Recensioni FilmHercules: recensione del film d’animazione Disney del 1997

Hercules: recensione del film d’animazione Disney del 1997

Il film Hercules, uscito nel 1997 e diretto da Ron Clements e John Musker, è uno dei film d’animazione Disney più originali e irriverenti degli anni Novanta. Liberamente ispirato alla mitologia greca, il film racconta la storia del figlio di Zeus e Hera, trasformandola in una coloratissima avventura capace di mescolare commedia, azione, romanticismo e una buona dose di musica gospel.

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A distanza di quasi trent’anni, Hercules conserva intatto il proprio fascino proprio grazie alla capacità di non prendersi troppo sul serio. Gli autori reinterpretano la mitologia greca attraverso una sensibilità moderna. Trasformano gli dèi dell’Olimpo in personaggi spettacolari e il protagonista affronta un percorso di crescita che parla di identità, coraggio e accettazione di sé.

Hercules: la trama

Nel trentacinquesimo film Disney, Hercules è il figlio di Zeus e Hera, che viene separato dai genitori e da Pegaso, quando è ancora un neonato. A ordine il rapimento è Ade, il dio degli Inferi insieme ai fidati Pena e Panico. Cresciuto sulla Terra, Hercules scopre di possedere una forza straordinaria e viene a conoscenza delle proprie origini divine.

Il giovane decide così di diventare un vero eroe per poter tornare sull’Olimpo. Ad aiutarlo sarà Filottete, meglio conosciuto come Phil, un allenatore burbero e divertente che ha il compito di trasformare Hercules in un combattente capace.

Il percorso del protagonista, però, non consiste soltanto nell’imparare a combattere. Hercules deve soprattutto capire che cosa significhi essere un eroe. Il film sposta infatti l’attenzione dalla forza fisica alla capacità di compiere sacrifici e mettere gli altri davanti a se stessi.

È questo uno degli aspetti più riusciti della pellicola: l’eroismo non viene definito dalla fama, dalla gloria o dalla popolarità, ma dalle scelte che una persona compie quando nessuno la sta guardando.

Hercules

Hercules: la recensione

Hercules non è forse il film Disney più raffinato dal punto di vista narrativo, ma possiede una personalità straordinaria. L’animazione è dinamica, i personaggi sono immediatamente riconoscibili e la regia sfrutta con intelligenza il ritmo musicale.

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La forza del film risiede soprattutto nel suo equilibrio tra mitologia, commedia, romanticismo e musica. Ade è un villain memorabile, Megara è una delle protagoniste femminili più interessanti della Disney degli anni Novanta e Hercules rappresenta un eroe imperfetto, più umano che divino.

A rendere il film ancora più memorabile è la colonna sonora di Alan Menken, capace di fondere musical, gospel e pop in un’esperienza musicale trascinante. Sia nella versione inglese sia in quella italiana, le canzoni accompagnano il percorso del protagonista e contribuiscono in maniera decisiva alla costruzione emotiva del racconto.

A quasi trent’anni dalla sua uscita, Hercules rimane quindi un film d’animazione brillante, divertente e sorprendentemente profondo. Un’avventura mitologica trasformata in una storia sulla ricerca della propria identità, sul valore del sacrificio e sulla necessità di imparare ad accettare se stessi.

Hercules

La colonna sonora italiana

La versione italiana di Hercules merita una menzione particolare. L’adattamento italiano riesce a mantenere l’energia e dell’ironia dell’originale, cercando al tempo stesso di rendere i testi delle canzoni naturali e cantabili nella nostra lingua.

La versione italiana di Go the Distance, conosciuta come Posso farcela è cantata dall’indimenticabile Alex Baroni ed è una canzone che Hercules canta per trovare il proprio posto nel mondo e dimostrare di essere all’altezza del destino che gli è stato assegnato.

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Molto riuscite sono anche le sequenze musicali delle Muse, che nella versione italiana conservano quella combinazione di ritmo, coralità e teatralità che rappresenta una delle caratteristiche distintive del film.

Il confronto tra le due versioni è interessante perché mostra come la forza delle canzoni di Menken e Zippel riesca a superare le differenze linguistiche. L’originale possiede una particolare immediatezza legata alla tradizione gospel americana, mentre l’edizione italiana punta maggiormente sulla fluidità dei testi e sulla resa emotiva delle interpretazioni.

Hercules

Il cast dei doppiatori italiani

Il doppiaggio italiano dei classici Disney ha sempre vantato standard qualitativi altissimi. Nel caso di Hercules (1997) la produzione ha creato un mix perfetto tra attori, volti noti della televisione e icone della musica italiana. Questa scelta ha permesso di caratterizzare in modo indimenticabile sia i dialoghi che le straordinarie parti cantate.

Per Hercules – nella fase adulta – la voce è di Raoul Bova. Perfettamente in grado di passare dal ragazzo insicuro a semidio consapevole del proprio potenziale. Per le canzoni, è stato scelto Alex Baroni, sia da giovane che da adulto).

Per il ruolo di Megara, la doppiatrice è Veronica Pivetti mentre per il cantato è Barbara Cola. La Pivetti dona al personaggio un tono cinico, sensuale e ironico nei dialoghi. La Cola, invece, interpreta la celebre canzone Ti vada o no, parlando dei tormenti interiori di una donna ferita dall’amore.

Il simpatico satiro Filottete detto Fil, è doppiato dal conduttore tv Giancarlo Magalli. Con la sua parlantina e i tempi comici eccezionali, Magalli trasforma il burbero allenatore di eroi in una spalla comica irresistibile.

E poi, per il ruolo del terribile ma iconico, Dio degli Inferi, Ade, il doppiatore è Massimo Venturiello. Grazie alla sua intensità, precisione nel sposare la voce con le immagini, ha reso questo doppiaggio un capolavoro. Cattivo logorroico, isterico e dotato di un personalissimo senso dell’umorismo, Ade risulta comunque uno dei personaggi più amati del cartone.

Hercules

In conclusione

Dietro l’umorismo e le spettacolari sequenze d’azione, Hercules nasconde un messaggio semplice ma ancora estremamente attuale. Il protagonista passa gran parte della storia cercando di capire quale sia il proprio posto nel mondo e cercando l’approvazione degli altri.

La sua vera crescita avviene però quando comprende che non deve diventare un eroe per ottenere fama o riconoscimento. Essere un eroe significa scegliere di fare la cosa giusta, anche quando questo comporta un sacrificio personale.

È un tema universale che permette di parlare al pubblico più giovane, ma anche agli adulti con un personaggio che cerca continuamente di capire chi sia realmente.

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un'originale rilettura Disney della mitologia greca, sostenuta da personaggi memorabili, grande ironia e una delle colonne sonore più energiche dell'animazione degli anni Novanta. Un classico che continua a divertire e a emozionare.
Leila Cimarelli
Leila Cimarelli
Se da un lato venero la perfezione visiva di Kubrick, la follia di Tarantino e il realismo amaro di Monicelli, dall'altro ho un lato decisamente più emotivo. Il mio punto debole? L'universo poetico di Ferzan Özpetek.

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