Dal 2 settembre è iniziata l’83° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Festival di Venezia, e si concluderà il 12. La dieci giorni veneziana è diventata, come ogni anno, il centro del mondo cinematografico. La presidente di giuria, quest’edizione, è Maggie Gyllenhaal, attrice e regista ricordata per le sue interpretazioni in Donnie Darko, Il Cavaliere Oscuro e Crazy Heart. L’edizione vede in concorso, tra gli altri, registi come Nanni Moretti, Werner Herzog, Casey Affleck, Danny Boyle, Hirokazu Kore’eda e Lee Chang Dong.
Fuori concorso, comunque, figurano nomi altisonanti come Mario Martone, Lav Diaz, Gianni Amelio e Paul Schrader. Guadagnino presenterà, invece, un documentario sul cinema. Qui il programma dell’intera manifestazione, e qui il recap della settimana. In occasione del festival cinematografico più importante d’Italia riscopriamo 5 pellicole vincitrici del Leone d’Oro recuperabili sulle varie piattaforme streaming.

Povere Creature! (2023; Yorgos Lanthimos) – Disney Plus
Povere Creature! (qui la recensione) di Yorgos Lanthimos fu una delle rivelazioni di Venezia ’23. Riflessione tra il grottesco e il satirico sulla condizione femminile nella società contemporanea, Lanthimos costruisce un’opera (tratta dal romanzo omonimo) che prende ispirazione da Frankeinstein, unendo retro futurismo e surrealismo. Tra le ultime opere del regista greco (qui la sua top 5), forse è quella che meglio unisce i barocchismo di fine carriera (La Favorita, il successivo Bugonia) all’asciuttezza delle prime pellicole (Dogtooth, The Lobster). Grande trionfatore agli Oscar ’24: ottenne quattro statuette (tra cui quella a miglior attrice protagonista ad Emma Stone, il secondo per lei dopo quello per La La Land); dietro solo ad Oppenheimer che ne ottenne sette.

Joker (2019; Todd Philips) – Tim Vision
Joker (qui la recensione) di Todd Philips è stato uno dei Leoni d’Oro più discussi degli ultimi anni. Un film DC – sicuramente slegato dal multiverso e con vezzi autoriali – su un personaggio così popolare che si aggiudica un premio così ambito. Certo, il personaggio interpretato da Joaquin Phoenix – Arthur Fleck – è una reinterpretazione dell’antagonista per antonomasia di Batman. Le ispirazioni principali vengono dalla New Hollywood, dal ritratto di protagonisti profondamente segnati dalla società in cui, loro malgrado, si ritrovano; e soprattutto da Scorsese. Un film che divise (ma mai quanto il suo sequel), e che tutt’oggi può stupire ritrovarlo nell’albo d’oro del premio più importante di Venezia.

Roma (2018; Alfonso Cuaron) – Netflix
Roma (qui la recensione) è uno dei capolavori di Alfonso Cuaron. Leone d’Oro a Venezia ’18, ottenne anche tre premi Oscar alle premiazioni del 2019, portandosi a casa Miglior Film Straniero (la categoria che ora porta il nome di Miglior Film Internazionale), Miglior Fotografia e Miglior Regia, entrambe date a Cuaron. Roma è un affresco delicato, e allo stesso tempo magniloquente e crudo, di una famiglia di Città del Messico. Cuaron dopo Gravity, che è il racconto del ritorno a casa, torna a casa lui stesso, inserendo anche elementi autobiografici nel film. Roma è anche una svolta importante per la storia del cinema recente: primo film distribuito da Netflix a vincere uno dei premi più importanti del cinema mondiale.

La Forma dell’Acqua (2017; Guillermo del Toro) – Disney Plus
La Forma dell’Acqua (qui la recensione) di del Toro è uno dei soli tre casi in cui ci troviamo di fronte ad un Leone d’Oro e ad un Oscar al Miglior Film. Gli altri due sono Nomadland di Chloé Zhao di qualche anno dopo, e Amleto di Lawrence Olivier del ’48 (all’epoca il premio si chiamava Gran Premio Internazionale). La pellicola del regista messicano è una delle più delicate della sua carriera. I temi della sua poetica ricorrono (il diverso, la morte, il cinema stesso), ma in maniera meno cruda rispetto ai suoi lavori precedenti. Un film da recuperare ad ogni costo, con una Sally Hawkins incredibile nei panni della protagonista. Una possibile porta d’ingresso per iniziare ad approcciare al cinema di del Toro.

La Battaglia di Algeri (1966; Gillo Pontecorvo) – MUBI
Gillo Pontecorvo negli anni ’50 si era affermato come un grande documentarista. La Battaglia di Algeri, che è solo il suo terzo lungometraggio di finzione, incarna la poetica del suo regista e presenta una messa in scena estremamente realistica. Il tema è la resistenza algerina alla potenza colonialista francese negli anni ’50. Il film è figlio, va detto, di un regista che è stato un partigiano.
La valenza storica e teorica del film trascende i meriti estetici; ma rimanendo sul cinema è bene ricordare che nell’ultimo capolavoro di Paul Thomas Anderson, Una Battaglia Dopo l’Altra, il personaggio di Leonardo Di Caprio – che ha un passato come attivista di sinistra – guarda proprio La Battaglia di Algeri. All’interno del discorso metacinematografico dell’ultima fatica di PTA il film di Pontecorvo rappresenta la resistenza del cinema, oltre che di un popolo. Una pellicola necessaria.

