Chloé Zhao torna protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia e, durante una masterclass dedicata alla sua carriera, affronta anche uno dei temi più discussi dell’industria contemporanea: il valore dei film tratti dai fumetti e dei blockbuster supereroistici.
Da bambina, la regista di Nomadland sognava infatti di diventare fumettista. «Volevo raccontare storie, non pensavo che il cinema fosse un’opzione per me», ha raccontato sorridendo. Una passione che ha trovato una sintesi nel 2021, quando Chloé Zhao ha diretto Eternals per Marvel Studios, portando sul grande schermo un gruppo di eroi immortali interpretati, tra gli altri, da Gemma Chan, Richard Madden, Salma Hayek e Angelina Jolie.
La regista ha definito l’esperienza «un sogno che si è avverato», sottolineando il legame tra fumetti occidentali e manga. Ma il suo intervento è andato oltre la semplice difesa del cinecomic.

Chloé Zhao: «Ogni storia può avere un valore»
Secondo Chloé Zhao, non è corretto giudicare una storia esclusivamente sulla base della sua appartenenza a un genere o del suo status artistico. «È importante non liquidare le storie solo perché non le consideriamo alta arte», ha spiegato, ricordando come la narrazione possa offrire agli spettatori uno spazio per elaborare esperienze e sentimenti.
La filmmaker ha inoltre respinto l’idea che Eternals e Nomadland rappresentino due mondi inconciliabili. In entrambi i film, ha osservato, ci sono persone immerse nella natura e alle prese con rapporti complessi con gli animali e con l’ambiente.
Il ritorno di Chloé Zhao a Venezia arriva dopo il trionfo di Nomadland, presentato al Lido nel 2020 e vincitore del Leone d’Oro, seguito dall’Oscar per il miglior film. La regista è tornata poi a confrontarsi con la stagione dei premi con Hamnet, dramma dedicato alla famiglia di William Shakespeare.
A chiusura della masterclass, Zhao ha però mostrato anche un lato più personale, raccontando una fase di riflessione sul proprio rapporto con il cinema e con gli schermi. «La mia vita è occupata dagli schermi. Mi sto forse perdendo la vita perché sono sempre lì a cercare di catturarla?», si è chiesta. Una domanda che fotografa il momento di pausa e introspezione di una regista abituata a trasformare la realtà in racconto.
