A distanza di sedici anni dal rilascio del secondo capitolo, Camp Rock 2-The Final Jam, uno dei Disney Channel Original Movie più amati della piattaforma ha finalmente raggiunto lo status di trilogia: Camp Rock 3 è arrivato il 15 agosto scorso su Disney+. Un’operazione confezionata tra nostalgia e marketing che non riesce a cogliere pienamente il senso della sua opera iniziale, trasformandosi in una mera imitazione senz’anima.
Camp Rock 3, la trama
Riunitasi per un grande tour celebrativo i Connect 3, la band formata dai fratelli Shane (Joe Jonas), Nate (Nick Jonas) e Jason (Kevin Jonas), perdono all’ultimo momento il gruppo incaricato di aprire i loro concerti a causa di alcune rivalità interne. Con il tour alle porte, i tre decidono di tornare a Camp Rock, luogo da cui era cominciata la loro avventura musicale vent’anni prima, per cercare un nuovo talento che possa aprire i loro concerti.
Il campo estivo, che ha appena aperto i battenti per la nuova stagione, si trasforma così in una competizione tra giovani artisti. Tra sfide musicali, rivalità varie, alleanze improvvise e tensioni sentimentali, i nuovi campeggiatori hanno un solo obiettivo: conquistare l’occasione della vita. Protagonisti di questa nuova avventura sono Sage (Liamani Segura), Fletch (Malachi Barton), Rosie (Lumi Pollack), Desi (Hudson Stone), Cliff (Casey Trotter) e Callie (Brooklynn Pitts).
Camp Rock 3, recensione
Diretto da Veronica Rodriguez, Camp Rock 3 prova apertamente a recuperare la medesima formula che aveva reso tanto memorabili quanto iconici i primi due film: un gruppo di ragazzi variegato e pieno di talento, un campo estivo trasformato in un vero e proprio palcoscenico e trampolino di lancio verso un futuro roseo, una competizione musicale e vari conflitti adolescenziali che uniscono amicizia, ambizione e sentimenti. Se sulla carta gli ingredienti possono sembrare gli stessi, nella pratica Camp Rock 3 fa tutt’altro.

Il lungometraggio, infatti, che negli USA ha debuttato su Disney Channel prima che su Disney+ rimarcando l’effetto nostalgia, sembra dimenticare che quella determinata struttura apparteneva ad un momento preciso e ad un immaginario televisivo e musicale, distante a quello che viene proposto oggi. Quello che nei primi due film, datati rispettivamente 2008 e 2010, appariva spontaneo, ingenuo ma sincero, in Camp Rock 3 appare troppo costruito, forzato e poco capace di parlare davvero al pubblico di oggi.
Camp Rock 3, riportarlo in vita ha senso?

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Traslare nel 2026 una formula tipica dei primi anni 2000 ha ancora senso? Sì, purché fatto bene. Il problema principale, infatti, non è tanto il tentativo di riportare in vita Camp Rock, quanto il modo in cui questo ritorno avviene: più che aggiornare la formula che lo aveva reso iconico, Camp Rock 3 si limita a replicarla. Ecco, quindi, che la nostalgia risulta essere l’ingrediente chiave; utilizzata nel modo scorretto diventa però un meccanismo fragile, incapace di sostenere da sola personaggi, canzoni e conflitti che non possiedono la medesima forza dell’originale.
Invece di reinventare il franchise adattandolo all’epoca attuale per le nuove generazioni, Camp Rock 3 finisce per trasformarsi in una brutta copia di ciò che è stato, imitando gesti, ritmi e dinamiche dei film precedenti, senza riuscire però a ritrovarne l’identità. Non è un caso il fatto che vengano riproposte numerose battute ripresi dai primi due capitoli, così come non è un caso il fatto che vengano riproposte anche le stesse canzoni. Ecco, quindi, che Camp Rock 3 risulta essere un film senz’anima.
I nuovi volti di Camp Rock
Un altro grande punto debole del lungometraggio è sicuramente la costruzione dei nuovi personaggi. I protagonisti di Camp Rock 3, infatti, faticano a imporsi come vere e proprie figure centrali. Uno dei motivi è senza dubbio la scrittura che è affidata a loro; Sage, Fletch, Rosie, Desi e Callie vengono introdotti con l’obiettivo principale di incarnare la possibile nuova generazione di Camp Rock, ma raramente escono da dinamiche già viste e da una caratterizzazione piuttosto prevedibile. Il lungometraggio intende metterli al centro del franchise, ma non concede loro uno spazio che li possa rendere memorabili.

Un’altra grande mancanza di Camp Rock 3 risiede nella sua colonna sonora. Il terzo capitolo della saga, a differenza dei due precedenti, fatica a trovare una propria identità a livello musicale. La colonna sonora, infatti, cerca in tutti i modi di richiamare l’energia pop-rock di Camp Rock e Camp Rock 2: The Final Jam, ma spesso lo fa in maniera più imitativa, con numerosi brani provenienti da quelle colonne sonore, che vengono continuamente riproposti senza uno scopo ben delineato.
Nei primi due lungometraggi, inoltre, la colonna sonora era importante soprattutto per la narrazione e la costruzione dei personaggi e del discorso narrativo complessivo. Le canzoni accompagnavano davvero la crescita dei personaggi, le loro vicissitudini, i loro sentimenti e le loro emozioni, e in Camp Rock 3 questo non accade: le canzoni in questo caso appaiono solo come semplici intermezzi, nostalgici e non, e la colonna sonora finisce per essere facilmente dimenticabile.
Conclusioni
Che cos’è quindi Camp Rock 3? Un’operazione nostalgica più furba che necessaria. Il film, infatti, prova a riaprire una porta sul passato (come il cameo di Demi Lovato sul finale), ma non trova mai una vera ragione per farlo. Manca una propria identità e il coraggio di cambiare direzione con i ritorni, le costanti citazioni e le canzoni riciclate che non aiutano. Camp Rock 3 non rilancia il franchise, lo guarda da lontano e lo imita, finendo per indebolirlo.
