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Hedda – DaCosta rivisita l’eroina Ibseniana tra giochi di potere e amore gender-free

Hedda, firmato dall’eclettica Nia DaCosta (The Marvels 2023, Candyman 2021, Little Woods 2018) è uno dei primi film presentati nella sezione Grand public della 20. Festa del Cinema di Roma.

La sua regista, cui è stato tributato dalla kermesse il premio Progressive Cinema, nota per pellicole anche mainstream che cercano di non distaccarsi da temi critici o sensibili (specie se targati U.S.A), ha voluto riscrivere e riattualizzate un classico della drammaturgia europea del 1891, opera del drammaturgo svedese Henrik Ibsen.

Hedda

Hedda – Trama

Hedda (Tessa Thompson) è bella, ambiziosa, forte; vuole essere felice, ma il destino non ha la forma che desidera. Il suo matrimonio è stato un lampo insoddisfacente: il marito, studioso accademico di letteratura in cerca di cattedra, non ha la stessa temperatura del suo sangue. Passionale figlia illegittima del generale Gabler, dal quale nulla ha ricevuto in eredità se non tempra, pistole marziali ed una dignità minabile, Hedda spara al cuore delle persone pur di fare centro nella sua vita inquieta.

Dopo una luna di miele di sei mesi, si indebita assieme al marito per possedere come casa un demanio enormemente sfarzoso. Qui organizza una festa lussuosa e stravagante al solo scopo di stringere e consolidare rapporti sociali di una certa importanza, di saggiare il polso ad amici e nemici, di mostrare e mettere alla prova il proprio potere. Hedda orchestra una serata di follie, in cui chiudere conti, economici e sentimentali, confessare e sconfessare la sua indole restando in piedi a giocarsi il tutto per tutto pur di restare a galla.

Infatti se il marito non otterrà la cattedra sperata, il denaro chiesto in prestito non potrà essere reso e arriverà il fallimento con stigma sociale annesso. Tra i vari ostacoli ed impedimenti, due sono fondamentali: il giudice che intercede economicamente per loro la ricatta, anche sessualmente; il cuore di Hedda batte disperato per una donna, sua vecchia fiamma, scrittrice ed intellettuale libera e disinibita, che col suo libro scandaloso sull’amore lesbico mina la cattedra vacante ambita dal marito.

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Hedda – Recensione

Hibsen è il drammaturgo che tra i primi, in modo più netto e diretto, ha spaccato la concezione borghese della famiglia, rivoluzionando la figura femminile: la donna da angelo del focolare si alza in piedi e rivendica una identità nuova. Libera, indipendente, appassionata, brillante, la protagonista ibseniana è capace di amare ed odiare senza remore, di scardinare totem tradizionali, di smantellare ipocrisie e silenzi, di cavalcare rancori, vendicarsi e fare guerre.

La Dacosta si tuffa in queste acque riemergendone con una versione contemporanea di Hedda, felino che strega, donna ammaliante e indomita, capace di giocare con gli altri come se fossero pedine indistinte del suo scacchiere personale, mentre lei vi regna sopra.

Hedda

Nuovo spirito e nuovo corpo femminili

Hedda Gabler assume e riassume in sé gli umori di un nuovo spirito femminile, che gestisce il proprio e l’altrui disastro, che cerca e chiede il proprio piacere, che manipola affetti, conoscenze ed amori, trasversalmente, per ottenere i propri obiettivi. Ne esce spesso con le ossa rotte, la disperazione in tasca, ma sempre un passo prima del collasso definitivo.

Canaglia nell’anima, fieramente irrequieta, Hedda è caricata come una pistola antica e precisa che o spara o avverte. La sua storia qui intercetta la cultura queer e l’amore gender-free, rinascendo come triangolo d’amore tra vecchia e nuova fiamma, con tre personaggi femminili differenti e complementari.

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Triangolo di donne diverse e complementari

Eileen (Nina Hoss) il talento lucido e la passione consapevole, Thea (Imogen Poots) il coraggio di insistere e resistere, Hedda stessa, il trasformismo di chi ha sopravvivenza ed amore in lotta e non può permettersi errori. Tre donne in affanno sul mondo maschile: Eileen che vuole diventare docente universitaria in un settore assolutamente maschile; Thea, che col nitore splendente dei suoi sentimenti, ha lasciato il marito per un’altra donna, Hedda che vuole una felicità non alla sua portata pur essendo nera e senza pedigree. 

