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Cena di classe: quando la rimpatriata diventa il ritratto amaro di una generazione

Una cena tra vecchi compagni di scuola, una notte che dovrebbe essere all’insegna dei ricordi e qualche bicchiere di troppo. Ma nel film Cena di classe, diretto da Francesco Mandelli, la nostalgia lascia presto spazio a qualcosa di molto più profondo: il bilancio, spesso impietoso, di una generazione cresciuta con grandi aspettative e arrivata all’età adulta con molte domande e poche certezze.

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La sceneggiatura scritta insieme da Roberto Lipari con Andrea Pisani, Tiziana Martini e Ignazio Rosato, è stata ispirata all’omonimo brano dei Pinguini Tattici Nucleari. Il film vede la reunion di un gruppo di ex compagni di classe, ormai trentacinquenni, per un’occasione tutt’altro che allegra: la morte di un vecchio compagno. Questo tragico evento, li costringe a ritrovarsi e a guardarsi nuovamente negli occhi, dopo anni trascorsi su strade completamente diverse.

Cena di classe

Cena di classe: le difficoltà vissute dalla “generazione ponte”

Francesco Mandelli costruisce una commedia corale che alterna momenti esilaranti a improvvise accelerazioni malinconiche. Si ride, ma è una risata che spesso nasconde un retrogusto amaro. Ed è proprio questo il punto di forza del film: dietro le battute, le situazioni surreali e gli eccessi della serata emerge il disagio di una generazione che si è sentita dire di poter cambiare il mondo e che, da adulta, si è ritrovata alle prese con precarietà, delusioni e aspettative disattese.

Ognuno di loro, fa parte della cosiddetta “generazione ponte”, espressione che sintetizza perfettamente l’anima del film: ragazzi cresciuti tra due epoche. Abbastanza grandi da ricordare un mondo diverso ma abbastanza giovani da averne subìto tutte le trasformazioni. Una generazione sospesa, che ha dovuto imparare a diventare adulta mentre le regole del gioco cambiavano continuamente.

Ed è qui che Cena di classe trova la sua dimensione migliore. Non vuole raccontare semplicemente un ritrovo tra ex compagni di scuola, ma vuole utilizzare quella rimpatriata come una sorta di specchio. Ognuno dei protagonisti rappresenta una possibile declinazione del fallimento delle aspettative adolescenziali: c’è chi ha ottenuto il successo che cercava ma non è felice, chi ha rinunciato ai propri sogni, chi continua a inseguirli e chi, semplicemente, non sa più quali fossero.

Cena di classe parla soprattutto a chi è cresciuto negli anni Novanta e nei primi Duemila e oggi si ritrova a fare i conti con ciò che è diventato e, soprattutto, con ciò che non è riuscito a diventare.

Cena di classe

Cena di classe: Un cast corale ben assortito

Uno degli elementi caratteristici di Cena di classe è il suo cast, composto da attori e comici con personalità molto diverse. Nel gruppo troviamo Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Roberto Lipari, Andrea Pisani, Annandrea Vitrano, Giulia Vecchio, Nicola Nocella, Francesco Russo e Giovanni Esposito, oltre allo stesso Mandelli.

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La struttura corale permette al film di costruire una sorta di mosaico umano, nel quale ogni personaggio rappresenta una possibile traiettoria dell’età adulta. Non tutti i personaggi ricevono lo stesso spazio e questo contribuisce a una certa disomogeneità del racconto, ma l’alchimia del gruppo rimane uno degli aspetti più piacevoli.

Cena di classe

Il ritorno alla commedia generazionale italiana con un pizzico di America

Il film guarda inevitabilmente alla tradizione della commedia generazionale, evocando atmosfere che ricordano due film in particolare: Compagni di scuola con Carlo Verdone e il divertente Una notte da leoni. A conferma di queste due citazioni, la presenza di momenti volutamente assurdi, che nel corso della nottata nella scuola, prendono progressivamente una piega sempre più folle.

Ma Mandelli cerca una strada personale, mescolando malinconia, comicità e disagio contemporaneo. Infatti, la parte più interessante del film non è necessariamente quella comica, ma quella legata alla disillusione.

Per quanto concerne l’andamento del film, alcuni passaggi risultano più convincenti di altri, a causa di una sceneggiatura dall’andamento altalenante. Quando gli attori si lasciano andare a momenti di improvvisazione – grazie alla loro attitudine alla comicità – che riescono a dare il meglio di loro.

La nostalgia non è sempre una cosa positiva

Probabilmente, la parola chiave di Cena di classe è probabilmente nostalgia, ma presentata necessariamente come qualcosa di rassicurante. Tornare ai luoghi della propria adolescenza può essere bellissimo, ma può anche diventare doloroso. Perché il passato tende a essere più bello quando lo ricordiamo rispetto a quando lo abbiamo realmente vissuto.

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La vecchia scuola diventa quindi una specie di macchina del tempo emotiva. I protagonisti possono rivedere per qualche ora i ragazzi che erano, ma non possono cancellare i diciassette anni trascorsi nel frattempo. Ed è qui che il film assume una dimensione più malinconica.

Pur rivolgendosi principalmente a una generazione precisa, Cena di classe riesce a toccare un tema universale. Prima o poi quasi tutti si confrontano con la distanza tra ciò che immaginavano da giovani e ciò che sono diventati. Per questo il film può parlare anche a chi non appartiene alla generazione raccontata. La cena di classe diventa una metafora del tempo che passa e dell’inevitabile confronto con le proprie scelte.

La domanda non è soltanto “che cosa è successo a noi?”, ma anche “perché non siamo diventati quelli che pensavamo di essere?”.

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Cena di classe è una commedia corale e generazionale, con elementi malinconici e riflessivi. È una visione interessante soprattutto per chi apprezza le commedie italiane corali e i film che affrontano il tema del passaggio dall'adolescenza all'età adulta con ironia e malinconia.
Leila Cimarelli
Leila Cimarelli
Se da un lato venero la perfezione visiva di Kubrick, la follia di Tarantino e il realismo amaro di Monicelli, dall'altro ho un lato decisamente più emotivo. Il mio punto debole? L'universo poetico di Ferzan Özpetek.

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