I Want Your Sex segna il ritorno alla regia cinematografica di Gregg Araki dopo ben dodici anni dall’uscita di White Bird in a Blizzard. Nonostante questi due film siano separati da oltre un decennio, Araki sembra aver mantenuto intatto il proprio interesse per il desiderio, l’ossessione e il sesso, continuando a interrogarsi sul modo in cui questi elementi vengono vissuti e rappresentati.
Presentato al Sundance Film Festival nel 2026 e distribuito nelle sale statunitensi a luglio dello stesso anno, I Want Your Sex mescola elementi da thriller erotico con una comicità volutamente sopra le righe e un’estetica kitsch. Il risultato è un’opera che affronta il tema della sessualità in maniera sfacciata e apparentemente senza freni, soprattutto se messa a confronto con una certa tendenza del cinema contemporaneo a rappresentare l’erotismo con maggiore cautela.

I Want Your Sex – Trama
Elliot Bell (Cooper Hoffman) è un giovane ventitreenne che vive a Los Angeles e cerca di trovare la propria strada in un ambiente nel quale fatica ancora a sentirsi completamente a proprio agio. La sua vita cambia quando, quasi inaspettatamente, Erika Tracy (Olivia Wilde), una celebre artista e figura estremamente provocatoria, gli offre l’opportunità di lavorare per lei.
Quello che inizialmente sembra essere un semplice incarico lavorativo assume rapidamente una direzione molto diversa. Erika sceglie infatti Elliot come protagonista di un nuovo progetto artistico, chiedendogli di entrare sempre più intimamente nella sua vita e nel suo universo personale. Tra i due nasce così una relazione ambigua, nella quale i confini tra lavoro, attrazione e vita privata diventano progressivamente più difficili da distinguere.
Mentre il legame tra i due si intensifica, la situazione prende una piega sempre più imprevedibile e l’esperienza di Elliot si trasforma in qualcosa di molto diverso da ciò che aveva inizialmente immaginato. Il giovane dovrà così confrontarsi con le conseguenze del rapporto instaurato con Erika e con un mondo nel quale desiderio, sesso e ambizione finiscono per intrecciarsi sempre più strettamente.

I Want Your Sex – Recensione
Uno degli aspetti che più risalta agli occhi, oltre alla bizzarra narrazione, è senza dubbio la fotografia estremamente vivace e l’inserimento di elementi caricaturali, come le scene in ralenti accompagnate da inserti luccicanti o cartooneschi e gli arredamenti colorati che richiamano fortemente la cultura pop. Nel film di Araki tutto viene portato all’eccesso, a partire dalla protagonista, dai suoi sex toys e dai suoi look in latex o in pizzo, fino alla satira dell’arte contemporanea, di cui Erika si fa totalmente carico per mettere in evidenza quanto la provocazione e la trasgressione siano diventate meri prodotti commerciali all’interno del sistema.
I Want Your Sex è un film che non ha paura di mostrare nulla e si muove all’interno di un paesaggio estremamente confusionario e, a tratti, disagevole, con quel coraggio che forse oggi non è più così frequente nella cinematografia contemporanea. Forse l’obiettivo primario di Araki, ancor prima di affrontare alcune tematiche più vicine al suo cinema, era proprio questo: inserire tutti quegli elementi che normalmente verrebbero ritenuti eccessivi e quindi scartati o tenuti fuori dall’inquadratura, senza paura di mostrarli direttamente.
La riuscita del film è legata anche a questa scelta. Gli eccessi, infatti, non rappresentano soltanto una caratteristica estetica, ma diventano uno strumento attraverso cui Araki costringe lo spettatore a confrontarsi continuamente con ciò che sta guardando. Il disagio, la sorpresa e persino il senso di ridicolo impediscono di assumere una posizione completamente passiva davanti alle immagini, mantenendo costantemente l’attenzione sulla narrazione. Gli eccessi diventano così un gancio contro un mondo sempre più patinato e costruito per risultare facilmente digeribile, dimostrando come sia ancora possibile affrontare determinati temi in maniera diretta, provocatoria ed esplicita, senza la necessità di attenuarne continuamente gli aspetti più scomodi.

