MagazineDa Peter Parker a icona pop: l'evoluzione di Spider-Man al cinema 

Da Peter Parker a icona pop: l’evoluzione di Spider-Man al cinema 

L’amichevole Spider-Man di quartiere è cresciuto e gli spettatori con lui. Da Tobey Maguire a Tom Holland, passando per Andrew Garfield, il supereroe della Marvel si è reinventato, non solo fisicamente, molteplici volte adattandosi al cambiamento dei tempi e dei gusti di un pubblico, che rimane sempre affezionato all’uomo ragno. 

Tre versioni diverse di uno stesso supereroe sono quelle proposte dal 2002, anno di uscita del primo film della trilogia di Sam Raimi. Ogni Spidey è sia l’evoluzione del precedente, completamento di un puzzle complesso, ma anche personaggio a sé stante, che ha dimostrato di saper convivere con i suoi colleghi grazie al metaverso. 

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Tobey Maguire: Lo Spider-Man umano

Nel 2002 Spider-MAn (qui la recensione) diretto da Sam Raimi ha ridefinito il personaggio, creando anche il moderno genere dei cinecomic. Una sfida da intraprendere e un ostacolo che ha bloccato il genere per molti anni: a Hollywood i supereroi erano considerati un rischio. Oggi il cinecomic è uno dei generi più apprezzati e più redditizi del settore. 

Quando la Sony Pictures ottiene i diritti del personaggio Marvel decide di fare sul serio e affida la regia proprio a Raimi, noto per i film horror e per il suo stile visivo quasi fumettistico. Il regista decide di puntare sul lato umano: Peter Parker prima di Spider-Man. Una scommessa dentro la scommessa.

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A vestire i panni di Parker/Spider-Man un giovane Tobey Maguire. Mentre gli studios cercano attori affermati e popolari, Raimi impone un attore noto per alcuni film indipendenti, Maguire appunto. La scelta si rivela vincente: l’attore non è un playboy, ma il perfetto ragazzo della porta accanto.

La persona oltre il personaggio

Sacrificio ed evoluzione sono le due parole chiave di questa trilogia. Questo primo Peter soffre la sua duplice identità. La sua forza, infatti, non deriva da un costume tecnologico, è interna a lui, così come sono organiche le ragnatele che spara dai polsi. 

Inoltre Spider-Man attraversa tre fasi psicologiche ben distinte nel film. Da giovane “egoista” che scopre il senso di colpa e il sacrificio nel primo film, Peter viene ritratto come giovane adulto in crisi nel secondo film, fino a vedere il suo lato più oscuro al termine della trilogia. Un vero e proprio viaggio interiore per vedere Peter Parker oltre alla maschera da supereroe.

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Andrew Garfield: Uno Spider-Man tormentato

The Amazing Spider-Man nel 2012 nasce dalla “paura”. Per non perdere i diritti cinematografici sul personaggio la Sony deve produrre un nuovo film in tempi brevi. Con lo stop al quarto film della saga di Raimi e l’addio del regista, infatti, la situazione di stallo non accenna a migliorare. I vertici optano per un reboot totale: nuova regia, nuovo volto, storia nota…o quasi. 

Il nuovo Spider-Man ha il volto di Andrew Garfield, fresco di successo per The Social Network. Alla regia Mark Webb, noto per (500) giorni insieme. La direzione è chiara: puntare sui sentimenti, sulla psicologia adolescenziale e sulle relazioni.

Questo secondo Peter Parker non si presenta come un giovane sfigato, è un nerd moderno con la passione per lo skate, brillante ma arrabbiato con il mondo. Appassionato del supereroe fin dalla tenera età, Garfield prima di mettersi davanti alla macchina da presa studia i movimenti dei ragni, dando al Spider-Man una fisicità diversa. 

Il movimento, l’ironia e la parlantina lo distinguono dal suo predecessore, rendendolo più moderno e più adatto al nuovo decennio che si accingeva a rappresentare. 

Uno Spider-Man a metà

L’evoluzione del Peter Parker di Garfield, pur sospesa, attraversa due tappe fondamentali. Nel primo film Peter è guidato da un profondo senso di verità, vuole scoprire i motivi dietro l’abbandono dei genitori: è questo il motore della vicenda. Come il suo predecessore, anche questo Spider-Man è guidato da un profondo senso del sacrificio. Nel secondo film, un grave lutto costringe Peter a mettersi in discussione. Lo Spider-Man di Andrew Garfield è un eroe che infonde speranza agli altri ma fatica a trovarla per se stesso. 

