Dopo una seconda stagione che lasciò incredulo il mondo intero, la terza parte di Euphoria era senza alcun dubbio uno dei prodotti televisivi più attesi di questo 2026. Il dramma adolescenziale più seguito degli ultimi anni, che si era spinto a mostrare i lati più oscuri delle vite dei giovani adolescenti americani, spesso contornate da abusi e dipendenze da sostanze, aveva ancora molto da raccontare. Quando però si sparse sui media la voce proveniente d’oltreoceano secondo cui la terza stagione avrebbe fatto un salto temporale di diversi anni rispetto agli eventi finali del 2022 in molti hanno palesato qualche scetticismo.
L’episodio finale uscito ieri ha spaccato il pubblico in due, tra chi lo ha amato e chi lo ha odiato. La serie completa è ora disponibile su HBO Max e NOW Tv.
Euphoria (terza stagione): trama
Alcuni anni dopo la fine del periodo liceale, le vite di un gruppo di amici hanno preso strade completamente diverse. Nate (Jacob Elordi) e Cassie (Sydney Sweeney), tra problemi economici messi sotto il tappeto e cose non dette, si apprestano a convolare a nozze. Rue (Zendaya) è finalmente uscita dalla dipendenza delle droghe, sembra aver trovato la fede, ma nel contempo ha trovato lavoro presso un locale notturno gestito da un boss di nome Alamo (Adewale Akinnuoye-Agbaje). Maddy (Alexa Demie) fa ora la segretaria presso uno studio di manager, Lexi (Maude Apatow), finito il college, ha trovato un impiego presso gli studi cinematografici di Hollywood e Jules (Hunter Schafer) vive in un appartamento lasciatole in uso dal suo amante e spera di diventare un’artista.

Una serie dai picchi eccessivi che però è lo specchio di un mondo che allarga sempre di più i confini dell’eccesso
Con la terza stagione di Euphoria si chiude il sipario sulle vite di quel piccolo gruppo di amici che frequentavano la East Highland High School. Dall’ultima stagione sono passati quattro anni, quattro anni che si sono fatti sentire anche in quelle che sono le trame raccontate da Sam Levinson. Partiamo subito col dire che, purtroppo, non tutti gli archi narrativi hanno avuto la stessa forza e compiutezza nel racconto. In passato la forza di Euphoria è sempre stata il fatto che tutti i protagonisti erano in qualche modo collegati, spesso li si vedeva condividere lo schermo, quasi a rappresentare un unione adolescenziale in qualche modo mai assente. Ora però quell’età è ben che finita.
Sono finiti anche tutti quegli orpelli che coloravano le oscure esistenze dei giovani visti nelle prime due stagioni. Gli amori sono passati, la lussuria e la fame di denaro sono i fari che illuminano la strada verso un precipizio che sa di tutto tranne che di vittoria. I giovani che speravano in un futuro roseo hanno perso la gara con la vita, distratti e poi risucchiati dalle aspettative di un mondo che cerca solo l’apparenza e la ricchezza ad ogni costo. Se è vero che vi è una grande disparità narrativa tra l’approfondimento che la terza stagione di Euphoria riserva a Rue rispetto a un personaggio come Jules, troppo trascurata, è anche vero che Levinson ha comunque distrutto qualsiasi ogni rosea speranza.
Un racconto che porta all’estremo i disagi dei ragazzi di questo decennio, sia nel racconto che nella messa in scena. Euphoria si spinge ben oltre le precedenti puntate, dove già la presenza di stupefacenti e di scene di nudo erano una dietro l’altra. Un altro parallelismo con il mondo di oggi, molto più esplicito nei contenuti rispetto a solamente qualche anno fa.

Euphoria: i grandi epiloghi e quelli meno riusciti (SPOILER)
Rue
Analizzando queste ultime otto puntate, la vincitrice assoluta non può che essere Rue. Il suo personaggio ha nel corso della stagione una vera e propria cavalcata verso la redenzione. Prima lo stop con la droga, seguito poi da una collaborazione con la DEA per la cattura dei narcotrafficanti più ricercati e violenti della zona ed infine la ricerca di una risposta al di là del fisico, del materiale, del tangibile. Il tutto concluso da una sequenza straziante quanto illuminante, che mostra l’anima di una ragazza che prima di abbandonare ogni sofferenza terrena rivede gli amori a lei più cari: il padre, la madre, la sorella, il suo migliore amico, la prima cotta e quella giovinezza mai del tutto aggrappata.
Maddy, Cassie, Lexie, Jacob e Jules
Maddy e Cassie, fin dai primi episodi “mano nella mano”, hanno un andamento narrativo molto altalenante. Non si può certo dire che la serie le abbia messe da parte, ma è anche vero che nel loro percorso rimane un pochino di amaro in bocca. La parabola del sex working è molto attuale, ma troppo enfatizzata. Lexie è l’unico spiraglio di luce nei destini poco luminosi di questo gruppetto, un monito di speranza che racconta di un sogno non ancora realizzato, ma che grazie ad una vita di sacrifici e lontananza dalle dipendenze potrebbe diventare realtà. Nate e Jules, nonostante la loro presenza ridottissima, riescono comunque a dire la loro. Nulla di eccezionale, sia chiaro, ma comunque hanno chiuso il loro percorso sulla strada di quello visto nelle due stagioni passate.
Jules si è relegata ad una vita priva di affetti e dedita solo alla carnalità e Nate, a causa della sua incapacità di gestire tanto le sue finanze quanto i suoi sentimenti, finisce nel peggiore dei modi. Tutti i nuovi personaggi sono funzionali e ben scritti, in particolar modo Alamo, il “villain” indiscusso di questo finale.

In conclusione
La commozione per questo finale è notevole, tanto che forse va un pochino ad oscurare alcune sbavature lampanti. Rue chiude il suo arco a pieni voti, mentre i suoi compagni (chi più chi meno) stanno ampiamente indietro. Negli anni Euphoria si è trascinata dietro molte critiche, ma ora che è finita, nel panorama televisivo rimarrà un grande vuoto.
