Daredevil: Rinascita ha concluso ieri il proprio percorso con l’ottavo episodio di questa seconda stagione. Lo scontro tra Daredevil e Kingpin raggiunge il suo apice, chiudendo un cerchio iniziato nel primo episodio della serie. Dopo aver analizzato i primi quattro episodi (qui per la recensione della prima parte di stagione) approfondiamo i restanti quattro.
In questa seconda parte diversi comprimari assumono protagonismo e qualche personaggio atteso finalmente si rivela. Tra questi, uno sviluppo interessante lo acquisisce Buck, la guardia del corpo di Fisk, interpretato da Arty Froushan. Il suo legame con Daniel ha portato ad un colpo di scena tra i più impattanti dello show.
Per quanto riguarda i grandi attesi, Jessica Jones (Krysten Ritter) entra in gioco: il suo legame con Mr. Charles, personaggio che resta misterioso anche dopo la visione del finale, apre le porte al ritorno dei Defenders.

Daredevil: Rinascita 2 – Trama
Il quinto episodio riprende le vicende lasciate in sospeso. La vita di Vanessa è appesa ad un filo in seguito all’attentato operato da Bullseye. Matt interviene nello scontro e riesce a portare via il vigilante, rimasto ferito. I due si alleano in questi ultimi episodi: Murdock ha bisogno di perdonare l’assassino di Foggy per andare avanti, Benjamin sente la necessità di fare qualcosa di buono dopo aver recato tanto male.
Nel frattempo, BB e Daniel sono, in apparenza, sempre più legati. In realtà, la giornalista continua a sfruttare il giovane assistente di Fisk per ottenere informazioni compromettenti sul sindaco. Anche il legame tra Daniel e Buck rappresenta una delle linee narrative più importanti dello show. Ad un certo punto, il ragazzo si troverà costretto a scegliere tra il sindaco e BB e sceglierà la strada più onorevole.
Jessica Jones torna in scena perché subisce un attentato da parte della CIA, operato da Mr. Charles. La spia, interpretata Matthew Lillard, ha il destino di Jessica nelle proprie mani, avendo il potere di far tornare il marito Luke tra le sue braccia.
Karen è protagonista di una rivolta popolare contro il sindaco, in seguito alla quale verrà arrestata. Il processo al quale verrà sottoposta costringerà Matt ad un sacrificio enorme: rivelare la propria identità di Daredevil.

Daredevil: Rinascita, recensione del gran finale
Daredevil: Rinascita non alza il proprio livello dopo una prima parte noiosa e poco impattante. Questo secondo lotto di episodi conferma un problema importante: lo show fatica ad avere coerenza e compattezza sul piano narrativo. Daredevil: Rinascita è una serie che apre tante linee narrative, tantissime, ma fatica a svilupparle adeguatamente.
La serie vuole dare spazio a tanti personaggi ma a conti fatti li vediamo tutti troppo poco e le loro linee narrative risultano impalpabili, spesso senza reali effetti sulla trama principale, a volte troppo frettolose e superficiali, portate avanti in maniera poco compatta e graduale.
Tutto ciò culmina in un finale che da una parte vuole ricompattare tutto, dall’altra tralascia molti aspetti nonché il grande colpo di scena dell’episodio 7.
Una delle conseguenze principali di tutto ciò è che i personaggi non hanno un reale sviluppo e caratterizzazione: Ether, Mr. Charles, la governatrice McCaffrey ne sono esempi perfetti.
Allo stesso tempo, molti eventi importanti non portano a nulla: la serie presenta gravi illogicità e mancanza di coerenza interna.

Cosa non funziona?
Scendendo nei particolari, in questa seconda parte assistiamo a due morti: quella di Vanessa e quella di Daniel. Entrambe non hanno sostanzialmente effetto sui protagonisti. Vanessa muore ma Wilson resta, fondamentalmente, lo stesso: non c’è un inasprimento, ad esempio, delle reazioni nei confronti dei vigilanti. La morte di Daniel viene a malapena citata nell’episodio finale.
Oltretutto, molti percorsi dei personaggi restano a sè stanti, non si intrecciano mai. Si pensi al percorso di Heather, quasi solitario, alla storia tra Daniel e BB, a Mr. Charles: non c’è un reale intreccio che rende tutto più coinvolgente, sono delle linee parallele che non si incontrano mai. Di conseguenza, per lo spettatore è difficile legarsi alle vicende.
In generale c’è poco approfondimento psicologico e quel poco che c’è è molto semplice e scontato. Non si va mai oltre allo scontro interiore tra oscurità e bontà, riproposto nei vari episodi in mille salse. Questa mancanza di fondo rende i personaggi poco interessanti e carismatici. Una delle poche note positive è il rapporto tra Daniel e Buck, ben sviluppato in particolare nell’episodio 5.
Inoltre, molti personaggi hanno uno sviluppo slegato e poco graduale. Personaggi e linee narrative sono presenti per uno o due episodi, poi scompaiono per due, poi riappaiono, poi scompaiono ancora. Il riferimento è ancora una volta al percorso di Heather. Questo crea un effetto dispersivo, poco capace di coinvolgere lo spettatore, specie se si tratta di una miniserie da 8 episodi.
Sul fronte dello spettacolo, si confermano alcune carenze già palesi nella prima stagione. La rivalità tra Daredevil e Fisk si percepisce in maniera debole: sono pochi i dialoghi e gli scontri tra i due. Il cerchio che si chiude nel finale, con il dialogo che richiama la loro prima conversazione nell’episodio pilota, è solo apparente. In realtà entrambi i personaggi sono mutati ben poco rispetto all’inizio: tanto di ciò che abbiamo visto non ha portato a reali cambiamenti nello status quo, né concreto né psicologico.
Il finale si ricollega agli eventi dei primi episodi legati alla Northern Star: il collegamento è però molto debole. Infatti, si tratta di una linea narrativa che viene abbandonata negli ultimi episodi, salvo tornare in maniera prevedibile ma poco efficace nel finale. Non si capisce perché, ad esempio, l’intervista al capitano della nave non sia stata divulgata subito.