La protagonista si destreggia come scaltra socialitè, fa sprofondare nelle proprie paure le persone di cui ha bisogno o da cui deve difendersi, riaccende demoni che sa guidare dove vuole lei, sabota piani perdendosi, a volte lei stessa, nei suoi giri di valzer rischiosi, dove la posta in gioco è sempre alta.

La scalata alla felicità di Hedda, spregiudicata e disperata

Il marito non le basta e lui lo sente e lei sa che lo sente. La sua fiamma brucia ancora per Eileen quella donna che ha sempre e solo saputo scrivere e pensare, guadagnandosi con le proprie forze intellettive, non fisiche, un papabile posto nei salotti maschili, i ‘pensatori’ del dopocena, dove si decidono destinazioni, andamenti e scacchi matti.

Ambientato nella campagna inglese, probabilmente negli anni cinquanta, Hedda è un annegamento nel turbine di strategie e colpi di scena dentro una festa-canto del cigno con cui se la società incorniciata ha deciso che devi soccombere, si soccomberà, a condizione di sparare gli ultimi e più preziosi botti.

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Cinque capitoli di febbrili strategie amorose e di potere

Diviso in cinque capitoli (non quattro come gli atti originari), ogni segmento di storia trova il suo punto d’arrivo, il proprio accento, quando la relazione tormentata tra Hedda e Eileen subisce svolte.

Dall’arrivo di Thea, la nuova compagna salvifica che ha fatto rinsavire dall’alcool l’amata (azione in cui aveva fallito Hedda a suo tempo) al primo goccio di alcool istigato da Hedda che fa da apripista alla competizione tra Eileen e gli altri professori; dall’ubriacatura molesta che fa precipitare la credibilità dell’amata in favore del suo modesto marito indebitato, alla perdita del manoscritto che valeva quella cattedra, prima praticamente offerto al professore che poteva decidere della futura assunzione, poi fatto sparire. Gran finale con addio definitivo tra le due più sparo annesso.

La perdita dell’oggetto amato, l’incapacità di essere felice, la non gestibilità di un tracollo che ha dimensione più profonde e meno sopportabili di quelle vagamente descritte dal marito, portano Hedda ad una disperazione feroce, al convincimento di affogare questo mare di eventi storti nel fondo del lago della tenuta.

Grandi emotività, amori obliqui e dinamiche di potere continue, il film si muove tra affettazione, provocazioni e compostezze che diteggiano una società squilibrata, con gerarchie, ruoli, passi falsi e veli non squarciabili, pena la rovina. E cosa c’è di più fedele e tangibile della rovina personale? Forse nulla per la Hedda Gabler di Dacosta.

Hedda – Cast

Ottimo cast con la Thompson novella Gatsby in versione iper femminile, sensuale ed aggressiva, fuori posto eppure ipnotica, in una prova di sopra le righe perdonabile man mano che il dramma si stratifica.

Hedda

Veramente ammirevole Sandra Huller, attrice già premiata per questo ruiolo, capace di impressionare il tempo e gli spazi con la sua presenza scenica, che attira su di sé con forza e fragilità gli sguardi del pubblico: una femminilità contemporanea consapevole di sé e degli altri, di ciò che significa amore e dipendenza, non solo sentimentale.

Il suo personaggio è concreto, magnetico, una madre ed una guida, dalla sua prima entrata in scena, totemica, lucidissima e quindi pericolosa, abbaglia e conquista senza fare prigionieri, dicendo la verità, senza rompere mai le righe.

Screenshot

Buona prova anche per la Poots, che scioglie man mano il proprio coraggio, in una fede netta, ideologica, che non teme giudizio e sfida il nascondimento.

Hedda è un turbine febbrile di passioni, rimorsi, trappole di potere, busti che ingabbiano donne che vogliono altro, in un mondo di ipocrisie appese ad un filo, dove non si lascia niente di intentato, specie se quel piano lì è destinato al declino.

Hedda – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Hedda Gabler è senza pedigree, con un marito noioso ed indebitato, nera ed ama una donna bianca ed omosessuale. Uno sfarzoso ricevimento nella villa che le costerà la bancarotta è il suo canto del cigno per soccombere o trionfare sulle gerarchie di potere del buon mondo e sul cuore della sua unica amata. Hedda eroina post-ibseniana, autoconsapevole, aggressiva, provocatrice, irrequieta, tira i fili dei suoi piani restando in essi invischiata, fa il bene e fa il male, si ribella ai corsetti stretti della sua vita, mira al cuore e spara: è un mondo in declino ed una nuova figura femminile: schierata, dominatrice e fragile. a cavallo del caos.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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