lunedì, 19 Aprile, 2021
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Il cardellino

Il cardellino è un film del 2019 diretto dal regista irlandese John Crowley, noto perlopiù per i suoi film “Boy A” (2007) e “Brooklyn” (2015). La pellicola, presentata al Toronto Film Festival, è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Donna Tartt, vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 2014, diventato un caso letterario planetario che ha fatto lacrimare svariati milioni di lettori. L’acclamato libro della Tartt – così come il film – si addentra profondamente nelle tormentate vicissitudini di Theo Decker, un ragazzino di 13 anni sopravvissuto ad un attentato terroristico al Metropolitan Museum of Art di New York che, tra molti altri, ha ucciso anche sua madre. Dalle macerie del Museo il ragazzo ha recuperato e nascosto il piccolo ma preziosissimo quadro “Il cardellino” dipinto nel 1654 dal pittore olandese Carel Fabritius – nonché il preferito di sua madre – che diventa sia la sua linfa emozionale che il suo baratro: la sua salvezza e la sua dannazione. Un quadro che funge da filo conduttore di tutta la storia e si trasforma nel simbolo di quell’innocenza perduta, spazzata via all’improvviso con lo scoppio di una bomba che gli stravolge completamente la vita.

Il cardellino

Il film inizia ad Amsterdam dove Theo, il protagonista meditabondo e quasi suicida, è in crisi. Improvvisamente la trama si sposta indietro e Theo è un ragazzino che passeggia attraverso il Metropolitan Museum of Art di New York con sua madre. Proprio quando la sua attenzione viene catturata da una giovane ragazza con i capelli rossi, una bomba terroristica esplode nel museo. L’esplosione lascia Theo senza madre e in possesso de “Il cardellino”. Il bombardamento ha aperto il romanzo con un’urgenza vivida e potente. Il film, tuttavia, ci fa aspettare fino alla fine per vedere e comprendere completamente l’attacco, per non parlare del fatto perché Theo si aggrappa così tanto a quel famoso dipinto. La storia si svolge principalmente in due tempi, circa una decina di anni fa e ai giorni nostri, con due attori diversi che interpretano il protagonista, uno Oakes Fegley che interpreta Theo a tredici anni e l’altro, Ansel Elgort, che lo interpreta poco più che ventenne. Spostandosi avanti e indietro, per due ore e mezza, veniamo trasportati tra le trame passate e presenti che tentano di enfatizzare la continuità dell’esperienza di Theo con un tragico evento che lo conduce in una dozzina di direzioni diverse e che – per ragioni sciocche – lo spinge anche a credere che la colpa di quella tragedia sia sua.

Il cardellino

Il bestseller della Tartt, lungo quasi 800 pagine, contempla grandi e svariati temi, conduce il lettore tra le vie periferiche di una realtà fatta di dolore, perdita, violenza, vizi, tradimenti, amori complicati e fughe, le cui trame e sottotrame si susseguono senza sosta. Persino il tentativo di sintetizzare in modo conciso tutta la storia è un esercizio di futilità esasperante. Ha una portata e una complessità che forse sarebbero state più adatte ad una miniserie, piuttosto che ad un film, eppure il regista John Crowley e lo sceneggiatore Peter Straughan hanno tentato coraggiosamente di trasformarlo in un lungometraggio con il risultato di essere una corsa attraverso punti della trama che non danno pienamente al pubblico la possibilità di assorbire tutto ciò che sta accadendo. Dalla bellezza dell’arte alla falsità dell’uomo, il film contiene quasi tutti gli episodi del romanzo, ma sono così distillati del loro sapore da renderli disordinati e generici. Ed è probabile che il pubblico, che si addentra per la prima volta nella storia, si perda quasi completamente, frustrato dai buchi della trama del film, dai bizzarri salti temporali e dagli schizzi sottili dei personaggi che compaiono e svaniscono quasi immediatamente prima di cogliere la loro importanza per la trama.

Il cardellino

Questo non vuol dire che Il cardellino sia del tutto privo di valore. Il cast del film incorpora molte star di Hollywood, tra cui Nicole Kidman che interpreta la signora Barbour, gentile amica di famiglia che accoglie Theo subito dopo la morte di sua madre; Luke Wilson e Sarah Paulson nei panni dell’estraneo padre e della fidanzata, che portano il giovane protagonista nella periferia di Las Vegas, nonché uno dei protagonisti di “Stranger Things”, Finn Wolfhard, nei panni di Boris, un ragazzo emigrato ucraino, con il quale il giovane Theo fa amicizia e lo introduce nelle dipendenze e nella confusione delle regole. Oltre al cast impeccabile, un plauso sincero è per la fotografia magistrale, la classificazione dei colori, le transizioni sbiadite tra gli scatti, i primi piani su oggetti importanti, i bordi sfocati a vignetta e una colonna sonora accattivante, ma purtroppo proprio come il cardellino del dipinto legato ad una catena, il film non riesce a volare.

Voto Autore: [usr 2,5]

Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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