NewsGame of Thrones: la stagione 6 senza libri è stata un capolavoro

Game of Thrones: la stagione 6 senza libri è stata un capolavoro

Dopo il discusso finale arrivato nel 2019, molti hanno citato Game of Thrones (qui la recensione) come uno degli esempi più evidenti di una serie televisiva che, allontanandosi dal materiale originale, avrebbe perso qualità rispetto ai libri da cui è tratta.

Le ultime stagioni hanno effettivamente lasciato molti fan insoddisfatti, ma spesso si dimentica una parte improtante della storia. La sesta stagione, la prima che gli autori realizzarono quasi completamente senza il supporto diretto dei romanzi di George R.R. Martin, rappresenta uno dei momenti più riusciti dell’intera saga televisiva.

Quando la serie raggiunse la stagione 6, gli autori avevano già utilizzato gran parte degli eventi pubblicati nella saga Cronache del ghiaccio e del fuoco erano stati utilizzati.

Gli autori David Benioff e D.B. Weiss ricevettero alcune informazioni fondamentali sul possibile futuro della storia direttamente da Martin, ma dovettero comunque prendere molte decisioni in autonomia.

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Se le stagioni 7 e 8 mostrarono evidenti problemi nella gestione della trama, il primo vero capitolo che gli autori svilupparono completamente indipendente dai libri riuscì invece a sorprendere con ritmo, emozioni e grandi momenti narrativi.

Uno degli elementi che rese efficace la stagione fu la scelta degli autori di ridurre il numero di personaggi e linee narrative. Nei romanzi più recenti, A Feast for Crows e A Dance with Dragons, Martin aveva ampliato enormemente il suo universo introducendo nuovi protagonisti e sottotrame. La serie televisiva scelse invece di eliminare o ridimensionare alcune di queste aggiunte, mantenendo il focus sui personaggi principali.

Game of Thrones

Game of Thrones: meno personaggi, più forza alla storia

Questa scelta suscitò le critiche da molti lettori, ma nella stagione 6 diede risultati positivi.

Ridurre le vicende di Dorne, delle Isole di Ferro e tagliare personaggi come Young Griff permise alla serie di concentrarsi maggiormente sulle figure centrali e di portare avanti la narrazione con maggiore decisione.

Anche le numerose morti della stagione contribuirono allo sviluppo della trama.

La trasformazione di Ramsay Bolton nel principale tiranno del Nord, la vendetta di Cersei Lannister con la distruzione del Grande Tempio di Baelor e la tragica scoperta legata al passato di Hodor furono eventi capaci di cambiare definitivamente il destino dei protagonisti.

Questi momenti non servirono soltanto a creare spettacolo, ma approfondirono anche i temi più importanti della serie. Per esempio il prezzo del potere, il confine tra giustizia e vendetta e le conseguenze delle proprie azioni.

La presa del Trono di Spade da parte di Cersei, ad esempio, rappresentò una delle immagini più potenti della saga, mostra come il potere assoluto possa trasformarsi in una vittoria vuota e distruttiva.

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Con il passare degli anni, la percezione della stagione 6 è stata influenzata negativamente dai problemi delle stagioni successive. Tuttavia, molti dei difetti attribuiti a quel capitolo appartengono in realtà agli sviluppi successivi della serie.

Tra battaglie spettacolari, come quella dei Bastardi, grandi svolte narrative e un ritmo più deciso. La sesta stagione dimostrò che Game of Thrones non aveva necessariamente bisogno di seguire fedelmente i libri per funzionare. Anzi, proprio quando iniziò a costruire una strada propria, la serie raggiunse uno dei suoi momenti più intensi e memorabili.

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