Regia e interpretazioni
Da un punto di vista tecnico, Daredevil: Rinascita è una serie assolutamente modesta. Le regie proposte nei vari episodi sono per lo più semplici, per lo più prive di virtuosismi. Le scene action sono dirette in maniera chiara e quella del finale dell’episodio 6 garantisce un buon equilibrio di chiarezza e spettacolo. Le sequenze con uso abbondante di rallenty sono meno rispetto alla prima parte di stagione.
Per quanto concerne le interpretazioni, il finale risolleva decisamente le performance di tutti. In particolare, Charlie Cox è particolarmente espressivo.
La scena della grande rivelazione è tra le migliori dello show, sia sul piano registico-tecnico (con grande enfasi data dalla colonna sonora), sia per l’interpretazione sofferta dell’attore. Cox presenta bene con il proprio volto il valore del sacrificio che compie, incarnando perfettamente un personaggio coraggioso, intelligente e allo stesso tempo disilluso e sofferente.
Per il resto, tra i più positivi c’è anche Michael Gandolfini nei panni di Daniel. Nonostante la sua storia sia sviluppata per lo più male, l’attore riesce a trasmettere la paura che prova nei confronti di Buck e di Kingpin.

I problemi di Daredevil: Rinascita
Il problema principale sembra stare nella difficoltà dello showrunner, Dario Scardapane, di creare unione e reale connessione di tutti gli eventi scritti dagli sceneggiatori di ogni singolo episodio. Questa difficoltà si traduce anche in una mancanza di legame sul piano stilistico-identitario.
Ci sono episodi più ”fumettosi”, in cui le dinamiche sono chiaramente surreali. Ci sono poi episodi più procedurali, con intrighi e misteri che però non vengono mai approfonditi per davvero. È presente anche un episodio più simbolico, meno importante sul piano puramente narrativo, ma con un messaggio di fondo forte (il riferimento va all’episodio 5). Insomma, è difficile tratteggiare un’identità nitida a questo show.
Il secondo problema è il minutaggio: la serie ha pochi episodi che durano troppo poco, circa 40 minuti ciascuno escludendo sigla, titoli di coda e riassunto iniziale. Sulla base di questi presupposti sarebbe stato meglio aprire meno linee narrative, approfondire meno personaggi.
Il terzo elemento, strettamente connesso ai due precedenti, è il budget. Stando anche a quanto emerso sulla gestione Disney+ degli ultimi anni, i Marvel Studios hanno dato un freno ai budget spropositati delle prime serie come WandaVision. Questa serie è chiaramente frutto di un compromesso: dai 18 episodi per la prima stagione inizialmente annunciati, si è passati a due stagioni rispettivamente da 9 e 8. Oltretutto, in questa serie sono poche le scene d’azione realmente lunghe e spettacolari. Si tratta per lo più di una serie dialogata e soprattutto nei primi episodi della stagione questo aspetto pesa. In due stagioni Daredevil e Kingpin hanno combattuto solo una volta.

Conclusioni
Daredevil: Rinascita si conferma una serie poco in grado raccontare storie avvincenti, con personaggi piatti e poco carismatici. È una serie con tanti riempitivi, tante storie mal raccontate, che non rende onore alla serie madre, Daredevil di Netflix. Questa stagione, nel suo caos, ci regala un vero episodio degno di essere guardato e riguardato, il quinto.
Si tratta di un episodio di passaggio ma che approfondisce i rapporti tra i personaggi, che dà spessore psicologico a diversi comprimari. È un episodio semplice, con sole quattro linee narrative portate avanti per tutta la durata dell’episodio. Alla base, un grande tema sviscerato in tutte le sottotrame: la pietà. È un’eccezione che conferma la regola: questo show non ha un’identità forte e nitida.
Nel complesso Daredevil: Rinascita è una grande delusione.
