Recensioni FilmHello my name is Doris - I sogni son desideri 

Hello my name is Doris – I sogni son desideri 

Corre l’anno 2015 quando Michael Showalter, dopo l’esordio con The baxter, dà vita alla sua opera seconda da regista. Sono ancora lontani i tempi di The big sick (2017), Gli occhi di Tammy Faye (2021) o The idea of you (2024), i suoi progetti futuri. Ma con Hello my name is Doris lascia spazio a quel tono da commedia sentimentale che lo renderà noto ai più. Il film, scritto da lui a quattro mani con la soggettista Laura Terruso, dura 95 minuti. Presentato al South by Southwest di quell’anno, in Italia è giunto con l’occasione del 33° Torino Film Festival. Nell’aprile 2016 approda nelle sale internazionali, e va incontro ad una fortunata nomination ai Critics’ Choice Awards nella categoria deputata alla miglior attrice in un film commedia. Attualmente, il lungometraggio è reperibile su Netflix.  

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Hello my name is Doris

Hello my name is Doris: la trama

Superata la soglia dei sessanta, imperturbabile, da decenni Doris Miller (Sally Field) prende il suo traghetto la mattina presto, per giungere in ufficio a Manhattan in orario. Per la strada, qualsiasi oggetto incontri può diventare preda della sua tendenza all’accumulazione seriale. Un comportamento che condivide con la madre, con cui vive. Modalità che le porta ad abitare una casa satura di cianfrusaglie, che potrebbero rivelarsi utili un domani, unite dall’affetto e dalla passione per l’oggettistica. Questo almeno finché la madre di Doris non passa a miglior vita, lasciandola sola in una casa troppo grande e troppo piena per lei. Ma non c’è tempo per combattere il lutto, né le montagne di oggetti accumulati. Perché nella giovanissima azienda in cui lavora, avendo mantenuto il posto da una precedente gestione, arriva un nuovo collega: il carismatico John Fremont (Max Greenfield). 

Mentre il fratello e la relativa moglie le mettono pressione per la sua mala gestione della casa, la sua attenzione si concentra su tutt’altro. John è senza dubbio luomo della sua vita: dolce, attento, premuroso, coinvolgente, solare. Ma, purtroppo, anche inesorabilmente più giovane di lei, di oltre vent’anni. Come entrare quindi nelle sue grazie e conoscere i suoi interessi senza passare per una qualsiasi vecchietta svampita? La donna crea un profilo social sotto falso nome, su consiglio della nipote della sua perplessa migliore amica Roz (Tyne Daly). Così, come d’incanto, si aprono le porte del paradiso: Doris viene a conoscenza dei suoi hobby, di ciò che a lui piace, e fa in modo di guadagnarsi il suo gradimento. La tecnica è ingegnosa, e le garantisce un’attenzione senza precedenti. Ma, mentre Doris cerca di trasformare l’amicizia in qualcosa di più, rischia di non tenere conto dei pericoli di quest’operazione. 

Hello my name is Doris

Hello my name is Doris: la recensione

Se esiste una carta vincente nell’opera seconda di Michael Showalter, si individua senza alcun dubbio nella sua protagonista – e nell’attrice scelta per interpretarla. Proprio nella stessa Doris che grida a gran voce la sua presenza già dal titolo sta la forza del film. Eccentrica, vibrante e coinvolgente, superati i sessanta la protagonista spicca comunque in una metropoli grigia e meccanica. Lo fa, soprattutto, in ragione del suo essere amabile. All’eroina di Hello my name is Doris non si può non voler bene. Anche – e forse con rinnovata tenerezza – quando sbaglia. Perché quando cade in errore, lo fa perlopiù senza pungente malizia. Tende infatti ad accadere senza cognizione di causa, quando si muove in un mondo che non è quello che conosce: il web. 

O quando, è vinta da un’estrema volontà di piacere: un bisogno tutto umano, e quindi genuinamente comprensibile. Soprattutto se espresso da quella parte di popolazione che, raggiunta la mezza età, soffre la sensazione di risultare invisibile ai più. E comunque, pur quando cade in errore, riesce a sbagliare risultando comunque totalmente e inesorabilmente se stessa. La sua parabola in Hello my name is Doris è quella di un riscatto sociale solo parzialmente riuscito, ma non per questo meno soddisfacente. Forse non raggiunge il suo obiettivo (o forse sì?), ma nel mentre si fa apprezzare anche da chi ha passato una vita ad ignorarla. 

Hello my name is Doris: una protagonista raggiante

La fortuna del film si incontra dunque nell’esatto punto in cui la maturità anagrafica della protagonista si accosta al tono tutto adolescenziale del suo innamoramento. Il suo procedere per tentativi nell’avvicinamento al suo Romeo permette il concatenarsi di una serie di gag, che dettano il ritmo della trama. A condire l’aspetto visivo l’essenza sopra le righe di Doris, che si riverbera dai suoi abiti ai suoi comportamenti. Questo aspetto immerge la pellicola in un caleidoscopio di tonalità brillanti e arcobaleno che ben riflettono la costruzione del personaggio. Per contro, la tenerezza dei suoi insuccessi e il duro scontrarsi con la realtà dei fatti danno forma al riuscito coté drammatico di Hello my name is Doris. Non però in accezione di tragico, quanto più di profondamente umano e comprensibile. 

Sulle belle speranze della protagonista appoggiano le premesse del film. Si genera così una commedia degli equivoci dal gusto classicheggiante, ma patinata di modernità. Intorno alla mirabolante Doris, si collocano dei comprimari meno a fuoco di lei, e inevitabilmente più bidimensionali. Sagome che prendono comunque corpo grazie ad interpreti capaci: da Greenfield a Wendi McLendon-Covey passando per le fulminee apparizioni di Natasha Lyonne o Peter Gallagher. Questo assetto rende il film complessivamente molto (troppo?) roseo e patinato. E la vena a lieto fine, tutta americana, non riesce a fare a meno di palesarsi. Un impianto in cui, togliendo l’interpretazione calzante e accorta di Sally Field, rimarrebbe ben poco. Nondimeno, non cadendo mai nell’errore di prendersi troppo sul serio, My name is Doris riesce comunque a risultare godibile nella sua leggerezza.

Hello my name is Doris

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Abitato da una Sally Field che non perde occasione di dimostrare il suo carisma interpretativo, Hello my name is Doris è un comfort movie brillante e disimpegnato.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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