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Furiosa: A Mad Max Saga, la recensione

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Le scie lasciate dalle sfrecciate di Furiosa sui dorati deserti dei mondi post-apocalittici di Mad Max: Fury Road sono ormai diventate sinonimo di grande cinema. Nell’ormai lontano 2015 George Miller decise di rivoluzionarie il cinema d’azione, ponendo la propria effigie sulla storia di questo genere e della settima arte. Ripresentarsi dopo quasi dieci anni con Furiosa: A Mad Max Saga, spin-off del precedente capolavoro, ai più potrà sembrare una mossa che solo un pazzo può anche solo immaginare. Ma si sa, genio e follia sono separate da una linea talmente sottile che è difficile distinguere quale delle due sia preponderante.

Così dunque, dopo critiche colorate dallo scetticismo da una parte e ammirazioni di coraggio dall’altra, il premio Oscar George Miller presenta fuori concorso alla 77ª edizione del Festival di Cannes il suo Furiosa: A Mad Max Saga. Il film sarà distribuito nelle sale italiane da Warner Bros. Pictures a partire dal 23 maggio.

Furiosa: A Mad Max Saga, trama

Dopo una guerra nucleare che ha reso il mondo un deserto sahariano, la piccola Furiosa (Anya Taylor-Joy) viene strappata dall’unico stralcio di Terra che ancora conserva la prosperità del mondo passato: Luogo Verde delle Molte Madri. Furiosa entra a far parte di un gruppo di guerrieri motociclisti guidati da Dementus (Chris Hemswort) e acerrimi nemici di Immortal Joe (Lachy Hulme).

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La giovane Furiosa

L’ombra di Fury Road annebbia il giudizio di questo Furiosa?

L’ormai ottantenne George Miller riprende la saga che ha dato inizio a tutta la sua carriera nel lontano 1979, quando nelle sale fece il suo esordio Mad Max con Mel Gibson. Dopo questo due sequel in sei anni e poi un lungo silenzio di oltre trent’anni, fino al capolavoro Fury Road. Adesso si torna in sella con uno spin-off sulle origini di Furiosa, protagonista femminile interpretata precedentemente da Charlize Theron.

Quì sorge subito un dubbio in merito all’analisi e alle possibili critiche addebitabili a questo Furiosa: A Mad Max Saga. L’opera va valutata confrontandola con il suo predecessore o va piuttosto misurata in merito al suo valore come singolo lavoro e non come insieme di un universo cinematografico? Togliamo subito ogni dubbio dicendo che l’ultimo lungometraggio di George Miller gioca un campionato minore rispetto a Mad Max: Fury Road, ancora oggi insuperato nel suo genere. Quindi il paragone non verrà qui toccato, e forse è giusto così.

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Un frame di Fury Road

Un grande George Miller, un immensa protagonista e un insapettato Chris Hemsworth

Ponendo sotto una lente d’ingrandimento Furiosa in esso si possono riscontrare elementi assolutamente positivi. Anya Taylor-Joy è a dir poco pazzesca. L’attrice raccoglie la difficile eredità lasciata dalla Theron, ormai iconica in quel ruolo. Chris Hemsworth lascia da parte i sorrisetti e le battutine stupide di Thor e si butta in un interpretazione fuori dalle righe, impersonando un grande “cattivo” che verso il finale pone anche delle importanti riflessioni sull’insaziabile sete di vendetta, un sentimento che a detta dello stesso oltre che logorare l’uomo poco altro fa.

Sulla regia c’è ben poco da dire. Alla sua veneranda età Miller dimostra di essere uno che con la macchina da presa è ormai coniugato da decenni, rimarcando come una separazione da questa sarebbe sicuramente un danno per il cinema. L’azione è gestita splendidamente e il film risulta essere godibilissimo. Naturalmente non mancano i momenti “tamarri” alla Mad Max tanto amati dal pubblico.

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Dementus

Qualche piccola lacuna di sceneggiatura e degli effetti visivi altalenanti

Fin qui tutto ok, ma veniamo ora alle note un pochino più dolenti. La computer grafica di Furiosa: A Mad Max Saga non è proprio un gioiellino, e a momenti di puro stupore si alternano sprazzi dove il “trucco” è a dir poco svelato. Se ci si sofferma invece sulla sceneggiatura, volutamente incentrata sul personaggio che da il nome all’opera, qui il giudizio è differente se si prende in oggetto la prima o la seconda parte dello sceneggiato.

La Furiosa bambina, presente per un oretta abbondante, definisce bene l’origine del personaggio tanto amato visto in Fury Road. Una piccola guerriera silenziosa forgiata dalle proprie perdite. Sul secondo atto si assiste ad una Furiosa adulta, desiderosa di uccidere Dementus e che pian piano cresce nelle gerarchie del gruppo che domina quelle terre desertiche. Qui però vi sono delle importanti lacune: l’approfondimento su Furiosa subisce un brusca frenata, le vicende diventano molto meno interessanti e il personaggio di Pretorian Jack (Tom Burke) è inutile ai fini narrativi.

Sulla sinistra Pretorian Jack

In conclusione

Tralasciando alcuni elementi che un pochino fanno storcere il naso, Furiosa: A Mad Max Saga racchiude in se momenti di grande cinema. George Miller non è riuscito a regalarci un altro capolavoro, ma ha comunque dato vita uno dei migliori film action degli ultimi anni. Peccato per come nella seconda parte del film l’approfondimento di Furiosa subisca una fase decrescente e certi personaggi che calcano la scena quasi lasciano l’anonimato.

Furiosa: A Mad Max Saga, trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Furiosa: A Mad Max Saga, un film che non vuole essere un Fury Road ma che si pone come obbiettivo quello di approfondire la figura di Furiosa.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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