Il 2019 è stato un anno coi fiocchi per il pubblico italiano, con l’uscita in sala di grandi titoli dallo sguardo autoriale che hanno tentato di contrastare il clamoroso successo dei blockbuster hollywoodiani, cinecomics in particolare, che sembravano ormai essere l’unica garanzia al botteghino. Sia lo spettatore medio che i fan del cinema d’essai possono dirsi ampiamente soddisfatti per la varietà di proposte, e anche noi di MovieMag abbiamo deciso di preparare una lista comprendente i dieci film, a nostro avviso, più meritevoli che hanno fatto la loro comparsa in questi ultimi dodici mesi (per farlo abbiamo considerato la data di distribuzione in Italia), tra presenze scontate e qualche sorpresa.

10 – The Mule

A gennaio 2020 uscirà anche in Italia il suo prossimo film, l’atteso Richard Jewell, ma l’anno ancora in corso è stata l’occasione per rivederlo anche davanti la macchina da presa: Clint Eastwood è infatti tornato straordinario protagonista in The Mule, storia di un anziano in burrascosi rapporti con i familiari che accetta di fare da corriere della droga, visto l’aspetto insospettabile, per un gruppo di narcotrafficanti al fine di saldare i propri debiti. Un’opera narrativamente semplice ma non meno intensa, nel quale il popolare artista segna una sorta di malinconico passaggio di testimone all’erede Bradley Cooper.

9 – Green Book

Il vincitore dello scorso premio Oscar è un’opera piacevolmente classica, sorta di moderno remake a parti invertite di un passato cult quale A spasso con Daisy (1989). La vibrante amicizia tra il pianista afroamericano Don Shirley e il tuttofare-autista di origini italiane Tony Lip è al centro di un viaggio on the road pieno di spunti di riflessione e passaggi divertenti, in un America dove la questione razziale era più che mai aperta. Viggo Mortensen e Mahershala Ali (anch’esso premiato con la statuetta) sono straordinari nei panni dei due complementari protagonisti.

8 – Il traditore

Candidato dal nostro Paese come miglior film straniero alla prossima edizione degli Oscar, senza entrare nella shortlist finale, Il traditore è un’opera biografica sul pentito di mafia Tommaso Buscetta, magnificamente interpretato da Pierfrancesco Favino e diretto con mano sicura da un regista di razza come Marco Bellocchio. Apprezzato a Cannes dove ha ricevuto una standing ovation di 13 minuti, pur senza poi ottenere riconoscimenti, il racconto di questa personalità controversa e ambigua dà vita ad un affascinante affresco morale, una storia di caduta che rivoluziona il genere dei gangster-movie in maniera del tutto personale.

7 – Marriage Story


Tra i titoli più papabili alla prossima edizione degli Academy Awards, Storia di un matrimonio (Marriage Story) segna il grande ritorno di Noah Baumbach ad un cinema delle origini, nel quale le dinamiche dei rapporti umani sono alla base dell’intero sunto filmico. La love-story in crisi tra due genitori, con un bambino da crescere, offre campo libera ad una narrazione tragica e tenera al contempo, trovando in due perfetti Adam Driver e Scarlett Johansson il puntello ideale per emozionare a più riprese lo spettatore.

6 – Martin Eden


Adattamento molto libero, con cambio di location e ambientazione, dell’omonimo romanzo pubblicato dallo scrittore americano Jack London nel 1909, Martin Eden ha catalizzato l’attenzione della critica alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, con Luca Marinelli che ha conquistato una discussa ma comunque meritata Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (giacché Joaquin Phoenix, grande favorito per Joker, non avrebbe potuto ambirvi dato il Leone d’Oro al film di Todd Phillips). La storia, ambientata a Napoli nei primi anni del Novecento, è incentrata su di un giovane marinaio che ambisce a diventare uno scrittore, in un periodo scosso da moti di ribellione.

5 – La favorita


L’apprezzato regista greco Yorgos Lanthimos continua nel suo percorso di cinema destabilizzante e magnetico nel raccontare il turbolento rapporto tra la regina inglese Anna Stuart e la sua consigliera, e amante, Sarah Churchill. Una relazione messa in crisi dall’arrivo della giovane e ambiziosa cugina di Sarah, Abigail, la quale non intende fermarsi davanti a niente e nessuno pur di entrare nelle grazie della sovrana. Esteticamente sontuoso, con virtuosi giochi stilistici e registici, e magnificamente interpretato da tre protagoniste in stato di grazia (Rachel Weisz, Emma Stone e Olivia Colman, quest’ultima premiata con l’Oscar), La favorita è un crudele apologo tutto al femminile sul gioco dell’inganno e della seduzione, mai reso in maniera così machiavellicamente chirurgica.

4 – The Irishman

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La fine di un’epica attraverso i topoi, stilistici e non solo, del suo cinema criminale: Martin Scorsese firma attraverso The Irishman un ideale, litanico, canto d’addio ad un’etica gangsteristica forse mai esistita. Un film epocale, per tempi (oltre tre ore di durata) e modi, cavalcato da tre vecchi leoni ruggenti in forma ancora straordinaria come Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, che tiene costantemente attaccati allo schermo dall’inizio alla fine, tra magistrali scene madri e scambi di battute memorabili, in un’ode ad un’idea di arte sempre più messa a rischio dalla moderna industria dei blockbuster.

3 – Joker

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Secondo molti Joaquin Phoenix ha già la statuetta in mano, con il prossimo Oscar come miglior protagonista per il quale è dato come assoluto favorito. Ma questa particolare rivisitazione d’autore dell’omonimo villain di Batman è un film sorprendente nella sua completezza, apologo su una società sempre più escludente nella quale la follia sembra l’unico modo per farsi ascoltare. Un atipico dramma ricalcante la formula di un classico come Re per una notte (1983), e la presenza nel cast di De Niro non è certo un caso, che inquieta, spaventa ed emoziona con la forza del grande cinema.

2 – Parasite

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L’ultima opera del maestro coreano Bong Joon-ho, primo film del Paese asiatico ad aggiudicarsi la Palma d’oro al Festival di Cannes, è un capolavoro che sarà ricordato a lungo negli anni a venire. Tra commedia, dramma sociale, dinamiche thriller e spunti horror/pulp, Parasite sorprende in continuazione l’attonito spettatore, pronto a ridere, commuoversi o a inorridire a seconda dell’occasione. La lotta di classe è raramente stata così potente su grande schermo e l’eterogeneo cast, capitanato dal magistrale Song Kang-ho, dà vita a figure amabili e respingenti al contempo che non si vorrebbe mai abbandonare.

1 – C’era una volta… a Hollywood

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Dopo Bastardi senza gloria (2009) Quentin Tarantino riscrive ancora una volta la storia, anche se in quest’occasione con toni e modalità ben diverse. Con la figura di Sharon Tate sullo sfondo, l’amato regista realizza con “C’era una volta… a Hollywood” un’opera sfaccettata e ricca di spunti, un vero e proprio atto d’amore per la Settima Arte, popolata da straordinarie scene madri e da una complessità di toni e atmosfere che lasciano senza fiato, trovando spazio anche per il suo amato cinema pulp in un finale grezzo e malinconico in egual misura. Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie (pur in un ruolo dallo scarso minutaggio) sono magnifici cantori di un’epoca andata ma quanto mai influenzante anche il nostro contemporaneo.