martedì, 19 Ottobre, 2021

David Wark Griffith, Il genio che creò la grammatica del Cinema

David Wark Griffith nasce in una fattoria a Crestwood nel Kentucky e muore a Hollywood nel 1948, nella città che aveva amato e odiato con intensa passione.
Griffith è il vero padre del cinema. E’ l’uomo che più di ogni altro, agli albori della settima arte, ha creato la grammatica narrativa del mezzo cinematografico. Ideandone gli espedienti tecnici e unificandoli nella compiutezza.
Fu l’artista che visse per primo e in prima persona la contraddizione tra ispirazione e botteghino.
Il genio che nell’America degli anni ’10 creò la grammatica e la sintassi della nuova arte, girando centinaia di film, corti, medi e lunghissimi.

I fratelli Lumière inventarono il mezzo cinematografico ed in particolare il proiettore o macchina da presa (mdp). Girarono molti corti e mediometraggi, ma essenzialmente senza regole.
Un pò come i video amatoriali fatti con gli attuali smartphone; inquadratura unica, assenza di montaggio, attori non attori che salutano guardando in macchina o mettendosi in posa, ecc.
Griffith, invece, non ha soltanto inventato espedienti tecnici come l’apertura e la chiusura dell’obiettivo a iride, il primo piano e quello americano, la luce, il montaggio alternato con l’incastro di varie storie, ma ha creato, mescolandoli, la funzione narrativa stessa del cinema, credendoci prima di chiunque altro.

La sua prima regia è “The Adventure of Dollie” del 1908, mentre “Pippa passes” è il primo film recensito il 10 ottobre del 1909 dal New York Times. Ma i suoi due titoli leggendari sono “Nascita di una nazione” del 1915, in cui rivive epicamente la guerra civile americana; e “Intollerance” del 1916, uno dei film più costosi e maledetti della storia, la cui narrazione si svolge su quattro piani paralleli: uno sciopero moderno, la caduta di Babilonia, la storia di Cristo e la notte di san Bartolomeo.

Griffith verrà travolto dai debiti che finirà per pagare solo nel 1923, dopo aver girato i due titoli invece più graditi al pubblico. I melodrammi “Giglio infranto” del 1919 e “Le due orfanelle” del 1921.
La controversa e folgorante carriera di uno dei patriarchi del cinema si chiude in anticipo con l’insuccesso, nel 1931, di “The Struggle”, centrato sull’alcolismo.
Rimane a tutt’oggi una delle figure primarie del cinema ed è considerato unanimamente “Il papà del cinema”. Giustamente.

E pensare che prima di scoprire l’espressività del Cinema, Griffith lo odiava.
Dopo esserci andato una prima volta con un amico lo definì: “stupido, noioso, imperdonabile; chi riesce a divertirsi con una cosa del genere meriterebbe di essere fucilato all’alba”.
Per  fortuna cambiò idea e tutti noi lo ringraziamo.

Alessandro Marangio
Autore e narratore, cresciuto tra gli abbracci di un Leone nei pressi dell'Overlook Hotel, gestito da Don Vito Corleone, con cui si divertiva a giocare ad 8 1/2. Negli anni '90 viene arrestato, nei pressi di Casablanca, dal tenente Ripley, per aver sparato 400 colpi con una 44 Magnum, e portato davanti al colonnello Kurtz, che lo manda alla Tyrell Corporation per essere terminato(r). Salvato dal soldato Ryan, riprende la strada di Casa dove incontra ladri di biciclette, sette samurai e iene che fanno la dolce vita. Finalmente, sul viale del tramonto, dopo i soliti sospetti degli spietati drughi, corre fino all'ultimo respiro, per indossare le sue adorate scarpette rosse. Scrive da sempre nel suo studio, nei pressi di Cinecittà, mentre beve white russian, mangia filo spinato e piscia Napalm.
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