Identità violate (2004), giallo poliziesco diretto da D.J. Caruso, è uno di quei thriller che ti lasciano, piazzati qua e là, degli indizi importanti per capire chi sia l’assassino e perché agisca. Tuttavia, ha rappresentato una svolta negativa per la bella interprete protagonista, Angelina Jolie, la quale si è aggiudicata un bel Razzie Awards per questa performance. Ma cos’ha questo film di tanto pessimo? Possibile che la splendida e talentuosa figlia d’arte non sia riuscita a salvarlo? Scopriamolo.

Purtroppo non tutte le pellicole “riescono col buco”, anzi spesso capita che, nonostante una serie di ingredienti scelti e di perizia nel realizzare la ricetta, la torta/film non abbia un buon sapore. L’impegno del regista è da ammirare e da un cast come questo, che annovera nomi importanti e volti di un certo calibro, ci si sarebbe aspettato un thriller col botto.
Facendo un passo indietro, è importante riconoscerne i punti deboli, tenendo conto che Identità violate resta, per alcuni motivi, un film su cui si poteva lavorare diversamente. Vale la pena indagare il perché.
Identità violate – Trama
La vicenda si colloca all’inizio degli anni ’80, mostrando due adolescenti, Martin Asher (Paul Dano) e Matt Soulsby (Justin Chatwin), che si incontrano casualmente su un autobus. I ragazzi sembrano legare subito, e si scambiano delle confidenze sulle loro vite e su ciò che li rende insoddisfatti. D’un tratto, però, un guasto li costringe a proseguire il viaggio in auto.
Ne noleggiano una con una somma in contanti messa a disposizione da Martin, che si mostra molto generoso nei confronti del suo nuovo amico. Successivamente però Martin, notando una sinistra somiglianza con Matt, lo uccide e ne assume l’identità, dando il via a una serie di crimini.
La narrazione fa poi un balzo in avanti di vent’anni, dove le vicende ruotano attorno ad un serial killer con un modus operandi particolarmente inquietante: dopo aver ucciso le sue vittime, ne assume l’identità, vivendo la loro vita fino a quando non è costretto a cambiare nuovamente.

La storia si incentra su Illeana Scott (Angelina Jolie), un’agente speciale dell’FBI. La bella esperta ha la reputazione di essere molto abile nel creare profili psicologici dei criminali riuscendo a coglierne qualsiasi aspetto, anche quelli più reconditi della mente. Viene perciò chiamata a Montreal, per assistere la polizia locale nelle ricerche su una serie di omicidi che presentano caratteristiche uniche. Il killer, infatti, non lascia tracce evidenti e sembra essere evanescente.
Le indagini si concentrano su un testimone chiave, James Costa (Ethan Hawke), un giovane artista che ha assistito a uno degli omicidi. Illeana è immediatamente colpita dal suo fascino e dalla sua ambiguità, e tra i due si instaura una relazione complessa e intensa.
Mentre Illeana cerca di decifrare la mente del killer, si trova a confrontarsi con i suoi stessi demoni interiori. Il caso la spinge a mettere in discussione la sua capacità di giudizio e a confrontarsi con la natura sfuggente dell’identità.
Recensione
Identità violate si presenta con una premessa intrigante: un serial killer che assume le identità delle sue vittime. Tuttavia, il film fatica a mantenere la promessa di un’esperienza avvincente, inciampando in una serie di strafalcioni che ne compromettono l’efficacia.
Uno dei principali bug di sistema risiede nella sceneggiatura, che alterna momenti di tensione a passaggi prevedibili e dialoghi forzati. La relazione tra Illeana Scott e James Costa risulta poco credibile, con una presunta chimica sullo schermo che non ha alcuna razionalità narrativa. Le motivazioni dei personaggi appaiono spesso oscure e contraddittorie, rendendo difficile l’immedesimazione.

La regia di Caruso è altalenante, alternando sequenze ben realizzate a momenti di confusione e scarso ritmo. L’atmosfera di paranoia e suspense, elemento chiave di un thriller psicologico, è presente a tratti ma non riesce a permeare l’intera narrazione.
Il colpo di scena finale, pur tentando di sorprendere lo spettatore, risulta poco convincente, lasciando una sensazione dolceamara in bocca. Inoltre, alcuni elementi della trama appaiono irrisolti o poco approfonditi, contribuendo a una sensazione di incompletezza.
Quando la scintilla non scatta
Le interpretazioni degli attori, per quanto si possa notare l’impegno profuso, non riescono a risultare convincenti. Il fatto che siano entrambi attraenti non può essere certo una giustificazione per una loro relazione amorosa. Angelina Jolie, pur offrendo una performance intensa, non riesce a dare spessore al suo personaggio, che risulta bidimensionale e poco sviluppato.
Ethan Hawke, dal canto suo, alterna momenti di fascino a passaggi di recitazione eccessivamente costruiti. Il resto del cast di supporto non riesce a lasciare un’impronta significativa. Ad onore di cronaca, bisogna riconoscere il merito all’unico personaggio che riesce a colorire parzialmente la vicenda, nonostante resti per poco tempo sullo schermo: Christopher Hart (Kiefer Sutherland).
In definitiva, Identità violate è un thriller che parte da una premessa interessante ma che non riesce a sviluppare appieno il proprio potenziale. La sceneggiatura debole, la regia incostante e le interpretazioni poco realistiche ne fanno un film mediocre, che non ha lasciato traccia nella memoria degli spettatori.
