Oggi terminiamo anche questa retrospettiva di una delle serie più belle degli ultimi anni. Fin troppo mal calcolata in Italia. Fargo 5 (2023) è l’ultima stagione, per ora, della serie antologica a cura di Noah Hawley. Ma abbiamo anche visto come la macro storia della serie si fosse conclusa. Tornando alle origini “del male” nella quarta stagione in salsa italiana. Abbiamo visto il cambiamento radicale nell’America del ’79 nella seconda stagione e il “Massacro di Sioux Falls“. Abbiamo visto nella terza stagione un collegamento molto carino con la prima storica stagione con un personaggio che tornava nelle battute finali.
Ma quindi cosa raccontare in questa quinta stagione? Fargo 5 rinnova e stravolge completamente ciò a cui eravamo abituati nelle stagioni precedenti. Hawley decide di raccontare qualcosa di nuovo, che parla molto dell’attualità, ma rimanendo comunque fedele allo spirito della serie madre. E soprattutto all’atto d’amore verso il cinema dei Fratelli Coen che questa serie in fondo è. Ambientata nel 2019 in pieno impeachment di Trump, è ovvio che Hawley voglia parlare dei problemi che affliggono gli States oggi giorno. Abbiamo raccontato come si è evoluta la storia del Mid West tra cambiamenti e stravolgimenti… è naturale raccontare l’oggi che ci siamo costruiti col tempo.
Hawley decide di trattare argomenti alquanto tosti e molto attuali. In Fargo 5 è molto centrale il tema dell’empatia (argomento molto trattato ultimamente). Ma questa stagione è davvero un minestrone ben cucinato di influenze diverse. Si può dire che si tratta di una sorta di Kill Bill in salsa Coen, con il tocco autoriale di Hawley. I personaggi femminili sono il perno centrale della narrazione e la violenza di genere (sotto tutte le forme) è preponderante. Le vicende e l’epopea del personaggio di Dot sarebbe da far vedere a chiunque pensi che i “personaggi femminili forti” siano banali.

Fargo 5 – Trama
2019, Minnesota. La dolce e quieta casalinga di Scandia, Dorothy “Dot” Lyon (Juno Temple) viene arrestata dalla vice sceriffo Indira Olmstead (Richa Moorjani) quando, per errore, colpisce con un taser un agente durante una sommossa alla riunione del consiglio scolastico di sua figlia, Scotty (Sienna King). Dopo essere stata scarcerata dal marito Wayne (David Rysdahl), viene rapita da un paio di criminali: Ole Munch (Sam Spruell) e Donald Ireland (Devon Bostick). Dot all’improvviso esce fa fuoriuscire un lato nascosto di sé, molto brava difendersi e a escogitare trappole. Dopo una lunga lotta in cui Ireland finisce ustioanto in faccia e a Munch manca un orecchio… Dot viene infine rapita.
La madre benestante di Wayne, Lorraine Lyon (Jennifer Jason Leigh), che gestisce un’agenzia redditizia di recupero crediti, accetta di pagare un eventuale riscatto. A malincuore ovvio, data la poca simpatia che nutre nei confronti della nuora in quanto “donna in cerca di dote”. Cosa che sicuramente Dot non è. La dolce casalinga riesce a fuggire di notte dall’auto dei rapitori grazie all’aiuto del poliziotto dello Stato del North Dakota Witt Farr (Lamorne Morris). Quando Dot torna tranquillamente a casa, dichiara al marito Wayne che non c’è stato alcun rapimento. Il che fa sorgere dubbi a chiunque sulle intenzioni di Dot e sulla sua reale identità.
Mentre Farr e l’agente Indira Olmstead indagano, uno dei due rapitori, Ole Munch, entra in conflitto con l’uomo che lo ha assunto, Roy Tillman (Jon Hamm). Roy è lo sceriffo costituzionale della Contea di Stark, nonché primo marito di Dot. A quanto pare Dot era fuggita da lui dieci anni prima. Oltre a Tillman, Munch e la polizia, Dot deve vedersela anche con la ricca madre di Wayne, Lorraine, che sospetta che Dot abbia simulato il rapimento per estorcerle denaro. Il vicesceriffo Gator (Joe Keery), figlio maggiore di Roy, vuole anche lui prendere Dot in modo da farsi notare dal pressante padre.

Fargo 5 – Cast
Juno Temple (Killer Joe) è Dot, la nostra dolce protagonista. Capace di trasformarsi completamente quando viene minacciata lei e la sua famiglia. Nel corso della stagione verrà denominata come “Tigre“. La Temple è notevole sia nel ruolo di dolce casalinga che nella cosiddetta Tigre. Accanto a lei ruotano le vicende dell’ingenuo marito Wayne e dell’agente Indira Olmstead. Indira è interpretata da Richa Moorjani (Alien: Earth) che purtroppo è affogata nei debiti a causa di scelte non ponderate e un marito spendaccione e nullafacente. Ossessionato dal giocare a golf nel garage.
Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight) è Lorraine Lyon. La madre dei debiti. E anche di Wayne, che tratta come un bambino. Meglio dire che tratta chiunque come bambini. Perché è una donna realizzata che parla chiaro e sa come ottenere ciò che vuole, e lo dimostra anche in modi crudeli. Anche grazie al sempre presente avvocato di famiglia Danish Graves (Dave Foley). Dot verrà soccorsa e poi salverà a sua volta l’agente Witt Farr, interpretato da Lamorne Morris (Spider Noir). Joe Keery interpreta uno dei villain della stagione, il giovane bulletto e figlio di Roy, Gator. È davvero strano vederlo in un ruolo simile dopo averlo visto in Stranger Things. Ma Keery risulta sempre convincente e ottimo in ruolo del tutto fuori dal suo immaginario consueto.
Ma i due personaggi che davvero catturano lo schermo sono Roy Tillman (Jon Hamm) e Ole Munch (Sam Spruell). Hamm si allontana dall’affascinante Don Draper di Mad Men e interpreta uno sceriffo tutto d’un pezzo, despota, maschilista, omofobo e razzista. Ribelle verso la legge e interpreta la Costituzione a modo suo. “Un uomo duro per tempi duri“. Un uomo che vuole rovinare la vita di Dot solo perché “è sua” in quanto una volta erano sposati. Purtroppo per lui, Gator assume il misterioso Munch. Un uomo vestito come un gallese tradizionale e poco loquace. Un personaggio che nasconde ben più di un mistero e pare rispettare Dot, in quanto “Tigre“. Spruell (A Knight of the Seven Kingdoms) è bravissimo nel caratterizzare e rendere inquietante il suo personaggio.

Fargo 5 – Recensione
Fargo 5 esce dai binari settati dalle precedenti stagioni, ma è incredibile come il cuore della serie non cambi. Anzi il finale della stagione mostra il vero messaggio che si vuole lanciare sin dall’inizio. Un chiaro omaggio a Non è un Paese per Vecchi. Non è un caso che il personaggio di Munch ricordi Javier Bardem in quel mitico ruolo. Hawley incentra tutto sulla violenza di genere sotto ogni forma. Importante è il parallelismo tra i due personaggi che esercitano entrambi potere nel corso della stagione. Lorraine e Roy. Lei vuole sottomettere tutti in quanto classista, invece Roy vuole sottomettere tutti in quanto maschio Alpha. E non vedrà di buon occhio Lorraine in quanto donna.
La serie ha un ritmo notevole e riesce, come di consueto ormai dopo cinque stagioni, a catturare lo spettatore grazie a dialoghi accattivanti e personaggi ben caratterizzati. Non è un caso che la serie sia ambientata nel 2019, data la milizia costituzionale di Roy. Che purtroppo ricorda molto ciò che avverrà poi con l’assalto di Capitol Hill. Chissà perché si è deciso di parlare un personaggio che usa i propri mezzi per far ciò che vuole a discapito della legge perché “la legge è lui”… Ma la chiave della stagione, e osiamo dire dell’intera serie, è nella puntata finale. Che si prende i suoi tempi per raccontare l’epilogo di questa vicenda sanguinaria… che rappresenta la consueta lotta tra bene e male.
Per tutta la stagione Dot è ossessionata dal voler cucinare per sua figlia e nella puntata finale lo “stare a tavola” è il cuore del discorso. Importante nella narrazione il discorso sul “debito“, portato avanti da Lorraine. La maggior parte delle persone vive a debito e siamo sempre più presi dall’apatia. Ma forse in questo mondo c’è ancora spazio per l’empatia e nel trattare il prossimo con rispetto, nonostante magari passati rancori. Una stagione entusiasmante che intrattiene fino alla fine e che, nonostante le stravaganze, riesce a tenere incollato lo spettatore. Anche grazie a interpretazioni di livello e a cattivi carismatici. E bisogna dire che Jon Hamm è un volto televisivo che terrebbe incollato chiunque.

Conclusioni
Una stagione memorabile, che non sfigura affatto con le altre. Anzi degna di lottare nell’olimpo con la storica prima stagione. Una regia dinamica e creativa che narra in modo convincente per non far perdere allo spettatore nulla. Sulla regia creativa è emblematica la puntata denominata “Linda“. Chiunque racconterebbe il travagliato passato della protagonista con una puntata flashback o cose simili. Invece si decide di raccontare il tutto con una bellissima sequenza con delle marionette intagliate a mano. Un po’ come una mamma che vorrebbe spiegare a una bambina il mondo crudele in maniera “giocosa” e istruttiva. Una stagione che intrattiene da morire e fin troppo reale nei messaggi che vuole portare.
Questa è una storia vera. Gli eventi che seguono si sono verificati in Minnesota nel 2019. Su richiesta dei sopravvissuti, i nomi sono stati cambiati. Per rispetto dei deceduti, il resto è stato narrato esattamente per com’è avvenuto. Questa è l’apertura di ogni episodio, di ogni stagione. A parte per l’anno e il luogo, ovvio, che cambia di stagione in stagione. Questa frase viene riportata anche per omaggiare l’inizio di Fargo, il film originale dei Coen. Una didascalia ironica che fa sorgere sempre un sorriso. Quella di questa stagione, dati i temi affrontati e la crudezza portata, andrebbe forse cambiata. Anche per far riflettere lo spettatore. Andrebbe cambiata in “Questa è purtroppo una storia vera“. Una storia che sentiamo fin troppo negli ultimi anni e che merita di essere raccontata intrattenendo come solo uno showrunner come Hawley sa fare.
Tutti gli episodi di Fargo 5 sono disponibili su Sky.

