HomeRecensioni Serie TVChristian, recensione della seconda stagione di una serie “miracolosa”

Christian, recensione della seconda stagione di una serie “miracolosa”

Una seconda stagione all'altezza della prima, con un'atmosfera e dei personaggi veramente azzeccati

La serie creata da Roberto Saku Cinardi, liberamente ispirata alla graphic novel Stigmate di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti e diretta in buona parte da Stefano Lodovichi è andata in onda su Sky Atlantic nel 2022 come prodotto Sky Orginal. La pima stagione di Christian aveva stupito tutti, pubblico e critica, per la ventata di freschezza che aveva portato nella serialità italiana.

Non inquadrabile in un genere ben preciso, mischiando azione, neo-noir, fantasy e anche una buona componente dramedy, Christian raccontava la storia di uno scagnozzo di un boss di quartiere della borgata romana che da un momento all’altro si riscopriva capace di compiere miracoli. Christian (Edoardo Pesce), questo per l’appunto il suo nome, arrivava addirittura a resuscitare una persona, la tossicodipendente Rachele (Silvia D’Amico), diventando così sempre più famoso nel quartiere. Parallelamente, un postulatore del Vaticano, Matteo (Claudio Santamaria), incaricato di certificare o smentire i miracoli, viene inviato a indagare su Christian. Queste le premesse di una storia molto più complessa, che affonda le radici nella tradizione cristiana, ma che sa anche svincolarsi da essa ove necessario.

Christian, dove eravamo rimasti?

Il finale della prima stagione ci aveva lasciato con molte questioni in sospeso: la morte di Lino (Giordano De Plano) per mano di Christian ha aperto un vuoto di potere nella comunità di Città Palazzo; Davide (Antonio Bannò) è stato gambizzato da Michela (Romana Maggiora Vergano) e tenuto prigioniero in una stanza lontano da casa; il figlio di Matteo è stato salvato dalla cecità grazie all’ennesimo miracolo di Christian. Ma un’unica certezza ci viene data: grazie all’incontro col Biondo (Giulio Beranek) che raccomanda a Christian di dare il via al suo regno sceso in terra, scopriamo che in realtà il nostro protagonista non è il nuovo messia, bensì l’anticristo.

A partire dalle già ottime premesse della prima stagione, Christian 2 aveva il difficile compito di rinnovarsi per altri 6 episodi, restando però fedele allo stile e alle atmosfere che avevano incantato pubblico e critica. Ci sarà riuscito?

Christian, una seconda stagione solida

La seconda stagione di Christian riprende esattamente da dove è finita la prima, mostrandoci le lotte per il predominio di Città Palazzo e l’ascesa di Christian a Re della comunità. Sostenuto da Rachele e da tutti i suoi amici, dottor Tomei (Francesco Colella) compreso, Christian cerca di instaurare un regno fondato sulla bontà e il pacifismo, abbandonando le pratiche violente di Lino. Tutto questo ignorando completamente che il Biondo, che lui crede essere un angelo, è in realtà una personificazione del demonio e lo sta spingendo verso il male. Nel frattempo, Matteo entra in contatto con Nera (Laura Morante), che a discapito dell’abbigliamento rappresenta il regno dei cieli. La donna spiega a Matteo che nei prossimi mesi dovrà sabotare il regno di Christian dall’interno, colpendo le persone che gli stanno vicine e minando la fiducia del popolo nei suoi confronti. Se ci riuscirà, suo figlio potrà continuare a vedere.

Nel corso della stagione assisteremo a nuovi miracoli di Christian, ai giochi di potere all’interno di Città Palazzo tra le varie comunità etniche, al doppio gioco di Matteo che intanto incontra una misteriosa abitante della comunità, Esther (Camilla Filippi). Rivedremo anche tutti i volti noti della prima stagione, compresi quelli che in realtà sono morti, in un susseguirsi di flashback, spesso in apertura di puntata, che approfondiscono ulteriormente le backstory dei personaggi e il contesto sociale di Città Palazzo.

Christian

Christian, un’atmosfera dark fantasy in un contesto italiano

Parlare di fantasy in una produzione italiana, specialmente se a questo accostiamo una borgata romana potrebbe far pensare che chi scrive sia un folle. Ma non è così. Christian riesce infatti a mixare tutti questi aspetti, mantenendo le atmosfere misteriose della prima stagione, e, in alcuni casi, rilanciandole. C’è anche da dire (ed è anche lecito che sia così) che nonostante un grande lavoro di scrittura e la cura maniacale per la messa in scena, manca un po’ di quella sorpresa che catturava lo spettatore nella prima stagione. Questo aspetto è però bilanciato dalla cifra comedy molto marcata in alcuni momenti, in cui personaggi come lo stesso Christian, ma anche Penna (Gabriel Montesi) e Stefanuccio (Francesco Giordano) sono capaci di strapparci più di una risata.

Christian offre anche occasioni di riflessione per lo spettatore che arriva spesso a chiedersi se avrebbe compiuto le stesse scelte dei personaggi o se avrebbe optato per qualcosa di diverso. Tutto frutto di una scrittura che, come detto, risulta sempre brillante e credibile, con situazioni che riescono ad arrivare alla pancia e poi alla testa di chi guarda.

