Il Festival di Cannes è da sempre uno dei palcoscenici più importanti del cinema mondiale, capace di consacrare autori e film destinati a entrare nella storia. Ma è anche uno dei contesti più imprevedibili e severi.
Accanto a ovazioni e standing ovation, la Croisette è famosa per reazioni opposte: fischi, contestazioni e uscite anticipate dalla sala. Alcuni film, più di altri, hanno diviso profondamente pubblico e critica, trasformando la loro proiezione in veri e propri casi cinematografici.
Ecco 5 tra i film più fischiati nella storia del Festival di Cannes.
Under the Silver Lake – David Robert Mitchell
Nel 2018, Under the Silver Lake diretto da David Robert Mitchell è stato accolto con una delle reazioni più ambigue della selezione ufficiale. Durante la proiezione, il pubblico ha mostrato crescente confusione, alternando momenti di interesse a evidente disorientamento.
Alla fine del film, i fischi si sono mescolati ad applausi tiepidi, segnando una divisione netta tra chi lo considerava un’opera originale e chi un esperimento narrativo poco riuscito. La critica internazionale ha mantenuto posizioni divergenti, contribuendo a rafforzare la natura enigmatica del film.

Solo Dio perdona – Nicolas Winding Refn
Al Festival di Cannes 2013, Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn arrivò con aspettative altissime dopo il successo di Drive. La reazione del pubblico, però, fu opposta.
Fin dalle prime sequenze, lo stile visivo iper-stilizzato e il ritmo lento generarono incomprensione e crescente irritazione in sala. Le reazioni furono nette: applausi isolati, ma soprattutto fischi e commenti negativi a fine proiezione. Molti spettatori lasciarono la sala prima della conclusione.
La critica parlò di opera visivamente potente ma emotivamente distante, incapace di replicare l’impatto del film precedente del regista.

La casa di Jack – Lars von Trier
Nel 2018, La casa di Jack di Lars von Trier ha riportato al centro del dibattito la questione dei limiti della rappresentazione cinematografica. La proiezione è stata segnata da forti reazioni emotive, con diversi spettatori che hanno abbandonato la sala durante le sequenze più disturbanti.
Fischi e applausi si sono alternati in modo netto. La violenza esplicita e il tono provocatorio hanno diviso profondamente il pubblico. La critica ha riconosciuto la coerenza autoriale del progetto, ma anche la sua volontà di provocare una reazione estrema nello spettatore.

Salò o le 120 giornate di Sodoma – Pier Paolo Pasolini
Presentato negli anni Settanta, Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini resta uno dei casi più estremi mai visti a Cannes.
Fin dalla proiezione, il film ha generato reazioni fortissime. Molti spettatori hanno abbandonato la sala, mentre altri hanno espresso aperto dissenso con fischi e proteste. L’opera, basata su una rappresentazione radicale del potere e della violenza, ha immediatamente diviso pubblico e critica.
Nel tempo è stato rivalutato come uno dei film più importanti e controversi della storia del cinema, ma il suo impatto iniziale resta tra i più traumatici del festival.

Taxi Driver – Martin Scorsese
La proiezione di Taxi Driver al Festival di Cannes del 1976 fu tutt’altro che tranquilla. Già dai primi minuti si percepiva un clima teso: il pubblico della Croisette era abituato ai film provocatori, ma quello che Martin Scorsese mostrava sullo schermo sembrava diverso, più sporco, realistico e psicologicamente disturbante.
Durante le scene notturne nella New York degradata di Travis Bickle si sentivano mormorii continui in sala. Alcuni spettatori ridevano nervosamente, altri commentavano ad alta voce il comportamento del protagonista interpretato da Robert De Niro.L’esplosione arrivò nel finale. La lunga sparatoria nel bordello — girata con una violenza grafica insolita per l’epoca — scioccò profondamente la sala. Alcuni spettatori si alzarono e uscirono prima della fine; altri reagirono con fischi e urla. Ma la cosa più incredibile fu la spaccatura totale del pubblico. Ai fischi si mescolavano applausi fortissimi da parte di critici e cinefili che avevano capito di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo. Alla fine della proiezione si creò un caos quasi surreale: metà sala contestava, l’altra metà applaudiva in piedi.
Scorsese, ancora poco conosciuto fuori dagli ambienti cinefili americani, rimase sconvolto dalla reazione così estrema. Anche De Niro raccontò anni dopo che l’atmosfera era tesissima e che nessuno sapeva davvero se il film sarebbe stato distrutto dalla critica europea.

