Recensioni FilmCome pecore in mezzo ai lupi - Il thriller d'esordio di Lyda...

Come pecore in mezzo ai lupi – Il thriller d’esordio di Lyda Patitucci

Fiero, livido, sprezzante Come pecore in mezzo ai lupi, anno 2023, è il bell’esordio di genere al lungometraggio, dopo preziosa gavetta ben formatrice, di Lyda Patitucci.

Una candidatura ai David di Donatello, varie candidature ai Nastri d’Argento, Come pecore in mezzo ai lupi, ancora disponibile su Raiplay, è un thriller nero, che vibra di umanità, scuote, commuove e non risparmia nessuno: intreccia crimine, molta assenza di redenzione, silenzi, vuoti fisici e spirituali.

Ambientato in una Roma oscura, muta, in un dormiveglia di ghiaccio, marmo e spazi grandi, tra l’Eur, le periferie e i cimiteri, Come pecore in mezzo ai lupi ritrae un’umanità feritissima ed isolata, neppure si sa perfettamente per quali motivi, ma il dolore ed il rancore intravisto sono pesanti cicatrici che ognuno si porta dietro. E da cui trae origine la necessità di riprendersi il proprio.

Come pecore in mezzo ai lupi

Come pecore in mezzo ai lupi – Trama

Stefania (Isabella Ragonese) è un’agente infiltrata della polizia: trova armi per una spietata banda di rapinatori slavi. Nel suo passato un padre che l’ha cacciata di casa ed è diventato guru religioso cattolico ed una madre morta troppo presto da cui prende il nome di copertura, perché le porta bene, Vera.

- Pubblicità -

Un giorno dai furti in casa, l’obiettivo della banda criminale in cui fa la talpa si sposta sull’assaltare un portavalori. Impresa molto più rischiosa, denaro in ballo estremamente maggiore. Gli slavi trovano un paio di complici alleati italiani e li incontrano. Attimi di panico trattenuto quando Vera riconosce in uno dei due criminali, anche loro ladri, il fratello Bruno (Andrea Arcangeli), con cui non ha più rapporti da molto tempo.

L’uomo sopravvive rapinando banche o come può: ha un’ ex-compagna psichicamente labile ed una figlia da portare via da questo mondo costi quel che costi. Vera gli intima di lasciare il paese alla svelta con la figlia, ma è troppo tardi: il colpo al portavalori, su cui gli salvi stanno lavorando da un po’, va portato a termine. Le coperture in gioco traballano, si rompono, e le vendette incrociate si faranno sentire.

Come pecore in mezzo ai lupi

Come pecore in mezzo ai lupi – Recensione

Come pecore in mezzo ai lupi è un prodotto convincente, pieno di giusta tensione, ombre drammatiche e tocco umano. Si dipana rapido seguendo una sceneggiatura essenzialissima che predilige sguardi e immagini e che spiega meno. Non è neanche un film che devìa ozioso sull’azione da blockbuster, non si lascia intenerire né risolvere dall’intrattenimento, ma sembra proseguire su un filo di ragnatela ben architettato in cui fare scivolare tutti i suoi, pochi, necessari, personaggi.

Queste pecore smarrite con una missione nel proprio destino, come gli apostoli di Gesù (il titolo è una citazione sacra); quelle stesse pecore che si trasformano in lupi quando devono difendere quello che per loro è sacro ed invalicabile. Un’umanità sofferente e abbandonata, che a dispetto di quanto predica il testo sacro, non ha nessuno appiglio in cui rifugiarsi.

Un mondo livido, che ha perso qualcosa e stenta a recuperarlo

Tutti hanno perso qualcosa, o qualcosa gli è stato tolto, una serenità, un figlio, un’altra chance, e questo li scollega dal perdono, per sempre, li fa essere in credito verso Dio. E questo tipo di rapporto è rischioso perché avvicina ogni persona all’onnipotenza violenta: osare la qualunque per il principio per cui non può andar male quando il cielo ci deve qualcosa.

Ma non è così. E non funziona così. E cascano le vite, si innalzano muri, ognuno si salva come può, in una mancanza di grazia e secondo una forma di giustizia, discutibile ma auto-diretta. Nessun figliol prodigo, nessun buono, nessun supereroe, nessun vero sospiro di sollievo, neppure nel finale, con il suo epilogo fin troppo sorridente per il gusto e la temperatura del film. La paura domina.

Ottimo il cast: la Ragonese infonde tutto il nervo possibile in un personaggio che poteva strafare ed invece compostamente, a testa bassa, incassa i pugni che la vita le scarica addosso, quella stessa vita-lavoro in cui ammette di essere serena: sono felice solo quando lavoro. Perché smette di pensare, perché contribuisce a riequilibrare una giustizia che con lei non c’è stata, perché castiga il suo abbandono a se stessa, da parte di un padre inquietante e forse abusatore.

Come pecore in mezzo ai lupi

Cast toccante ed integrato in un habitat livido e cupo

Bruno è un verissimo Arcangeli che ha un tratto soffice, una delicatezza toccante pur nell’abisso da cui non riesce a tirarsi su, per indole, per emotività, per destino.

- Pubblicità -

Come pecore in mezzo ai lupi segna un esordio convinto e dedicato da parte di un’autrice-regista attenta allo sviluppo di atmosfere e personaggi anche non convenzionali, che non molla la presa, costruendo la propria scia. La vendetta ed il riscatto sono due linee parallele che è difficile non far incontrare: è lì che la natura umana può perdere il proprio scatto e farsi brutale, laddove ci si aspetta qualcosa in cambio del fio fino a quel momento, ingiustamente, pagato. Ed è lì che si cade.

Come pecore in mezzo ai lupi – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Stefania si fa chiamare Vera ed è un'agente di polizia infiltrato in una banda di criminali slavi che dalle rapine in appartamento vuole passare ad assaltare un portavalori. In questa impresa reclutano delinquenti italiani tra cui la donna riconosce il fratello Bruno con cui non aveva rapporti da anni. Le coperture traballano ed il passato torna a chiedere il conto. Thriller teso, cupo, espiatorio, senza perdono, dal buon ritmo, l'ottima fotografia ed una sceneggiatura essenziale. Mai far ritrovare delle pecore in mezzo ai lupi: non si sa cosa possono diventare.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Stefania si fa chiamare Vera ed è un'agente di polizia infiltrato in una banda di criminali slavi che dalle rapine in appartamento vuole passare ad assaltare un portavalori. In questa impresa reclutano delinquenti italiani tra cui la donna riconosce il fratello Bruno con cui non aveva rapporti da anni. Le coperture traballano ed il passato torna a chiedere il conto. Thriller teso, cupo, espiatorio, senza perdono, dal buon ritmo, l'ottima fotografia ed una sceneggiatura essenziale. Mai far ritrovare delle pecore in mezzo ai lupi: non si sa cosa possono diventare.Come pecore in mezzo ai lupi - Il thriller d'esordio di Lyda Patitucci