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Purtroppo a causa dello scarso successo al botteghino di The Amazing Spider-Man 2 (qui la recensione), la Sony decide di interrompere questa storia prima del tempo. Bisogna aspettare No Way Home per dare a questa versione del personaggio il valore che merita.

Tom Holland: La gioia di essere Spider-Man

Con il crescente successo dell’MCU Sony e Marvel stringono un accordo di co-produzione. Sony mantiene di diritti di produzione del film, Marvel può inserire finalmente il personaggio nel suo universo.

Per interpretare questo nuovo Spider-Man gli studi cercano un attore giovane, che possa interpretare un adolescente e la scelta ricade su l’allora diciannovenne Tom Holland. La scelta si rivela vincente, il suo Peter Parker incarna alla perfezione la Gen Z e porta una ventata d’aria fresca. 

Il debutto è in Captain America Civil Wars, quando viene reclutato da Tony Stark per combattere la guerra civile che si è scatenata tra gli Avengers. Elemento che lo differenzia dai suoi predecessori. Non più supereroe solitario, ma integrato in un tessuto di eroe, che può contare sull’alta tecnologia delle Stark Industries. La sua figura, inoltre, è legata a mentori illustri: non solo Tony Stark, ma anche Nick Fury e Doctor Strange

Da bambino prodigio a eroe solitario

L’arco narrativo dello Spider-Man di Tom Holland è il più completo e non si concluderà nel prossimo futuro. In Homecoming Peter è un quindicenne che sogna di entrare negli Avengers. Quando Tony Stark gli requisisce il costume, Peter capisce di usare le sue sole forze diventando l’amichevole Spider-Man di quartiere. In Far From Home Peter deve affrontare il lutto per la morte del suo mentore, mentre affronta le aspettative di un mondo che lo ha già incoronato il prossimo Iron Man. Solo quando si fida della persona sbagliata, Peter accetta la sua identità. La sua identità, però, viene svelata. In No Way Home uno squarcio nel Metaverso riporta alla luce alcuni storici nemici. Tornano anche Tobey Maguire e Andrew Garfield, dando vita a una singolare reunion di Spider-Man. Per salvare l’universo, anche questo Peter deve compiere un sacrificio: essere dimenticato da tutti. 

In Brand New Day, quindi, Peter è tornato a essere l’amichevole Spider-Man di quartiere, mentre vive una vita all’insegna della solitudine, costretto a ripartire da zero.

Lo specchio di una generazione

L’evoluzione di Spider-Man è l’evoluzione di una generazione di spettatori che con il supereroe sono cresciuti. Ogni Spider-Man è il ritratto di una generazione, rispecchiando la cultura del decennio in cui è venuto alla luce.

Lo Spider-Man di Tobey Maguire rispecchia la cultura Generazione X. Figlio di un mondo analogico e pre-social, dove i problemi si affrontano con la fatica fisica e il lavoro precario. La sua New York cerca un eroe operaio, sobrio e patriottico. Peter Parker scatta foto con una reflex a rullino e vive in una solitudine drammatica, incarnando il classico mito del sacrificio individuale.

Dieci anni dopo Andrew Garfield dà voce ai Millennials. Il suo Peter Parker è un outsider urbano, uno skater introverso. In questa era, l’ansia generazionale si sposta sulla ricerca della propria identità e sul rifiuto delle autorità. La tecnologia diventa domestica. Peter sperimenta e costruisce i suoi gadget da solo, hackerando file ed esprimendo una ribellione giovanile tipica dei primi anni 2010.

Infine, lo Spider-Man di Tom Holland è il manifesto definitivo della Generazione Z. Il suo Peter Parker è un nativo digitale: comunica tramite vlog, costantemente connesso e si muove in un mondo globalizzato e iper-tecnologico. Non è più un eroe isolato, ma un ragazzo abituato al lavoro di squadra e alla cultura pop. Le sue ansie non sono legate alla sopravvivenza economica, ma alla pressione sociale di dover performare ed essere all’altezza di mentori giganti.

Laura Andriuzzi
Laura Andriuzzi
Sono una fan del cinema e della scrittura, amante di maratone cinematografiche e scontri critici sulla trama. Dalle commedie francesi ai crime procedural, mi piace tutto ciò che richiede cervello, ironia e una spruzzata di mistero. E se non sto guardando qualcosa? Probabilmente sto tentando di scriverlo!

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