Il tutto inserito in un contesto che sembra uscire da grandi successi della serialità targata Neil Gaiman come American Gods o Good Omens, ma cercando di non sfociare mai nel fantasy puro, avvicinandosi ad esempio a quel capolavoro che è The Leftovers, senza però riuscire a raggiungere certe vette qualitative.

Christian, come scrivere dei grandi personaggi

Se uno dei punti di forza di Christian è proprio nella sua atmosfera, l’altro grande pilastro della serie sono i personaggi. Con questa seconda stagione, gli autori sono riusciti a dare ulteriore profondità al personaggio di Christian, rendendolo sempre più umano e in balia di forze superiori che lo muovono come un burattino. In tal senso è da apprezzare il grande lavoro di Pesce che, pur rimanendo coerente alla natura “da strada” del suo personaggio, riesce a mostrarci i suoi drammi interiori, il suo genuino innamoramento per Rachele, la sua paura di non essere all’altezza del compito che gli è stato affidato.

Ma è nei secondari che si compie il vero “miracolo”. Ancor più che nella prima stagione, personaggi come Rachele, Penna o Davide appaiono vivi e pulsanti, sempre perfettamente credibili nelle loro azioni. Ognuno incarna delle criticità, dei sensi di colpa, un’umanità che non può che essere mostrata in una serie che in fondo parla dell’uomo come essere completamente fallibile.

Per il personaggio di Matteo, invece, occorre fare un discorso a parte. Se nella prima stagione era sembrato un po’ marginale, seppur presentato come co-protagonista della serie, in questa seconda stagione appare più centrale, scelto da Nera come alfiere del bene nella lotta contro l’anticristo. Inizialmente il suo personaggio continua ad apparire abbastanza fuori contesto, ma è col passare degli episodi e grazie all’incontro con Esther che Matteo decolla e si colloca piano piano tra i migliori della serie. E in attesa di una praticamente certa terza stagione, Matteo si propone come vero e proprio protagonista/antagonista del futuro, con un colpo di scena finale che tanto ricorda quello del finale della prima stagione.

Christian

Christian, il bene e il male

Ancor più che nella prima stagione di Christian, in questa seconda iterazione assistiamo a un’interessante riflessione sul bene e sul male, mai netta e definita, ma sempre costituita da migliaia di sfumature. Inoltre, Christian si porta avanti per opposizioni: il vecchio regno col nuovo, Matte con Christian, il giusto con lo sbagliato, il bene e il male. Ma ogni contrasto non viene mai presentato come portatore di due forze assolute e distinte: gli stessi personaggi di Nera e Biondo, rappresentati rispettivamente di bene e male, sono caratterizzati una come cupa, ironica e misteriosa, l’altro come bello, affascinante e splendente. Un contrasto che potrebbe confondere, ma che effettivamente ci rimanda alla vera domanda che Christian ci pone: qual è la differenza tra bene e male?

Christian

Conclusioni

La seconda stagione di Christian è una piacevole conferma. Meno misteriosa e zeppa di colpi di scena della prima, ma più profonda nella caratterizzazione dei personaggi e del contesto sociale in cui è ambientata la serie. La sua vera natura si mostra quindi senza più paura di sembrare “arrogante”, esattamente come il suo protagonista. Una serie che si ispira alle grandi produzioni americane, ma che fa della sua italianità un elemento costitutivo, trasformando un possibile punto debole in uno di forza. Un prodotto che vive di contrasti e che sfocia nel filosofico, pur raccontando sempre una storia di fallibilità umana e sociale, sfruttando personaggi scritti ottimamente e un lavoro su regia, fotografia e scenografia invidiabile. Una buona seconda stagione in attesa di scoprire se e quando ne arriverà una terza.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Christian è una buona serie, e con questa seconda stagione evolve la formula della prima, approfondendo molti aspetti che erano solamente stati accennati. Forse manca un po’ di quella meraviglia da cui eravamo stati rapiti nel 2022, ma tra personaggi memorabili, un’atmosfera cupa e affascinante e una scrittura di livello, questa seconda stagione non può che essere promossa.
Redazione
Redazione
La Redazione di Moviemag.it è formata da un gruppo variegato di professionisti e appassionati di cinema. Tra studenti, critici, giornalisti e aspiranti scrittori, il nostro gruppo cresce ogni giorno, per offrire ai lettori novità, curiosità e informazione sul mondo della settima arte. La Redazione di MovieMag presente e passata al completo. La Redazione attuale, compresi tutti gli autori che hanno scritto in passato per la rivista.

ULTIMI ARTICOLI

Christian è una buona serie, e con questa seconda stagione evolve la formula della prima, approfondendo molti aspetti che erano solamente stati accennati. Forse manca un po’ di quella meraviglia da cui eravamo stati rapiti nel 2022, ma tra personaggi memorabili, un’atmosfera cupa e affascinante e una scrittura di livello, questa seconda stagione non può che essere promossa.Christian, recensione della seconda stagione di una serie “miracolosa”