Recensioni FilmCogan - il pulp con Brad Pitt e James Gandolfini

Cogan – il pulp con Brad Pitt e James Gandolfini

CoganKilling Them Softly (2012) è un film scritto e diretto da Andrew Dominik, qui al suo terzo film. Il suo precedente è stato nel 2007 il suo acclamato e anticonvenzionale western L’Assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Già si poteva capire che Dominik non era un “normale” regista e che il suo intento era di decostruire i generi, i miti e soprattutto di prendersi i suoi tempi. Sia nella narrazione che tra un progetto e l’altro. Di sicuro non ci si aspettava un film di questo tipo dopo L’Assassinio di Jesse James, eppure riguardando indietro, non ci si poteva aspettare altro.

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Il film è ambientato nel mondo dei gangster, figlio del noir e soprattutto del pulp. Trae ispirazione dal libro omonimo scritto da George V. Higgins, che però era ambientato in un’altra epoca. Nello specifico nella prima metà degli anni ’60. Dominik decide di trasferire la storia al 2008, in piena Grande Recessione. La sua scelta è chiara e decide di parlare dell’America di oggi, o forse quella che è sempre stata. Dato che il suo precedente film parlava dell’America che stava cambiando e dei miti del Far West che cadevano.

Il film divise molto all’epoca dell’uscita, e arrivare dopo il precedente progetto non era di certo facile. Quindi bisogna capire la critica dell’epoca che rimase spiazzata. Ma Cogan è di sicuro un film che lascia spiazzato lo spettatore, che si aspetta un ritmo diverso, colpi di scena e soprattutto un lato artistico più marcato. Eppure la poetica di Domink è palpabile e non di certo alla prima occhiata. Forse pellicole come Blonde (2022) in cui si cerca di stupire il pubblico con tante trovate visive diverse possono ricordare più il Domink che vuole la critica. Eppure, forse, meglio analizzare questo pulp atipico.

Cogan – Trama

2008, Grande Recessione. È in corso la campagna per le elezioni presidenziali alla Casa Bianca, e a Boston qualcuno pianifica un colpo. Johnny Amato (Vincent Curatola) detto “Lo Scoiattolo” sta pianificando una potenziale rapina a una bisca illegale della mafia. Convintissimo che i sospetti ricadranno sicuramente su Markie Trattman (Ray Liotta), il gestore. Markie aveva già rapinato segretamente la propria bisca e dopo diverso tempo da ubriaco aveva confessato tutto ai propri amici, che dopo diverso tempo l’han presa a ridere. Solo che se avverrà di nuovo, la maggior parte delle persone penseranno che sia stato ancora lui.

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Lo Scoiattolo coinvolge due sbandati per il colpo: l’ingenuo ex socio in affari Frankie (Scoot McNairy) e il suo amico eroinomane Russell (Ben Mendelsohn). I due decidono di accettare, anche perché Russell vuole usare i soldi per acquistare eroina per poi venderla. Rapinano la bisca, il colpo va a buon fine e i sospetti cadono subito su Markie, come da programma. La malavita assolda il sicario Jackie Cogan (Brad Pitt) che intuisce subito cosa sta accadendo. È palese che qualcuno stia usando la storia di Markie come tornaconto, ma il povero gestore della bisca non può uscire illeso dalla faccenda. Per colpa di questa faccenda i soldi rallentano quindi Markie è morto in ogni caso.

Siccome Frankie e Russell non sono proprio due cime, Cogan riesce a capire subito che sono implicati, quindi la malavita vuole assoldarlo per uccidere i due, Lo Scoiattolo e Markie. Il sicario usa la scusa del “troppo lavoro per lui” per far chiamare da New York il suo vecchio amico Mickey (James Gandolfini). Anche lui un sicario, ma in piena crisi che non fa altro che bere, andare a prostitute ed è persino in libertà vigilata. Non si prospetta un lavoro facile per Cogan che tende a lavorare in maniera professionale, discreta. Il suo motto è “uccidere dolcemente”.

Cogan – Cast

Il film ha un cast notevole e di forte richiamo per gli amanti dei prodotti “gangster”, che siano film o serie. Protagonista è Brad Pitt nel ruolo del sicario Jackie Cogan, discreto, cinico e alquanto freddo. La storia ruota attorno a lui e al “suo metodo” nonostante ci metta un bel po’ a presentarsi. La prima parte del film è incentrata sul duo di rapinatori improbabili Frankie-Russell interpretati da Ben Mendelsohn e Scoot McNairy. Il primo indiziato della rapina è il povero Markie interpretato da Ray Liotta (Quei Bravi Ragazzi).

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Chi organizza il colpo è Lo Scoiattolo, interpretato da Vincent Curatola, volto che forse avete già visto nella serie I Soprano. E parlando del capolavoro HBO, non si può non nominare il Markie di James Gandolfini, qui in una delle sue ultime interpretazioni. Purtroppo morì a Roma un anno dopo nella sua camera d’albergo a soli 51 anni. Il suo ruolo in questo film è purtroppo molto simile al sé stesso degli ultimi tempi, molto legato ai vizi (cibo e alcol) e alla depressione. Quindi vederlo qui, in questa pellicola, ha anche una valenza postuma impossibile da tener fuori dall’equazione.

