Recensioni FilmExtinction: recensione del film che sta spopolando su Netflix

Extinction: recensione del film che sta spopolando su Netflix

Ci sono film che il tempo dimentica e altri che, per ragioni difficili da spiegare, il tempo decide improvvisamente di riportare alla luce. Extinction, horror post-apocalittico diretto da Miguel Ángel Vivas nel 2015, appartiene decisamente alla seconda categoria. A undici anni dall’uscita, il film è tornato a far parlare di sé grazie alla sua nuova disponibilità su Netflix in diversi mercati, arrivando persino ai vertici del ranking internazionale della piattaforma. Una seconda vita decisamente inattesa per un’opera che, al momento dell’uscita, aveva raccolto soprattutto giudizi tiepidi o negativi.

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Il problema è che la popolarità ritrovata non coincide necessariamente con una rivalutazione artistica.

Extinction

Extinction: la trama

La storia ci porta a Harmony, una cittadina completamente isolata e ricoperta dalla neve, nove anni dopo un’infezione che ha trasformato gran parte dell’umanità in creature feroci. Qui vivono Patrick, interpretato da Matthew Fox, e Jack, interpretato da Jeffrey Donovan, insieme alla piccola Lu, figlia di Jack e interpretata da Quinn McColgan. I due uomini abitano praticamente uno accanto all’altro, ma tra loro esiste un rancore profondo, legato a un passato che il film sceglie di svelare lentamente.

La situazione cambia quando Patrick scopre che gli infetti non sono scomparsi. Si sono adattati al nuovo ambiente e sono diventati qualcosa di ancora più pericoloso.

Da quel momento, le rivalità personali devono lasciare spazio alla sopravvivenza.

Sulla carta, è una premessa interessante: non soltanto zombie, ma anche trauma, senso di colpa, famiglia e convivenza forzata.

Peccato che il film non riesca sempre a trasformare queste buone idee in una narrazione altrettanto efficace.

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Extinction: la recensione

Extinction ha un problema fondamentale: sembra continuamente indeciso su quale film voglia essere.

Da una parte cerca il survival horror, dall’altra insiste sul dramma familiare e psicologico. In alcuni momenti sembra quasi voler abbandonare il cinema di zombie per raccontare la storia di due uomini distrutti dal proprio passato. In altri, torna improvvisamente alla creatura cinematografica, all’assalto e alla sopravvivenza.

Questa oscillazione avrebbe potuto essere una ricchezza. Diventa invece uno dei suoi principali limiti.

La prima parte è lenta e spesso eccessivamente dilatata. Il rapporto conflittuale tra Patrick e Jack dovrebbe costruire tensione, ma il film impiega troppo tempo per arrivare al punto, mentre la componente horror rimane per lunghi tratti in secondo piano.

Extinction

Quando finalmente le creature tornano in scena, Extinction recupera energia. Vivas costruisce alcune sequenze efficaci e riesce a dare agli infetti un aspetto abbastanza inquietante, sfruttando bene l’ambientazione innevata. La città deserta e il paesaggio gelido contribuiscono a creare una sensazione di isolamento che è probabilmente uno degli elementi più riusciti dell’intera pellicola.

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Ma anche qui il film non riesce a mantenere costante la tensione.

La sceneggiatura, firmata da Alberto Marini e Miguel Ángel Vivas, tenta di aggiungere profondità al classico racconto di sopravvivenza, ma spesso confonde la complessità con la lentezza.

E soprattutto, alcune svolte narrative arrivano senza avere la forza necessaria per giustificare tutto ciò che le ha precedute.

Il risultato è un film che ha idee migliori della loro realizzazione.

Il cast

Se c’è qualcosa da salvare con convinzione sono gli interpreti.

Matthew Fox offre una prova fisica e malinconica nei panni di Patrick, un uomo consumato dalla solitudine e dal senso di colpa. L’ex protagonista di Lost riesce a comunicare molto anche nei momenti in cui la sceneggiatura gli offre poco da dire.

Jeffrey Donovan è altrettanto convincente come Jack. Il suo personaggio avrebbe meritato una scrittura più sfaccettata, ma Donovan riesce comunque a costruire un uomo duro, diffidente e profondamente segnato dal passato.

Una nota positiva va anche a Quinn McColgan. La giovane attrice evita di trasformare Lu nella classica “bambina da proteggere” e riesce a dare al personaggio una presenza emotiva importante. È proprio il rapporto tra Lu e i due uomini a rappresentare il cuore più umano della storia. Il cast principale è confermato anche dalle schede ufficiali del film.

In conclusione

Extinction non è un disastro assoluto. Ed è proprio questo a renderlo più frustrante.

Perché le idee ci sono. L’ambientazione funziona. Alcune creature sono efficaci. Il cast fa il proprio lavoro con dignità e, in alcuni casi, anche molto bene.

Ma un film non può vivere soltanto delle proprie buone intenzioni.

La sceneggiatura procede a singhiozzo, il ritmo è spesso esasperante e il tentativo di aggiungere un dramma familiare al genere zombie finisce per appesantire invece di arricchire la storia.

Extinction

Il ritorno su Netflix dimostra però una cosa interessante: un film può fallire al cinema e trovare una seconda possibilità nell’era dello streaming.

Ma popolarità e qualità sono due classifiche diverse.

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Extinction è un survival horror con qualche buona intuizione, una discreta atmosfera e un cast che merita più di quanto il film riesca a offrirgli. Da riscoprire come curiosità post-apocalittica, sì. Da considerare un gioiello dimenticato del cinema zombie, decisamente no.
Laura Pavanello
Laura Pavanello
Con la fantasia si può fare il più spettacoloso viaggio che sia consentito ad un essere umano". E questo per me è il cinema, il mio oggetto di studi, la mia passione, ma soprattutto il luogo dove i sogni diventano realtà.

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