Una gallina conquisterà il mondo. Quel mondo che è di rugiada, sì, ma Hen – Storia di una piuma, diretto dal regista ungherese Gyorgy Palfi, debuttato allo scorso Festival Internazionale di Toronto e presentato in concorso nella sezione Progressive della 20. Festa del Cinema di Roma, è il piccolo grande film-sorpresa che ha piacevolmente stupito ed anche divertito pubblico e critica della kermesse.
Hen – Storia di una piuma – Trama
Tutto grazie alla perfetta protagonista della vicenda, una gallina nera, testarda e affascinante, nata scura in mezzo a pulcini tutti gialli, che si ritrova all’improvviso libera da un destino di zuppe, banchetti, frittate, allevamenti e scaffali di supermercato. E, ovviamente a modo suo, affronta il mondo, lei che è bipede superficiale per eccellenza, ma in questo caso, si dimostra essere ben sveglio e presente.
In lotta per la vita, la gallina diventa eroina di sé stessa, protagonista super moderna di una personale odissea, si imbatte in varie avventure tragicomiche: combatte per la sua incolumità, per il suo uovo che scopre contenere altra vita, per la sua libertà. In una parola diventa “adulta”. Attorno a lei un mondo umano che non se la passa tanto meglio di lei, fatto di violenze, di padroni, di schiavi e di emarginati, di sogni appesi al chiodo, di accontentamenti e di prevaricazioni.

Hen – Storia di una piuma – Recensione
Così attraverso questo originale “coming of age avicolo”, Hen sceglie di parlare della realtà odierna, una jungla contemporanea dove ogni passo in avanti non è scontato ed è rischioso. Dove l’aiuto è insperato ed imprevedibile, ma anche il gesto che rovina è un fulmine a ciel sereno. Attraverso il passo sbilenco della gallina protagonista, i suoi occhi stolidi eppure curiosi, l’intraprendenza nel non mollare mai, noi attraversiamo un universo di lotte per la sopravvivenza, tematizzato e stratificato su più livelli.
La gallina scappa dai predatori, siano essi volpi, galli troppo appassionati o uomini affamati o armati. E spera di sopravvivere. Allo stesso modo l’uomo scappa dai suoi carnefici, dalla povertà e dalle sue case distrutte dalla guerra, e spera di tornare a vivere. Ma la pietà non alberga in questo mondo, dove le uova sono sbattute a colazione in quantità industriali, dove le galline sono mangiate nei giorni di festa, dove non conta l’individuo, conta il denaro e la forza bruta.

Precarietà animale fa da specchio alla precarietà umana
In Hen – Storia di una piuma la precarietà animale ed umana dialogano: tutto è causa ed effetto, e nei dettagli ironici si nasconde la verità beffarda della vita, il colpo di distacco che ci permette di sperare in un raggiungimento del traguardo. La gallina resta gallina tutto il tempo, non si umanizza in niente di fiabesco, non ci parla ma è iperespressiva, è maldestra e goffa portatrice di quelle ottusità che rendono il gioco comico e ripetibile, e permettono la distanza riflessiva con la comunità di umani in ambascia con i quali viene, suo malgrado, a contatto.
Hen ha carattere, sicurezza ed ironia dalla sua: vengono usati commenti musicali, scritti e pensati per il film che creano un effetto umoristico in delle situazioni naturalissime e al tempo stesso tremende, in cui ogni predato si può ritrovare. Il mondo è piccolo, disordinato, oppressore, fatto di più forti, che sempre cingono il giogo dei più deboli, ai quali tocca difendersi. Ma se per la gallina, per la sua intuitiva preoccupazione verso l’uovo, qualche luce sembra esserci; per il mondo reale no, perché esso sprofonda senza assoluzione.

Paziente lavoro di montaggio a permettere ed implementare l’espressività
Grande ed evidente il lavoro di montaggio, operato con l’utilizzo di ben otto galline sostanzialmente identiche sul set: questo editing conferisce al film, specie nella prima parte, un ritmo ed una necessità vincenti e funzionali al cento per cento. La sceneggiatura tematicamente radicata si sbizzarrisce in opzioni che si rimandano tra loro per significato, dal traffico di clandestini, alla mano della criminalità organizzata, allo sfruttamento delle minoranze e dei più sacrificabili, a quello delle donne, di qualunque specie esse siano, umane o animali.
Il tutto mentre l’occhio dell’animale, il vero raccontatore della storia, ci conduce in questo nostro mondo da una prospettiva che ne amplifica la barbarica assurdità. Nulla, nulla da invidiare alla recitazione costruita a tavolino di qualunque altro plot tra attori umani: l’efficacia di causa-effetto è spessissimo soverchiante, l’azione è la protagonista basale della scena e impedisce la noia a qualunque livello.

Così Hen – Storia di una piuma parte quasi come denuncia verso gli esseri carnivori, con una serie di riprese iniziali in cui seguiamo la sorte segnata dei pulcini in una catena di montaggio che ne farà purè, e si trasforma in un’ inaspettata ed originale avventura funambolica che ha ad oggetto la scoperta di sé e la sopravvivenza all’universo che tutti abitiamo, ma sempre troppo poco conosciamo.
