Gli oceani sono i veri continenti, disponibile al momento su Raiplay, è un film diretto da Tommaso Santambrogio, che ha aperto in concorso le Giornate degli Autori durante il Festival di Venezia del 2023 ed ha ricevuto premi ed apprezzamenti di critica e pubblico.
L’opera parte dal paese di San Antonio De Los Banos e dipinge una Cuba sospesa, immota, malinconica ed inquieta, scissa al suo interno in due anime, una ancorata alla propria terra, una proiettata verso l’abbandono di quella stessa terra; in entrambi i casi dolore sottile e crudele nostalgia attraversano le anime coinvolte.

Gli oceani sono i veri continenti – Trama
Tre spezzoni di vite sono intrecciati nel lungometraggio. Alex ed Edith sono due attori lui insegna teatro e recita in performance immaginifiche e simboliche ispirate al sentimento di connessione con la natura e la propria terra, lei è una burattinaia che si esibisce, prova, studia e sogna, da sempre in grande. I loro corpi si amano, le loro aspirazioni si incontrano, ma sono fortemente segnate dal destino della loro isola che non può offrire gli spunti desiderati: infatti lei vuole partire, lui non riesce concepire questo distacco.
Ci sono Alan e Frank due bambini amici da sempre, che immaginano un futuro insieme, magari come atleti vincenti, di successo, o come tifosi di qualche gloriosa squadra di baseball, con una famiglia ed una casa, magari a Cuba, magari negli Stati Uniti, ma sempre insieme. Non sanno che il destino ha già deciso per loro ed uno dei due dovrà partire, lasciare l’isola e il loro binomio di gioco e fantasie si dividerà.

Poi c’è Milagros, un’anziana signora, metodica nelle sue abitudini giornaliere, che vende noccioline, pulisce la sua casa e rilegge lettere di un amore, probabilmente suo, che non è più tornato o non è più con lei, l’amore della sua vita. Forse lo attende in stazione ogni giorno, aspetta che un treno si fermi le dia una risposta, in ogni caso c’è una ferita, una distanza, una perdita.
Questi tre mondi raccontano di tre limbi irrequieti, dove la consapevolezza del futuro esiste, nel declino del restare o nella sofferenza di allontanarsi dalla propria terra amata e al tempo stesso devastata.
Gli oceani sono i veri continenti – Recensione
Gli oceani sono i veri continenti è un lavoro di rimandi tematici, sguardi curati, precisione estetica e bianchi e neri struggenti. Nella sua ricostruzione emerge un addoloramento poetico e concreto, un abbandono a sé, al ricordo di sé, che morde le caviglie del presente e corrode tentativi di futuro.

Santambrogio usa un colore binario per riprendere ogni soggetto nella sua naturalezza parlante, coinvolgente, ed ogni particolare diventa panorama così come ogni panorama si trasforma in particolare. Lo sguardo della macchina da presa si fonde con l’istantanea e da una stasi di quadro si passa all’azione della ripresa, senza soluzione di continuità, come se fossimo di fronte a dei tromp l’oeil.
L’ illusione della vita è la realtà della vita, che scorre tra le strade, dentro le case, nei fiumi di una cittadina cubana messa da tempo a vegetare, nella dolcezza amara dei suoi ricordi, detti e non detti, nello struggente imprevisto del che ne sarà di noi, altrove, lontano. Perché partire? Perché non c’è più niente per chi resta, dai grandi ideali al più semplice cibo. Mancano carne, latte, uova, pesce, olio. Manca gradualmente tutto. E si mescola il suono sordo del vano accanimento con la rabbia nostalgica di chi non ha alternativa.

Il titolo del film omaggia ad una diversa prospettiva sul distacco
Il titolo del film si ispira ad un verso di un poeta afrocubano che tenta di ricordare al proprio amore come la distanza non esista, poiché il mare che li divide è solo un pezzo di terra visto in un altra prospettiva, è un ponte che il sentimento può attraversare per riscoprirsi più forte. Per imparare a volare, a restare, a resistere.
E di resistenza Cuba sa e può dire. La sua isola leggenda, oggi piange in silenzio la propria disgrazia. La Cuba di Santambrogio vuole partire. O meglio sente di dover partire. Vacilla nel.restare dove sta, stretta tra povertà, sanzioni, isolamenti, incomprensioni. Il futuro è nel cuore, ma arranca sulla terra. Le persone vorrebbero respirare aria meno pesante, pensano al futuro dei loro figli in un’altra terra, accarezzano non senza timore queste idee. Perché partire è morire, sempre, in qualche modo, perché il legame con un’ isola è un nodo ombelicale inesprimibile ed insopprimibile, perché le tradizioni lì, i tempi, gli odori, i sogni, la musica che viene fuori dal niente con dolcezza, non sembrano avere sostituti in nessun altrove.

Eppure bisogna sognarlo questo altrove. Bisogna. Perché il cuore ha una sua leggerezza e questi sogni caduti a silenziose, violente, sassate giorno dopo giorno, non possono durare. Vanno protetti. E da una parte ci si ritrova in una stazione ad aspettare il domani, dall’altra si implora il cuore di non dimenticare dove è a chi quel cuore stesso è appartenuto e, per amore di verità, appartiene.
