I Fantastici 5Festival di Cannes: 5 capolavori che non vinsero la Palma d'Oro

Festival di Cannes: 5 capolavori che non vinsero la Palma d’Oro

Il Festival di Cannes 2026 si sta tenendo proprio in questi giorni. La kermesse, iniziata il 12 maggio, si concluderà il 23. Tra i registi che si contenderanno la Palma d’Oro spiccano Pedro Almodovar, Asghar Farhadi, Rodrigo Sorogoyen e Pawel Pawlikowski; per un’edizione priva della quota blockbuster hollywoodiano – quantomeno in concorso – e priva di pellicole italiane. La giuria sarà presieduta dal cineasta sudcoreano Park Chan-wook, in concorso al festival francese più volte e detentore di tre premi. Grand Prix Speciale della Giuria per Old Boy nel 2004, Premio della Giuria per Thirst nel 2009 e Prix de la mise en scene per Decision to Leave nel 2022.

In occasione dell’evento, che è uno dei festival cinematografici più importanti dell’anno, quantomeno insieme al Festival di Venezia e al Festival di Berlino; abbiamo individuato cinque capolavori che sono stati presentati nelle passate edizioni e che, per qualche motivo, non si son portati a casa il premio più importante: la Palma d’Oro. In alcuni casi, come vedremo, il film vincitore era un capolavoro anch’esso. Altre volte invece, la mancata vittoria grida ancora oggi giustizia.

In The Mood for Love (2000) – Wong Kar Wai

Il 2000 fu l’anno di Lars von Trier e il suo musical atipico, Dancer in the Dark. Unica Palma d’Oro per il regista danese, che regala al mondo una delle sue pellicole, a suo modo, più delicate; complice anche la magnifica interpretazione di Bjork, che in quell’anno vinse anche il premio per la migliore interpretazione femminile. Nulla da togliere al film di von Trier, che forse rimane una delle sue vette; ma quell’anno in concorso spiccava, tra gli altri, In The Mood for Love di Wong Kar-wai (che vinse, comunque, il Grand Prix tecnico e il premio al miglior attore per Tony Leung).

In The Mood for Love è unanimemente considerato tra i migliori film del ventunesimo secolo e di tutti i tempi. Forse l’apice del regista di Hong Kong, è la summa della sua poetica. Il cinema di Wong Kar-wai è un cinema completamente innervato da un discorso sul tempo, ma non nel senso fisico del termine. Il cineasta hongkonghese non è Christopher Nolan, che invece tratta il tempo in un senso quasi oggettivo. In film come In The Mood for Love il tempo è quello interiore, che scorre inesorabilmente e che non può essere perduto. La pellicola è una delle più intime e delicate storie d’amore mai raccontate sul grande schermo. Un capolavoro da recuperare ad ogni costo.

- Pubblicità -
Festival di Cannes

Mulholland Drive (2001) – David Lynch

Il 2001, per l’Italia, fu un anno importantissimo al Festival di Cannes. La Palma d’Oro, infatti, se la aggiudicò Nanni Moretti con il suo La Stanza del Figlio. In un anno come questo, dove in nessuna delle sezioni concorre un film italiano, ricordare l’anno di questa pellicola è quasi un dovere. Rimane, ad oggi, l’ultimo lungometraggio italiano ad aggiudicarsi il massimo premio del festival francese, a distanza ormai di venticinque anni. Ma il 2001 va ricordato anche, però, per la partecipazione in concorso di Mulholland Drive, che comunque vinse miglior regia.

È difficile parlare del capolavoro di Lynch (come sempre per la sua filmografia). Mulholland Drive, esattamente come per In The Mood for Love, è considerato uno dei migliori film del ventunesimo secolo e di sempre. Pietra angolare per la storia del cinema e per la carriera dello stesso regista, che firma un ritratto sognante (e sognato) di una Hollywood che non esiste (o forse si?). A metà strada tra Bergman, Wilder e il surrealismo; Mulholland Drive è un concentrato di suggestioni oniriche, che riflette sull’ossessione per lo star system che può disunire un io fragile. Naomi Watts nel ruolo della vita, per un capolavoro immane della storia della settima arte.

