il diavolo veste Prada 2. Operazione nostalgica tanto cara al cinema contemporaneo, Il diavolo veste Prada 2 altro non è che il sequel diretto del cult del 2006 (qui la recensione) diretto da David Frankel, regista anche di questo secondo capitolo. Negli ultimi mesi questo è stato senza alcun dubbio il film più chiacchierato al mondo, le aspettative da parte del pubblico sono altissime ed i media sono pronti a scatenarsi.

- Pubblicità -

Il diavolo veste Prada 2 è da oggi disponibile nelle sale italiane grazie ai 20th Century Studios.

Il diavolo veste Prada 2: trama

Dopo uno scandalo social che ha colpito la rivista di moda Runway, Andy, (Anne Hathaway) ora una giornalista di successo lontana dal mondo del glamour, torna alla redazione in cui tutto è iniziato vent’anni prima, quando da stagista inesperta si trovò a lavorare per la direttrice editoriale più spietata di tutta New York: Miranda Priestly (Meryl Streep). Il carattere spinoso del “boss” non sembra essere cambiato e l’atmosfera più che tesa che si estende per i corridoi della redazione non potrà che rendere il tutto ancor più movimentato.

Il diavolo veste Prada 2

Un sequel nostalgico ma che offre anche un interessante finestra sul presente

Come ben noto, Il diavolo veste Prada non è certo diventato un cult per la profondità riflessiva o un attento racconto sulla società americana dei primi anni del ventunesimo secolo. I grandi nomi, l’estetica newyorkese e parigina luccicante e una nobilitazione della moda al grande pubblico hanno sopperito a quella che, senza tutti questi elementi, sarebbe stata una commedia come molte altre.

- Pubblicità -

David Frankel e Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice del film, capiscono che i tempi sono cambiati, ed un piccolo sguardo sul mondo che dia un pochino più di profondità alla narrazione è ormai un elemento quasi imprescindibile. Con questo spirito Il diavolo veste Prada 2 racconta un giornalismo sempre più in crisi, che fatica a stare al passo con i tempi ed i nuovi lettori. Il tutto condito da problemi legati ai licenziamenti di massa, speculazioni immobiliari ed una sempre più costante ricerca dello sfarzo a tutti i costi.

Ovviamente, gli scambi sferzanti tra i protagonisti ed il sarcasmo tipici del primo film abbondano largamente. Del resto questo è quello che i fan attendevano con grande entusiasmo. Il duo Andy e Miranda, anche se in maniera molto più debole rispetto a vent’anni fa, rappresenta ancora il “Coming of Age” professionale, questa volta non più di una giovane che vuole emergere ma di una professionista che cerca conferme, e che vuole dimostrare al suo primo “capo” che in passato sbagliava nel crederla inadeguata. Una coppia che regala ancora delle grandi sorprese, accompagnata però da una cerchia di interpreti fuori forma (Stanley Tucci escluso). Il nuovo ruolo ritagliato ad Emily Blunt lascia un pochino l’amaro in bocca, non tanto per il ruolo in sé quanto per i risvolti finali.

Il diavolo veste Prada 2

Il diavolo veste Prada 2 e le location italiane

Dopo la tappa a Parigi nel primo film, per chiudere il triangolo mondiale della moda Milano era la giusta tappa conclusiva. Il capoluogo lombardo fa sfondo a buona parte della pellicola e qui la storia entra proprio nel suo clou. Purtroppo proprio in questa seconda metà dell’opera, la sceneggiatura diventa un pochino troppo frettolosa e le concatenazioni di eventi che si susseguono delineano i contorni di una sceneggiatura che vorrebbe sorprendere ma che non riesce a stare al passo con quanto architettato. Vedere comunque le architetture italiane ed i meravigliosi giardini del Lago di Como in un opera internazionale fa sempre piacere.

- Pubblicità -
Il diavolo veste Prada 2

In conclusione

L’operazione Il diavolo veste Prada 2 è tutto sommato riuscita. Se è vero che il film ricalca molto sugli stilemi del suo capitolo d’origine è anche vero che David Frankel ha comunque sviscerato un pochino i “dietro le quinte” del mondo della moda e del giornalismo, non fatto solo di genialità e grandi intuizioni ma anche da acquisizioni, licenziamenti e progetti fallimentari. Il cast del primo film dimostra di essere ancora in grande forma, tanto che, complice dei nuovi personaggi tutt’altro che memorabili, la scena è tutta loro.

Certo si poteva lavorare meglio nella seconda metà del film, che come detto in precedenza corre troppo e tralascia indietro molti aspetti positivi della prima ora. Il diavolo veste Prada 2 è essenzialmente quello che i fan volevano, un sequel che segue i binari e ricalca i punti di forza dal primo capitolo, ma che si adatta al cinema attuale. Un successo assicurato che apre la stagione primaverile di questo caldissimo 2026.

Il diavolo veste Prada 2: trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'operazione Il diavolo veste Prada 2 è tutto sommato riuscita, non solo una commedia divertente ma anche una finestra sulla crisi del giornalismo ed i suoi continui cambiamenti.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

L'operazione Il diavolo veste Prada 2 è tutto sommato riuscita, non solo una commedia divertente ma anche una finestra sulla crisi del giornalismo ed i suoi continui cambiamenti.Il diavolo veste Prada 2: recensione del sequel che tutti volevano