Dopo oltre quindici anni di carriera variegata e multi-tonale, l’estro creativo di Paul Weitz non si frena. Così, dopo gli exploit di About a boy, American pie e Vi presento i nostri, nel 2015 la sua regia torna sul grande schermo. L’occasione è quella di Grandma, una commedia dalle sfumature drammatiche che investe i rapporti familiari attraverso i suoi complessi personaggi femminili. Il film, di cui il regista è anche sceneggiatore e produttore, è plasmato sulla caratterizzazione della sua attrice protagonista. Con la sua durata di 80 minuti, la pellicola è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival, in chiusura di edizione. Ha poi trovato riscontro ai successivi Golden Globes, con una nomination all’interpretazione protagonista. A fronte di una distribuzione italiana in sala ai tempi inesistente, il film è adesso recuperabile per il pubblico nostrano in streaming su Netflix.

Grandma: la trama
Nulla sembra scalfire Elle (Lily Tomlin), che alle soglie della terza età risulta più tosta che mai. Non si fa problemi a lasciare brutalmente la sua ragazza, di diversi anni più giovane, e taglia le sue carte di credito per non essere succube della società dei consumi. Poetessa, autrice, e docente di seminari accademici, per decenni la donna ha vissuto di cultura e concretezza, litigi e testa alta. Ma anche di un amore quasi quarantennale con Violet, la compagna di una vita che non riesce a dimenticare, da poco scomparsa ma ancora tanto presente nella vita di Elle. Proprio la malattia di lei ha ridotto la scrittrice sul lastrico, dopo anni trascorsi a pagarne le cure, portandola a condurre una vita spartana e senza pretese.
I soldi non sono dunque la priorità, per la poetessa. Ma lo sono, nel presente dell’azione, per sua nipote Sage (Julia Garner), appena diciottenne. La ragazza bussa alla porta della nonna, d’improvviso, con una richiesta delle più urgenti. È rimasta incinta, e ha bisogno di oltre seicento dollari per un aborto. Un intervento per cui, peraltro, la giovane ha già appuntamento quello stesso pomeriggio. La concomitanza mette le due di fronte ad un’improbabile corsa contro il tempo, che costringe Elle ad ingegnarsi per trovare i soldi di cui normalmente non avrebbe bisogno. Unite nel cammino, nonna e nipote vagliano ogni strada possibile per racimolare denaro. Evitando accuratamente la più ovvia: chiedere la somma all’inflessibile Judy (Marcia Gay Harden), figlia di Elle e madre di Sage.

Grandma: la recensione
Un incidente scatenante che precede l’inizio del racconto, e dinamiche umane che si intrecciano. Sembrano sostanzialmente nulli gli elementi costitutivi del plot di Grandma capaci di generare tensione nel suo pubblico. Una tensione che invece si rivela necessaria, per seguire con amplificata attenzione gli slittamenti caratteriali e i modi in cui le personalità delle protagoniste si combinano, si incastrano. A tenerci con il fiato sospeso dunque, giunge provvidenziale un timelock pretestuoso. L’appuntamento imminente presso la clinica è utile alla dinamica umana per tradursi in una corsa contro il tempo che valga la pena seguire con attenzione. Il tetto temporale aggiunge così alla trama tutta caratteriale del film quell’elemento di pressione che evita al prodotto stesso di cadere in un andamento eccessivamente lasco.
Questo aspetto si sposa misteriosamente bene con una divisione in capitoli che, di norma, rallenterebbe il ritmo. Ma che, in questo caso, detta semplicemente la volontà di segnare le tappe di un viaggio. Si delinea così un inedito road movie, che è occasione di conoscenza per le due protagoniste e di sviluppo per un confronto intergenerazionale. E che, nondimeno, riesce ad essere anche spunto di riflessione rispetto al sistema sanitario statunitense. E al modo in cui, entro i suoi confini, viene gestito il fenomeno dell’aborto. In Grandma, il viaggio di nonna e nipote diventa occasione per dipanare spunti che si muovono dal pubblico al privato, dall’intimo al sociale. Nel fare questo, parallelamente – e in modo sorprendente per la sua breve durata – il film dispiega anche la solida backstory della sua protagonista, inspessendo il personaggio.

Grandma: il ruggito della terza età
In termini di tridimensionalità e di efficacia del personaggio, inevitabilmente è proprio la nonna del titolo a spiccare. A partire dalla fortunata scelta dell’interprete, Lily Tomlin, su cui si modella la protagonista – e dunque Grandma nella sua totalità. La vena pungente che è caratteristica ultradecennale della sua recitazione, si traduce in questo caso in un personaggio deciso, combattivo. Dotato di un’ironia che sfocia non di rado in una disillusione che è evidente meccanismo di difesa, ma lasciando anche insperato spazio ad un godibile tocco di puro umorismo. La sua caratterizzazione così a fuoco permette di cucirle addosso dialoghi ultra rapidi. Lascia spazio ad una scrittura frequentemente over-lapping, su cui trova campo la sua testardaggine congiuntamente a quella del personaggio altrettanto cocciuto della nipote.
La protagonista è infatti squisitamente affiancata dalla sua “partner in crime”, così come dal terzo polo costituito da Judy, la figlia/madre. La loro presenza delinea una triade multi-generazionale sfaccettata ed efficace dal punto di vista narrativo. Al loro fianco, un ensemble di secondari sempre efficaci, capitanati da un Sam Elliott strepitoso nei pochi minuti di schermo che ha a disposizione. La forza delle interpretazioni lascia margini alla regia di agire con pulizia e modestia, senza che il prodotto appaia eccessivamente semplice o poco a fuoco. Al contrario, Grandma finisce per risultare una piccola chicca, felicemente godibile per la sua sincerità e nella sua semplicità.

