Californication (2007-2014) è una serie dramedy creata da Tom Kapinos e con protagonista David Duchovny. Dobbiamo tornare con la mente a quell’ormai lontano 2007. Quando il mondo seriale era al suo vero apice. Lost aveva cambiato la televisione per sempre ed era alla terza stagione. Iniziavano Breaking Bad, Mad Men… e anche in Italia, nel nostro piccolo, si cominciava a riflettere su quel fenomeno che stavano diventando le serie tv, con l’inizio di Boris. Nel 2007 Showtime si stava imponendo in questo mondo.
Showtime stava diventando un’emittente televisiva interessante e col panorama televisivo non ancora saturo come oggi era anche una garanzia in quanto a nuove proposte. Si poteva definire una concorrente di HBO, che all’epoca si differenziava per scorrettezza, grandi storie provocatorie ecc. Showtime si difendeva bene con l’avvento di Dexter, Weeds e pochi anni dopo avrebbe portato Penny Dreadful e la più grande famiglia disfunzionale possibile con Shameless. Tutte serie che affrontavano argomenti spinosi e facevano titillare le fantasie degli spettatori. Nel 2007 Californication si impose fra queste.
Gli anni 90′ erano ormai un ricordo e si decise di prendere uno dei volti più caratteristici di quegli anni e ribaltare completamente la sua immagine. Duchovny, riconosciuto come l’amatissimo Fox Mulder di X-Files, cambia rotta e ci racconta le disavventure dello scrittore scapestrato e donnaiolo Hank Moody. Passare da “la verità è là fuori” a un cinico romanziere che non riesce a scappare dalla propria routine autodistruttiva non è facile. Duchovny si spoglia del distintivo dell’FBI per abbracciare i jeans, le magliette scure, gli occhiali da sole per coprire gli occhi neri e il bicchiere di whiskey attaccato alle labbra.

Californication – Trama
Los Angeles. Hank Moody (David Duchovny) è un talentuoso e irriverente scrittore che lotta da anni con un blocco creativo importante. Lontano dall’amata New York vive un’esistenza in crisi e la sua tormentata vita privata non lo aiuta di certo. È ancora innamorato della madre di sua figlia dodicenne Becca (Madeleine Martin), Karen (Natasha McElhone), che però si sta per risposare con un uomo facoltoso e più ordinario, Bill (Damian Young). Purtroppo la sua tristezza non deriva solo dalla sua famiglia che sente di star perdendo. Deriva anche dalla tragedia che è avvenuta al suo romanzo nichilista “Dio Ci Odia Tutti“.
Hollywood ha trasformato il suo romanzo in una commedia romantica e sdolcinata con un duo di attori noti come Tom & Katie e dal titolo orribile “Quella dolce e folle cosa chiamata amore“. Hank vive una quotidianità fuori dall’ordinario, ma del tutto naturale in quel di Los Angeles. Eccessi, alcol, sesso occasionale e tanti equivoci e casini generati dalla sfortuna forse, o da quel sentimento autodistruttivo che divora Hank. Una sera in cui Hank girovaga per una libreria, e sfoglia delle pagine del suo libro, incontra Mia (Madeline Zima). Donna giovane che lancia chiare frecciatine di seduzione verso l’affascinante scrittore. I due finiscono a letto dove Mia, durante l’atto, rifila a Hank due pugni in piena faccia e lo saluta senza concludere la notte di sesso.
Nel frattempo la carriera di Hank pare avere una svolta, non così grande data la caratura di romanziere, ma Charlie Runkle (Evan Handler), il suo agente e migliore amico, gli procura un nuovo lavoro. Dovrà curare un blog per Hell-A Magazine. Purtroppo il suo blocco creativo e il fatto che si è fatto odiare da chiunque nel mondo del cinema, non rendono tanto un’opzione accettare il lavoro. Ma la vita di Hank sta per ricevere uno scossone. Non solo si scopre che Hell-A Magazine è di proprietà di Bill, ma anche un altro fatto sconcertante. Durante una serata in cui Hank ha portato via Becca da una festa piena di sesso e alcol, si viene a sapere che al party ci era andata con la figlia sedicenne di Bill, Mia. L’aver fatto sesso con una minorenne (anche se inconsapevole) è solo la prima di tante disavventure per Hank.

