Eden: un assaggio della club culture francese

Eden è un film del 2014, scritto e diretto da Mia Hansen-Løve. Si tratta di una pellicola ispirata a vicende reali, in particolare alle aspirazioni del fratello della regista, Sven Hansen-Løve, che è co-scrittore del progetto. Il debutto è avvenuto al Toronto International Film Festival dello stesso anno, nella sezione Special Presentations.

Il film permette allo spettatore di avere un piccolo assaggio della club culture francese e anche della voglia di fare dei giovani. Si affrontano temi come la disillusione, la perdizione, oltre alla determinazione e alla dedizione. E’ tra i pochissimi progetti europei che si addentrano così tanto nel mondo della cultura del clubbing, specie quello francese.

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Eden – Trama

Sono gli anni Novanta e in Francia sta emergendo la French House. Paul Vallée (Félix de Givry) è un giovane parigino appassionato di musica elettronica, che pian piano si inserisce in questo mondo. Insieme al suo amico Stan (Hugo Conzelmann) forma il duo DJ Cheers, iniziando a suonare nei club underground di Parigi. Nel frattempo la scena cresce e artisti come i Daft Punk raggiungono il successo internazionale.

Mentre la musica diventa sempre più popolare, la vita di Paul procede in modo diverso. Da un lato attraversa relazioni sentimentali instabili, dall’altro le difficoltà economiche aumentano. Nel frattempo il giovane cade nella spirale delle droghe, parte dell’esperienza del clubbing stesso, sperando che la sua carriera prima o poi decolli. Il tempo passa, ma la passione resta. Paul cerca di non demordere, anche se diventa tutto più difficile.

Ad un certo punto tocca al protagonista prendere la situazione in mano, dunque inizia a frequentare un centro di riabilitazione. Tutto attorno a lui cambia, il successo dei Daft Punk aumenta. I locali chiudono. Le mode si trasformano. Alcuni degli amici prendono strade diverse. Altri perdono la vita. Lui invece sembra non riuscire ad andare avanti, è fermo al passato. Sembra essere bloccato in un’epoca che, ormai, sta volgendo al termine. Nell’epilogo c’è spazio alla rassegnazione.

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Eden – Recensione

Eden è il quinto progetto cinematografico di Mia Hansen-Løve ed è in questo che decide di affrontare un tema importante. Con questa pellicola cerca di dipingere un quadro triste e malinconico di una generazione costretta alla disillusione. Mentre il tempo scorre e la vita va avanti, i giovani con aspirazioni e sogni sono costretti a ritornare coi piedi per terra per sopravvivere. L’unica alternativa di evasione dalla realtà diventa la droga, specie in ambienti come quelli del clubbing.

E per questo film la regista decide di contare sul fratello Sven, che ha avuto esperienza in prima persona in un universo di questo tipo. Il repertorio cinematografico sulla club culture è quasi misero, con poche eccezioni nel 1996, sia per Clubbed To Death e un po’ per Trainspotting, e Berlin Calling (2008). Eppure Eden, pur non essendo super accurato, è un’importante finestra sulla scena musicale del tempo.

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Dal punto di vista tecnico, la regia è un po’ anonima. Difatti prevale una distanza media, raramente invasiva. Non vi è enfasi drammatica forzata, i momenti chiave arrivano senza nessun climax tradizionale. La direzione non è spettacolare, al contrario è estremamente osservativa. Stessa cosa riguarda la fotografia, che è prevalentemente data dall’illuminazione naturale dei club notturni. Naturalmente il film non necessita di colonna sonora, perché la musica è diegetica.

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Il clubbing e la perdizione

La cultura del clubbing è un universo estremamente complesso e controverso. Se da un lato, alla base dell’intera esperienza, vi è la passione per la musica elettronica, dall’altro c’è molto di più. Le serate sono molto lunghe, possono arrivare a durare piu’ di 6/7 ore e negli eventi speciali si prolungano fino al mattino successivo inoltrato. Il corpo si sottopone ad uno sforzo grande e continuativo e per questo spesso si assumono droghe.

Naturalmente se il clubbing è ordinario nella vita di una persona, quest’ultima cade in una spirale e, senza accorgersene, diventa tossicodipendente. Anche perché le sostanze stupefacenti amplificano anche l’esperienza sensoriale nei luoghi claustrofobici come i club underground. Quindi per vivere il momento in toto si fa affidamento a questi veri e propri elisir, che condizionano tutto quanto.

In Eden è chiaro quanto sia facile perdersi nel gioco e nell’euforia del momento. Paul si ritrova a fare i conti con la tossicodipendenza, che oltre ad esser parte dell’esperienza del clubbing, lo aiuta a svuotare la mente. Senza rendersene conto il protagonista deve anche cercare di lottare per la sua vita, oltre che per il suo sogno. Quando le ambizioni sono tanto più grandi delle possibilità e dei canali che si hanno per raggiungerle, tanto profondo è il baratro.

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Conclusioni

Eden è interessante ed è piacevole da guardare. Allo stesso tempo suscita infinite riflessioni e domande sul presente, sul futuro e su ciò che è stato il passato. A fine visione resta l’angoscia del non sapere quale sarà la propria fine dall’epidermide al midollo osseo.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Emozioni
Interpretazioni

CONCLUSIONI

Una riflessione esistenziale sulla disillusione, con un sottofondo elettronico.

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