Enemy è un film del 2013, diretto da Dennis Villeneuve, con protagonista Jake Gyllenhaal. Il titolo del film significa nemico o nemesi, ma questa volta per Villeneuve non è un rapitore di bambini, come accadeva in Prisoners. Non è nemmeno un importante boss del cartello messicano, sfidato da Josh Brolin e Benicio del Toro in Sicario. In Enemy il vero nemico non è più distante del proprio riflesso allo specchio. Il protagonista ce l’ha letteralmente difronte: è lui stesso.
Enemy-la trama
Adam Bell è un insoddisfatto professore di storia, che passa le sue giornate nella monotonia e nella noia. Persino la sua ragazza sembra solo usarlo per il proprio tornaconto o brivido di piacere, mentre lui resta svuotato da ogni energia. Parla ripetutamente ai suoi studenti di dittatura, di controllo mentale, di un potere occulto che limita l’espressione dell’individuo. Senza neanche farlo apposta, è esattamente la sua situazione di vita. Per far fronte alla noia, allora, alla vuotezza di spirito, gli viene consigliata la visione di alcuni film. Basta un piccolo frame per risvegliarlo dal letargo. Una comparsa ha il suo stesso volto. E quando lo chiamerà al cellulare, avrà anche la sua stessa voce.

Enemy-la recensione
Due dei poteri, soprattutto visivi, del cinema sono l’inganno e l’ambiguità. Enemy possiede entrambi. La fotografia connotata per l’intero film da un colore giallognolo, ambiguamente, dà la sensazione di sogno allucinato. La domanda da farsi è quindi se ciò che avviene sullo schermo sia reale o tale solo nella testa dei due protagonisti. Adam e Anthony, dalla stessa iniziale, sono uno l’opposto dell’altro, anche se entrambe le loro vite incroceranno più di una cosa in comune.
I due vivono nella stessa città, che conferma la sua possibile illusione, tramite l’enorme aracnide alieno che zampetta tra i grattacieli. È trasposizione semantica di un certo stato d’animo, del guardare le cose da una diversa prospettiva. L’apertura iniziale, infatti, vede Gyllenhaal in una stanza con loschi individui, forse massoni od illuminati, che assistono ad una scena raccapricciante. Una donna sta per schiacciare un piccolo ragno con il tacco dello stivale, con Gyllenhaal(Ambulance) che osserva disperato. Lì era lui ad osservare il ragno, poi ad un certo punto sarà il ragno ad osservare lui, in una messa in scena enigmatica.

L’apparenza ingannatrice
La sovrapposizione tra piani e prospettive è la stessa che c’è tra Adam ed Anthony. Sono l’uno l’immagine speculare dell’altro, ma solo in superficie. Adam, seppur conducendo una vita meno agiata di Anthony, cerca di rendere al meglio il poco che ha, mentre Anthony è fondamentalmente un egocentrico. Della compagna incinta gliene frega ben poco, poiché ciò che gli interessa è solo se il frigo sia pieno di mirtilli biologici. Sono questi banali dettagli di vita condivisa con cui il film mostra la sua potenza. Lo spettatore si cala completamente nella quotidianità di due individui, che falsano gli stessi concetti di individuo ed identità. Il montaggio in questo senso offre sempre riprese molto ravvicinate, quando Adam ed Anthony si incontrano. Non vengono mai inquadrati in modo separato e si avverte sempre una certa tensione. Un normale professore di storia è dinnanzi ad un motociclista egocentrico e narcisista, completamente diverso da lui. Rappresenta dunque un anomalia in quell’identità, intesa come singola componente, che in Enemy però acquista tutt’altro che un semplice significato.

Riproduzione non vuol dire totalità
Presto le esistenze di Adam ed Anthony si scontreranno. Il nemico prenderà il sopravvento, come una sorta di gemello malvagio. Ma proprio mentre metterà in atto il suo piano per restare l’unico tra i due, verrà tradito da una differenza. Si ribalta allora il ruolo del nemico, conferendolo a quello che, tra i due, sembrava non avere alcuna speranza. Il colpo di scena è così potente perché prima del suo svolgimento, il film ci ha presentato due corpi e due voci perfettamente uguali. Questo riconferma il fatto che il film non voglia raccontare semplicemente una storia ambigua e paradossale, ma utilizzare come veri attori l’ambiguità ed il paradosso.
Cast
I tre attori protagonisti svolgono il ruolo che sono chiamati ad interpretare in maniera molto sentita, seppur i dialoghi siano ridotti al minimo. Tutti riempiono i silenzi con sguardi fissi, molto provati e mai con funzione da riempitivo. Le due compagne di Anthony e Adam sono una l’antitesi dell’altra. La moglie di Anthony è interpretata da Sarah Gadon, mentre la compagna di Adam ha il volto di Melanie Laurent(Bastardi senza gloria) Entrambe, grazie alla recitazione, manifestano la profonda differenza tra queste due donne, soprattutto nella scelta del loro compagno di vita.
Conclusioni
Enemy è uno dei thriller più psichedelici ed ambigui degli ultimi tempi. Per certi versi, grazie al suo aspetto illusorio, ricorda L’uomo senza sonno, con Christian Bale, e vale la pena guardarlo anche solo per questo omaggio ad un certo tipo di cinema dell’onirico.

