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Gangs of Galicia, la recensione

Gangs of Galicia, nuova serie Netflix diretta da Roger Gual e Javier Rodríguez, interpretata da due attori non al meglio delle proprie possibilità, propone al pubblico una storia crime intrisa di romanticismo, senza riuscire minimamente nell’intento, risultando in un nulla o quasi di fatto per gran parte delle puntate.

Gangs of Galicia, la trama e il cast della serie

Ana (Clara Lago) è un’avvocata affermata che lavora in un famoso studio legale di Madrid ma, dopo la morte del padre, decide di trasferirsi in Galizia. Risvolti inaspettati la attendono, considerando che viene a sapere che suo padre conduceva due vite parallele, di cui una comprendente una fervente collaborazione con una delle bande criminali più pericolosi della Galizia. Ana però vuole indagare a fondo sulla questione, ma viene incontra Daniel Padin (Tamar Novas), figlio di un trafficante di stupefacenti in galera.

Col passare del tempo, la protagonista apre un nuovo studio legale, e sarà proprio, suo malgrado, costretta a difendere il figlio del boss della droga in tribunale. Oltre a Clara Lago e Tamar Novas, recitano in Gangs of Galicia anche Francesc Garrido (Naranjo), Nuno Gallego (Marco), María Pujalte (Berta), Melania Cruz (Laura), Monti Castiñeiras (Silva), Ricardo Leguizamo (Macario), Antón Coucheiro (Roberto).

Una scrittura non convincente

La storia scritta, maldestramente, da Jorge Guerricaechevarría, ha un’evoluzione facilmente intuibile e finisce per evitare la stragrande maggioranza delle possibili sorprese narrative che avrebbe potuto riservare con un po’ più di attenzione ai dettagli. Si tratta, in poche parole, di una “enemies to lovers” in piena regola, senza tuttavia gli stravolgimenti che questo genere di racconto riesce a mostrare al suo pubblico.

Gangs of Galicia

A questa base si aggiunge però la componente della vendetta, non sviscerata in maniera tale da fornire neanche un pizzico di suspense agli spettatori da casa. I protagonisti sono costretti a fare delle scelte che, se il prodotto finale fosse stato confezionato a dovere, avrebbero dato un apporto significato all’incedere della trama ma, purtroppo, ciò non è avvenuto, relegando la quasi totalità dell’intreccio ad una bozza senza ispirazione e senza idee. Senza girarci intorno, siamo di fronte ad un altro crime di cui è facile dimenticarsi.

Gangs of Galicia, una serie crime senza sorprese

La scrittura perlopiù incosistente viene accompagnata da interpretazioni in gran parte non memorabili. Clara Lago, nonostante gli sforzi, non porta sullo schermo la maggior parte delle sfaccettature delineate dalla penna di Jorge Guerricaechevarría, portando alla deriva quasi tutti i tentativi di interessamento dell’incauto osservatore.

Considerando anche la grande quantità di serie crime attualmente disponibili sulle varie piattaforme di streaming, è molto facile anche scegliere di rinunciare alla fruizione di tutte le puntate di Gangs of Galizia, se non per assistere al disastro che si rivela il nuovo prodotto Netflix una volta finita l’ultima puntata. Il racconto delle dinamiche criminali parte della sceneggiatura è un qualcosa di soltanto abbozzato, probabilmente perché necessario perlopiù a riflettere gli stilemi del genere cinematografico crime e nient’altro. Risulta difficile seguire le gesta di uno qualsiasi dei protagonisti, poiché la penna maldestra ha messo inevitabilmente lo zampino anche in questo.

Una regia dimenticabile

Le debolezze di scrittura di Gangs of Galicia vengono accompagnate da una regia non in gran parte non dinamica e poco ispirata, che cerca di mettere in risalto personaggi e interpreti senza riuscire nell’intento. Il lavoro portato a compimento da Roger Gual e Javier Rodríguez è così tanto privo di cifre stilistiche da condurre lo spettatore ad un finale altrettanto banale, lasciando il pubblico a chiedersi proprio il perché della scelta di vederlo.

Anche dove potrebbe dimostrarsi forte, Gangs of Galicia ha l’abilità di stravolgere quanto costruito e ridursi all’intuibile, allo scontato e al già visto. Merito (meglio parlare di demerito adesso) della collaborazione disastrosa tra la grande maggioranza degli addetti ai lavori, la serie sulle vicende dell’avvocata che va a trasferirsi in Galizia non troverà facilmente un prosieguo convincente, semmai fosse balenato in mente ad uno qualsiasi degli addetti alla produzione dopo aver visto tutto lo show.

In conclusione

Gangs of Galicia è la serie TV che non ti aspetti, nel senso che non ti aspetti di incappare in una perdita di tempo così pretenziosa e, allo stesso tempo, banale, priva di idee, originalità e senza quasi attori all’altezza, accompagnati da una caratterizzazione non ottimale. Gli addetti ai lavori riescono anche nell’indispettire gli avventori in cerca di un passatempo senza impegno, rendendo stucchevoli sia quasi tutte le scene di maggior interazione tra i protagonisti che quelle prettamente action.

La serie, potrebbe dire qualcuno, sarebbe addirittura da considerarsi una presa in giro, un prodotto che ha preso il posto di un altro possibile successo Netflix, ritagliandosi uno spazio che dunque poteva appartenere ad uno show più convincente e degno di nota. Un crime drama possibilmente da evitare (un po’ come Citadel). Meglio riflettere su cosa guardare con uno zapping attento. Non c’è nient’altro da dire.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Gangs of Galicia è un prodotto senza ispirazione e idee, che esibisce tutte le proprie mancanze in quasi ogni ambito degli addetti ai lavori: la scrittura superficiale nella maggior parte delle scene, gli attori e le attrici che cercano di portare su schermo una penna che non riesce a dare sorprese, e quasi tutti gli altri hanno contributo a confezionare un prodotto facile da dimenticare e da evitare, anche dopo aver visto un paio di puntate. La serie crime drama non convince, per niente e, considerando quanto offre il mercato delle serie TV dello stesso genere cinematografico, si può guardare altrove sulle piattaforme di streaming.
Danilo Abate
Danilo Abate
In bilico continuo fra il thriller d’autore e una pellicola di fantascienza, cerco sempre nuovi modi per riflettere, trovare prospettive inedite e sorprendermi. Parlare di cinema è parlare di opere fatte di emozioni umane, cose concrete, che vengono rese nel modo più imprevedibile e astratto. Il mio obiettivo è scandagliare ogni angolo di girato per dare voce a ciò che è nascosto tra un ciack e l’altro.

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