Californication – Cast
David Duchovny sconvolse il mondo della televisione portando sullo schermo Hank Moody, alter ego agli antipodi del ruolo che lo ha reso celebre, ovvero Fox Mulder in X-Files. L’intento di portare qualcosa di diverso è palese e la scelta dell’attore è perfetta. Fascinoso, di mezz’età ma giovanile nel look ed eterno adolescente. Rozzo, puerile, donnaiolo, ma anche incredibilmente romantico e con un proprio codice morale che persegue incessantemente. Un uomo che avrebbe la risposta a tutti i suoi problemi davanti ai suoi occhi, ma deve fare i conti con sé stesso.
Accanto a Hank ci sono Becca e Karen, interpretate rispettivamente da Madeleine Martin e Natasha McElhone. Scelta di casting perfetta, non solo per la somiglianza che le contraddistingue e per il fatto che Martin sia un’ottima dodicenne goth/punk… ma anche perché la McElhone ha uno sguardo e bellezza sublimi, che fecero innamorare tutti ed erano un forte perno di trama in The Truman Show. Film iconico di quegli anni ’90 da cui la serie vuole distaccarsi. Quindi l’amore romantico e nostalgico che prova Hank nei confronti di Karen è comprensibile agli occhi dello spettatore.
Comprimari e sempre protagonisti di sottotrame folli è la coppia sposata composta da Charlie e Marcy Runkle. Evan Handler e Pamela Adlon sono un duo fantastico che riesce a far divertire lo spettatore. Soprattutto Handler riesce davvero a far affezionare il pubblico alle sue disavventure di “agente masturbatore”, soprannome che gli verrà affibbiato dall’intero mondo del business dello spettacolo. Nella serie ci saranno anche un sacco di guest star. Attori e Rockstar che interpreteranno loro stessi, come Marilyn Manson e Rick Springfield.

Californication – Recensione
La serie inizia con una sequenza onirica in cui a Hank viene praticato del sesso orale da una suora, quindi è da subito chiaro l’intento di dissacrare, provocare e soprattutto intrattenere. Le sette stagioni di Californication sono un crescendo di eccessi e disavventure tragicomiche. Lo spettatore non si abitua mai al peggio e si tende sempre a provocare la moralità di chi guarda. Si tratta il sesso con minori, l’abuso di droghe e alcol, le numerose perversioni sessuali e la pornografia. Californication è un inno all’accettare sé stessi e al far pace coi propri demoni interiori.
Hank Moody è il Bukowski moderno e Kapinos riesce a portare sullo schermo un atto d’amore verso la narrativa e poetica dell’autore maledetto. Ma decide di sfoltire quell’immagine e dare al suo protagonista una chiave romantica che purtroppo Bukowski non ha mai potuto vivere appieno, annegato nella depressione. Se il noto scrittore ha fatto scrivere sulla sua lapide “Non provare” (un messaggio cinico e nichilista), Hank ci prova sempre. A essere un buon padre, un buon compagno e una brava persona. Purtroppo la vita e le conseguenze delle proprie azioni prendono sempre il sopravvento.
Californication vive di un’ottima scrittura, ogni episodio ha una struttura solida con una propria memorabilità e un tema di fondo portato avanti sia nella trama principale che nella sottotrama. Le prime quattro stagioni sono un cerchio impeccabile che apre a una speranza futura. Le ultime tre stagioni sono un nuovo cerchio che rinnova la formula, inizia tentennando con la quinta, ma con le ultime due stagioni si riprende alla grande e viene fuori la vera anima della serie. E soprattutto il messaggio che vuole lasciare allo spettatore. Californication è intrattenimento puro e non si vergogna di esserlo.

Conclusioni
Californication è una serie d’intrattenimento assolutamente da vietare ai minori, ma che parla all’adulto con quell’adolescente interiore che vorrebbe tanto uscire. Hank Moody è un iconico protagonista affascinante e puerile, cinico e romantico. In lui albergano due anime, proprio come la serie stessa. Capace di commuovere tramite il racconto delle disavventure di personaggi dipendenti. Dipendenti da sostanze, dal sesso, dall’alcol e soprattutto dal cacciarsi nei guai con grovigli purtroppo inevitabili. La serie decide di raccontare tramite la leggerezza questa ballata di un uomo solo che ama la sua famiglia sgangherata.
Californication non annoia e gli episodi volano, con una durata giusta di mezz’ora e un’ottima struttura ben studiata. Ogni stagione ha un tema portante e ogni episodio è un tassello ben congeniato e ben collocato. Si toccano i dissidi interiori, la musica rock e rap, il mondo del porno e del cinema… e gli eccessi che ne conseguono. Duchovny riesce a portare sullo schermo il Bukowski moderno che si potrebbe giudicare facilmente con epiteti assoluti, ma che nasconde sotto la scorza di donnaiolo incallito una tristezza di fondo profonda e affascinante.

