HomeRecensioni FilmGreener grass - La recensione della commedia surreale

Greener grass – La recensione della commedia surreale

Nel 2019, ad abitare il vasto e sfaccettato panorama della commedia cinematografica, giunge Greener grass. Si tratta del lungometraggio d’esordio per le registe, autrici e attrici che l’hanno realizzato: Jocelyn DeBoer e Dawn Luebbe. Il loro tono surreale e satirico non cede a compromessi, e se rischia di non assecondare i gusti di tutti permette a suo modo il delinearsi di una critica eccentrica e pungente, da paragonarsi in quanto a toni a pochi altri prodotti contemporanei. Il film, della durata di 100 minuti, è basato su un cortometraggio omonimo realizzato dalle due ideatrici nel 2015. Con la sua produzione statunitense di piccole proporzioni, il progetto non può dirsi esattamente un successo di botteghino – complice anche la distribuzione in pochissime sale selezionate. La sua premiere al Sundance Film Festival lascia però trasparire il suo spirito indipendente e del tutto peculiare. 

Greener grass

Greener grass: la trama

Jill (Jocelyn DeBoer) vive con il marito Nick (Beck Bennett) e il figlio Julian (Julian Hilliard) in un sobborgo del tutto peculiare. Nel patinato angolo di mondo in cui abitano, tra belle parole e tinte pastello, tutti gli adulti indossano apparecchi per i denti e guidano golf cart. Non c’è spazio per le crisi, né per nulla che esuli dalla perfezione. I bambini giocano tutti assieme a calcio nel weekend e vanno a scuola durante la settimana, dove apprendono lezioni superficiali e svolgono attività leggere. In quella che sembra una competizione perenne e sussurrata fra le madri del quartiere, per dimostrarsi la più disponibile, la più caritatevole, si è disposti a gesti impensabili. È così che sugli spalti di una delle consuete partite di calcio Jill cede senza pensarci due volte la sua secondogenita all’amica-nemica Lisa (Dawn Luebbe), che si era complimentata con lei per la neonata.  

Certo il gesto è estremo, e appena Lisa introduce la bambina nella sua famiglia non esita a cambiarle il nome. Ma Jill accetta di buon grado l’accaduto, convincendosi della sua scelta e beneficiando così di più tempo da dedicare al piccolo Julian. Il ragazzo però non rispetta gli standard dei giovani del quartiere: è distratto, bizzarro, incapace negli sport. Jill ne è ben conscia, ma anziché correre ai ripari preferisce rifugiarsi nella vita superficiale fatta di feste di compleanno glitterate e giornate in piscine dalle acque cristalline. Una serie di misteriosi e traumatici eventi colpiscono la sua vita, conducendo ad un divorzio non realmente voluto e ad una brusca trasformazione di Julian. Sarà allora difficile per lei continuare ad ignorare i problemi, e l’isteria non tarderà ad emergere. 

Greener grass

Greener grass: la recensione

Non stupisce a posteriori scoprire che il concept di Greener grass nasce per lo sviluppo di un cortometraggio. Lo scenario sorprendente, la cornice abbagliante e l’ironia sagace lasciano persino entrare in campo l’idea di “high concept”. Lo sviluppo tuttavia, date le premesse marcatamente surreali, sembra arrancare decisamente di più. Certo quando la costruzione della vicenda si muove in un mondo che ha dell’incredibile sembra valere tutto. Ma proprio in ragione di questo, le numerose trovate inaspettate dapprima stupiscono, poi finiscono col lasciare spazio ad un piccolo punto interrogativo. Se effettivamente tutto vale, fino a dove si deve (e si può spingere) la sospensione dell’incredulità del pubblico? E quanto sono effettivamente solide le basi narrative? L’assetto, in definitiva, se sembra andare incontro al minutaggio breve. Ma soffre decisamente di più in termini di solidità con la durata del lungometraggio. 

Più che preoccuparsi della credibilità della trama, in effetti, l’ideazione vincente nel progetto riguarda la costruzione dell’assetto socio-spaziale. A livello di facciata, su un piano più immediato e superficiale, il film colpisce nel segno per la sua assurdità e il suo carattere imprevedibile. Dietro a queste scelte di immediata gratificazione per il pubblico, però, si nasconde una critica feroce ai sobborghi di stampo borghese. In termini iper-semplificati, si potrebbe dire che quello che faceva nel 1999 American beauty in tono drammatico Greener grass si propone di farlo vent’anni dopo in chiave comica. La critica investe le più svariate manifestazioni della tossicità nei rapporti umani della periferia bene: dalla competizione all’ossessione per l’estetica, passando per la strumentalizzazione dei figli usati come indice di status symbol. 

Pubblicità

Greener grass: intento da commedia classica con twist imprevedibili

A rendere esponenzialmente più sferzante la critica è il modo in cui essa viene accompagnata dai tempi comici. La scrittura infatti a fasi alterne si trascina, crea sospensioni o accelera. Questo avviene per scatenare il rilascio della risata, dietro cui si erge la ridicolezza del comportamento sociale esaminato. Greener grass finisce così per assecondare nel modo più letterale il fine ultimo della commedia classica. Fa infatti riflettere attraverso la risata. L’ilarità che scaturisce dall’estremizzazione dell’agire borghese di periferia ne denuncia con naturalezza i difetti, l’assurdità (ben assecondata dal tono surreale della comicità) e addirittura, in certi casi, la disumanità. 

Le due ideatrici, Jocelyn DeBoer e Dawn Luebbe – anche registe, sceneggiatrici e interpreti – assecondano perfettamente gli intenti del film con le loro performance. I loro volti plastici, i loro modi di fare eccessivi e la loro passivo-aggressività sono quelle delle menti che hanno ideato la freccia che deve centrare il bersaglio. Non esitano dunque a mettere in campo il loro bagaglio di doti performative affinché questo avvenga. Nello specifico, la discesa nella follia del personaggio di Jill materializza l’isteria che ben si cela dietro a  giochi delle parti e comportamenti sociali consueti. Il tutto si gioca poi sulla tela di una fotografia brillantissima, dai toni pastello innaturalmente sgargianti e patinati. La costruzione autoriale e visiva della cornice permette a qualche tentennamento di trama di passare così in secondo piano, quantomeno agli occhi di uno spettatore che gradisca il tipo di umorismo surreale proposto. 

Greener grass

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Nella sua assurdità e nel suo surrealismo, elementi marcati e sicuramente non a tutti graditi, Greener grass consegna una critica feroce della vita patinata dei quartieri bene e dei comportamenti sociali che li caratterizzano.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

ULTIMI ARTICOLI

Nella sua assurdità e nel suo surrealismo, elementi marcati e sicuramente non a tutti graditi, Greener grass consegna una critica feroce della vita patinata dei quartieri bene e dei comportamenti sociali che li caratterizzano. Greener grass - La recensione della commedia surreale