Festival di Cannes

Fargo (1996) – Fratelli Coen

Il 1996 vede trionfare Segreti e Bugie di Mike Leigh. Una delle pellicole più famose, forse, del regista britannico; che abbraccia una certa tendenza del Festival di Cannes che apprezza da sempre racconti sociali, semplici, familiari. Non a caso, nel nuovo millennio, un altro regista britannico, sempre impegnato socialmente nelle sue pellicole, vincerà la Palma d’Oro per ben due volte: Ken Loach, nel 2006 e nel 2016. In concorso, quell’anno, spiccavano tra gli altri Crash di Cronenberg e, soprattutto, Fargo dei fratelli Coen.

- Pubblicità -

Il film di Joel ed Ethan Coen quest’anno compie trent’anni. È giusto ricordarlo anche solo per questo. Così come è giusto ricordare il premio per la miglior regia e il trionfo, agli Oscar, nelle categorie “miglior sceneggiatura originale” e “miglior attrice protagonista” (questo a Frances McDormand). Ma Fargo non è solo i suoi premi. Fargo è uno degli apici del cinema dei registi di Minneapolis, tappa fondamentale del loro discorso sul cinema americano. Un misto di generi e stimoli che consegna al pubblico una vicenda a metà strada tra l’assurdo e il grottesco. Un film epocale del cinema postmoderno.

Festival di Cannes

Dogville (2003) – Lars von Trier

Il Festival di Cannes aveva premiato von Trier tre anni prima con il già ricordato Dancer in the Dark; e la pellicola con protagonista Bjork ha molto in comune con Dogville, a partire dal rapporto burrascoso tra il regista e l’attrice protagonista, in questo caso Nicole Kidman. La giuria, quell’anno, decise di premiare Elephant di Gus Van Sant, assegnandogli anche il premio alla miglior regia, trasgredendo le regole del festival stesso. Elephant rimane una delle migliori pellicole del regista statunitense, che affronta uno dei temi più spinosi per la società americana con una delicatezza estetica disarmante.

Con Dogville ci troviamo di fronte ad uno degli esperimenti più estremi di von Trier. Non tanto per la scenografia assente che impone agli attori di muoversi in modo innaturale e quasi grottesco; ma proprio per il ritratto dell’umanità che il regista danese vuole proporre. La visione del mondo che traspare da Dogville è una visione del mondo al limite del misantropico e del nichilistico. Trovarsi di fronte a questa pellicola significa specchiarsi in un’umanità che tendiamo a dimenticare (o a non voler vedere). Dogville è un film sulla natura profondamente egoistica dell’atto del perdono. Un capolavoro con cui fare i conti, ma che può essere spiazzante.

Tre Colori: Film Rosso (1994) – Krzysztof Kieslowski

Premettiamo che il 1994 è stato l’anno in cui trionfa, tra i fischi, il capolavoro di Quentin Tarantino: Pulp Fiction. Il presidente di giuria del Festival di Cannes era Clint Eastwood, e fu simbolico vedere un regista classico americano premiare questo nuovo prodigio che col suo secondo lungometraggio sovvertiva completamente le regole del cinema statunitense – e non solo. Quasi un passaggio di testimone all’autore postmoderno per eccellenza, che ha forgiato indissolubilmente l’immaginario collettivo degli ultimi trent’anni. Fatta questa premessa, il terzo capitolo della trilogia dei colori di Kieslowski è un capolavoro, che molti volevano trionfasse.

Tre Colori: Film Rosso è la terza parte di una trilogia dedicata ai colori della bandiera francese, e di conseguenza al motto della nazione: libertà, uguaglianza, fratellanza. Questa pellicola, che riflette sulla fratellanza, è un ritratto delicato del suo opposto, la solitudine. I personaggi, estremamente distanti l’uno dall’altro (negli ideali, nello spazio) sono alla ricerca di una collocazione, quantomeno passeggera, in un mondo vuoto, ma stracolmo di persone. Premiare Film Rosso sarebbe stata, sicuramente, una scelta più conservativa. La pellicola ha i tratti del film da festival. La rivoluzione fu premiare, sicuramente, Tarantino, che però si espresse lui stesso a favore della vittoria del film di Kieslowski. Da grande amante del cinema quale è, il buon Quentin aveva fiutato la grandezza del capolavoro.

- Pubblicità -

Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI