Tratto dall’omonimo romanzo best seller da oltre mezzo milione di copie vendute, Fabbricante di lacrime è una produzione italiana distribuita da Netflix. Un film diretto e sceneggiato da Alessandro Genovesi, cimentatosi nell’adattamento adattato sul piccolo schermo la storia di Erin Domm che ha appassionato migliaia di giovani lettori in tutta Italia e che è stato al vertice delle classifiche di vendita per tutto il 2022.
Dopo una buona campagna marketing e spazi a tema dedicati, Fabbricante di lacrime è arrivato in piattaforma il 4 aprile.
Fabbricante di lacrime: trama
Nica (Caterina Ferioli) è una diciasettenne che da ormai molti anni vive all’interno del Grave, un orfanotrofio dove i ragazzi subiscono ingiuste vessazioni. Anche le storie raccontate sembrano non trovare un lieto fine all’interno di quel luogo. Un giorno però, Nica viene finalmente adottata da una famiglia amorevole e comprensiva. I due neogenitori decidono di accogliere non solo la ragazza, ma anche Rigel (Simone Baldasseroni) un compagno del Grave che ha sempre dimostrato respingimento e odio nei confronti dell’ignara Nica.

Fabbricante di lacrime: un teen drama italiano tutt’altro che innovativo
Dopo una lunga carrellata di commedie divertenti e umoristiche, il regista Alessandro Genovesi si butta sul teen drama di stampo americano. Fabbricante di lacrime narra un amore giovanile sbocciato, ma allo stesso tempo velato da una veste d’odio, all’interno del perimetro di una gabbia chiamata Grave. Erin Doom è sicuramente riuscita a centrare il cuore delle giovanissime ragazze del nostro paese, ma questo prodotto ha la stessa forza della sua controparte cartacea? La risposta è assolutamente no.
Fabbricante di lacrime si aggiunge a quel gruppo (purtroppo sempre più ampio) di teen drama scadenti nella messa in scena e ripetitivi nei loro contenuti. L’approfondimento dei personaggi è pressoché nullo, ogni speranza di attaccamento ai protagonisti viene spazzata via da un ritmo eccessivamente veloce che no da respiro. Un attimo vediamo Rigel vessare la sua futura sorella, un attimo dopo lo vediamo tormentarsi l’animo per l’amore che prova per questa. Cliché su cliché narrati in maniera didascalica ed enfatizzati dalla voce narrante di Nica che invano tenta di ricreare le atmosfere respirate dalle lettrici dei romanzi. A poco e niente servono le note di pianoforte che accompagnano il film in un motivetto che pone la pietra tombale su un progetto affondato in partenza.

I due protagonisti
Dopo averlo visto sui banchi di Amici di Maria De Filippi, il cantante Simone Baldasseroni (in arte Biondo) ha subito intrapreso la strada della recitazione, e tra performance più o meno riuscite, Fabbricante di lacrime poteva essere un ottima pista di decollo per la carriera dell’attore. Baldasseroni non riesce però a cogliere l’occasione. Nonostante esso appaia a prima vista credibile nel ruolo, tutto scompare nel momento in cui questo interagisce con la figura femminile di spicco dell’opera. I dialoghi appaiono banali e non viene toccata nessuna corda emozionale. Simone Baldasseroni tenta di fare il suo, ma le battute a lui assegnate non lo facilitano, e l’attore (ancora troppo giovane) non ha certo la forza per rimediare al disastro in atto.
Nuova nelle scene invece Caterina Ferioli, attrice classe 2003 che nel Fabbricante di lacrime trova il vero battesimo artistico. Tutto sommato non è neanche andata malissimo per lei, il suo personaggio è forse quello meglio caratterizzato e l’attrice riesce a portare a casa il compito assegnato. La sua Nica e bella, innocente, timorosa e follemente innamorata dell’odioso Rigel. Inutile parlare di tutti gli altri interpreti, neanche minimamente approfonditi e puramente riempitivi.

In conclusione
Fabbricante di lacrime è un film non solo deludente, ma in certi momenti anche imbarazzante. Un opera che prende gli aspetti peggiori dai teen drama d’oltre oceano e li porta nel cinema italiano. La sceneggiatura e messa in scena sono le cose che funzionano assolutamente meno e che fanno affondare la nave dopo pochi minuti dalla partenza, e i due attori, tutto sommato credibili almeno nell’aspetto, non hanno la forza necessaria per evitare il naufragio. Bocciatura abbastanza netta per Simone Baldesseroni e giudizio rimandato per Caterina Ferioli, che se non altro ha dimostrato una scintilla di talento che se correttamente alimentata può trasformarsi in qualcosa di buono.
Come un pesce fuor d’acqua il regista Alessandro Genovesi, che dopo averci divertito con le commedie come La peggior settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita si butta su un genere che chiaramente non gli appartiene. Genovesi prova a copiare gli amici americani, dimenticandosi però che questo genere è ormai da diversi anni in discesa anche in territorio statunitense. I lettori del romanzo potranno anche amare quanto questo film ha da offrire, ma a chi si avvicina per la prima volta a Nica e Rigel, Fabbricante di lacrime è un opera che non dirà nulla.
Fabbricante di lacrime: trailer