Brad Pitt torna protagonista sotto la guida di Dominik dopo L’Assassinio di Jesse James. Lì era una figura mitica al crepuscolo, qui invece è colui che spara alle spalle degli altri. All’epoca del Far West era un’azione che procurava un’onta di disonore, invece nel presente è ciò che smuove gli affari e l’America di oggi, almeno secondo il regista. Il sicario portato in scena da Pitt è avvenente, affascinante, eppure passa inosservato e riesce sempre a non farsi beccare durante i suoi atti loschi. Un po’ come il Paese in cui agisce, esteta e bellissimo all’apparenza, eppure si muove tranquillo e indisturbato facendo ciò che vuole. Almeno secondo il regista.

Cogan – Recensione

Andrew Dominik vuole raccontare l’America di oggi, questo è chiaro fin dall’inizio. Con i comizi politici sempre sullo sfondo e l’avvento di Obama alla Casa Bianca sul finale. All’epoca fu un film che spiazzò molto, eppure ora pare una naturale prosecuzione del discorso nato col film precedente. Il monologo finale di Pitt dà una nuova luce a ciò che si è visto prima. Una critica al discorso di Obama una volta subentrato sull’America che è “un unico popolo“. La visione del regista è chiara, tutto il film ci ruota attorno e appare chiaramente man mano che la storia prosegue.

Sono gli affari che smuovono l’America e nel film vengono smontati tutti i valori affettivi a favore del cinismo del protagonista. Nulla conta: amicizie di lunga data, la decenza, l’etica. Ciò che è importante è che i conti sul finale tornino e si rispettino i prezzi pattuiti. Dominik decide di traslare su pellicola un vero e proprio racconto pulp, fatto di discorsi lunghi, dialoghi sconclusionati (all’apparenza) e tutta la violenza che il mondo consegue. Come il film precedente Dominik si prende i suoi tempi, ma stavolta decide di raccontare il tutto nella durata breve ma giusta di un’ora e mezza.

Il film è diretto con un’ottima mano, con una regia lenta, certo, ma clinica e che tende poco a spettacolarizzare il tutto. Qui non c’è più Deakins alla fotografia e si opta per Greig Fraser (The Batman, Project Hail Mary) che ha uno stile ben diverso. Non più inquadrature con luce pittorica, ma molta più oscurità e cupezza. La regia abbandona quelle inquadrature nostalgiche e poetiche per abbracciare il presente cinico e grigio. Forse voleva raccontare una via di mezzo con Blonde con estremo gusto estetico e crudezza nei fatti narrati, purtroppo è venuto un discorso riuscito a metà. Qui invece il regista aveva più consapevolezza e sapeva bene cosa raccontare e come.

Conclusioni

Cogan – Killing Them Softly è un film pulp che pare uscito dalla carta stampata. Poco cinematografico e tanti dialoghi, tempi più di un racconto che di un lungometraggio. Dominik decide di far risaltare i lunghi dialoghi che raccontano un mondo fatto di contrattazioni, piani da rispettare e affari a rischio. L’America di oggi raccontata tramite la rapina a una bisca clandestina perpetrata da due teste per niente lucide. Per tutto il film non si fa altro che parlare di apparenza, di come ci si deve muovere e dell’utilizzo della violenza. Gandolfini ci regala una delle sue ultime interpretazioni, malinconica, depressa… un po’ come se ci stessero raccontando il Tony Soprano dei “dieci anni dopo”.

Il film non nasconde la sporcizia che domina un certo mondo, la sporcizia anche delle persone attraverso la scarsa igiene e dialoghi del tutto fuori luogo. La narrazione è lenta e approfitta della scarsa durata per raccontare al meglio poche sequenze e tante parole. Potrebbe appesantire all’inizio, ma alla fine del film si arriva alla consapevolezza, guardandosi a ritroso, di aver assistito a qualcosa di atipico, ma molto interessante. Il Pulp decide sempre di raccontare il mondo che ci circonda tramite qualcosa di piccolo. Una rapina, un furto, l’uccisione di personaggi discutibili. Un po’ come fa Tarantino in Jackie Brown, dove tutto gira attorno a un colpo “al supermercato”. Qui attraverso un colpo a una bisca si racconta l’America di oggi, fatta di contraddizioni e affari.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Cogan - Killing Them Softly è un film gangster a tinte pulp scritto e diretto da Andrew Dominik. Protagonista del film è il cinico sicario Jackie Cogan che deve occuparsi di una rapina a una bisca della malavita di Boston. Un film dai ritmi anomali ma dall'atmosfera cupa e interessante.

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Cogan - Killing Them Softly è un film gangster a tinte pulp scritto e diretto da Andrew Dominik. Protagonista del film è il cinico sicario Jackie Cogan che deve occuparsi di una rapina a una bisca della malavita di Boston. Un film dai ritmi anomali ma dall'atmosfera cupa e interessante. Cogan - il pulp con Brad Pitt e James Gandolfini