Due generazioni a confronto
Al centro del film ci sono due figure costruite quasi come rappresentanti di sensibilità generazionali opposte. Da una parte c’è Elliot, giovane impacciato appartenente alla Gen Z, alle prese con un rapporto più prudente e incerto con la propria sessualità; dall’altra Erika, artista affermata e provocatoria, che considera il desiderio e la trasgressione strumenti di espressione e di potere.
Questa caratterizzazione dei personaggi così divisiva permette ai due di confrontarsi tra concezioni del sesso apparentemente inconciliabili. Elliot appartiene a una generazione cresciuta in un contesto più attento ai confini, al consenso e alle dinamiche di potere. Erika, invece, a quella di chi sostanzialmente rivendica una sessualità più sfacciata, libera e priva di sensi di colpa tipica della cultura anni ‘70/‘80.
Araki, tuttavia, evita di trasformare questo confronto in una semplice contrapposizione tra giusto e sbagliato. Se da una parte il film sembra invitare a liberarsi dalla prudenza e dalla paura che circondano il sesso contemporaneo, dall’altra mostra quanto facilmente la libertà sessuale possa intrecciarsi con dinamiche di potere e manipolazione. È proprio in questa contraddizione che I Want Your Sex trova il proprio terreno di gioco, muovendosi continuamente tra il desiderio di essere scandaloso e la consapevolezza che anche nel sesso più libero ci siano inevitabilmente delle problematiche.

I Want Your Sex – Cast
Un altro punto di forza di I Want Your Sex è sicuramente il cast, che procede di pari passo con la storia che il film cerca di portare avanti. Capitanato da Olivia Wilde (The Invite, Richard Jewell), l’attrice classe ‘84 trova nel personaggio di Erika Tracy il modo di rappresentare appieno una generazione passata, liberandosi dalle convenzioni sociali per divertirsi ed esprimere tutta la sua bravura recitativa. Wilde affronta il ruolo con estrema sicurezza e non sembra mai perdersi all’interno del proprio personaggio. Riesce perfettamente a gestirlo e a dotarlo di quella eccessività e di quel carattere kitsch che ci si aspetta da un film del genere.
Cooper Hoffman (The Long Walk, Old Guy) percorre gli stessi binari di Wilde per la costruzione del proprio personaggio, seppur in direzione opposta. Il lavoro dell’attore è altrettanto valido nel plasmare Elliot Bell come un ragazzo insicuro, impacciato e ancora poco consapevole di ciò che desidera. La sua interpretazione permette così di creare un contrasto immediato con quella di Wilde, rendendo ancora più evidente la distanza tra i due personaggi.
Tra i membri del cast, seppur in un ruolo secondario, ritroviamo anche Charli XCX (Overcompensating: l’Inganno, Music Fashion Film), che interpreta Minerva, la fidanzata di Elliot, costantemente alle prese con lo studio. La scelta di inserire XCX nel cast risulta significativa anche per il suo ruolo all’interno della cultura pop contemporanea. La cantante può infatti essere considerata una delle figure che hanno maggiormente incarnato alcune delle sensibilità della cultura giovanile degli ultimi anni, soprattutto attraverso l’estetica del suo penultimo album, Brat, divenuto un vero e proprio fenomeno globale.

Conclusioni
Gregg Araki, insieme a Karley Sciortino, scrive quindi un’opera divertente ma anche riflessiva. Il sesso è al centro di tutto, ma non solo nel senso comune del termine, bensì viene utilizzato anche come metafora di dinamiche di potere e manipolazione. Il film non è profondo, ma non cerca neanche di esserlo; preferisce intrattenere e riflettere in maniera eccentrica su alcune tematiche che riguardano il desiderio e la sessualità contemporanea.
I Want Your Sex gioca con lo spettatore, lo pone in una posizione scomoda ma al contempo lo attrae proprio per la sua bizzarria. Attraverso i due protagonisti e la loro innegabile chimica, il film riesce a mantenere viva l’attenzione fino alla fine, senza mai rinunciare a quell’eccesso che rappresenta forse il suo elemento più caratteristico. Araki firma così un’opera volutamente sopra le righe, capace di divertire e provocare senza paura di risultare eccessiva, trasformando proprio quella stessa eccessività nel suo principale strumento di comunicazione.
