DrammaticoBucking Fastard - L'apologo delle sorelle simbiotche di Herzog

Bucking Fastard – L’apologo delle sorelle simbiotche di Herzog

Dopo il documentario Ghost Elephant, presentato fuori concorso l’anno scorso alla Mostra del cinema di Venezia, sulla ricerca fisica e metafisica di un branco di elefanti fantasma tra le alture dell’Angola, ad 84 anni torna ad animare la kermesse lagunare nella sezione in concorso Werner Herzog.

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Il suo ultimo lavoro si intitola Bucking Fastard, ed è un film ispirato alla vera storia delle sorelle Chaplin, ragazze nate a metà del secolo scorso nello York inglese, vissute sempre insieme, in una simbiosi tenera ed inquietante. Due donne abituate a parlare, incespicare, scrivere, riordinare casa, vestirsi e pettinarsi sempre in due, in simultanea: qualora entrambe si fossero trovate in difetto nella loro sincronia, i rispettivi nervi andavano a cedere, ovviamente all’unisono.

Queste due eroine disegnano un modo di stare al mondo alternativo al nostro quotidiano, una psicopatologia per i registri medici odierni, eppure una condizione scevra dalla crudeltà ed incapace di cinismo. La loro parabola disegna non solo la ricerca, ma anche la doverosa necessitá di cercare un mondo altro, migliore, di renderlo possibile, abitabile, un Atlantide in cui ricominciare con sguardo intatto e cuori alti, oltre il filo dell’orizzonte, degli equatori divisivi, delle stelle segna-confine, delle montagne inespugnabili.

Bucking Fastard – Trama

Stile retrò, pensieri ingenui e puri, un po’ border un po’ anacronistici, le sorelle Jean e Joan Holbrooke (rispettivamente Kate e Rooney Mara), come creature provenienti da altra dimensione fisica, mentale e temporale, vivono in modo talmente simbiotico da dividere tutto in due nella loro vita, dal cibo, ai sogni, dalla scrittura alle faccende domestiche, anche l’amore.

Infatti si innamorano perdutamente dello stesso uomo, Gareth Mulroney (Orlando Bloom), un loro vicino di casa, che si diverte e poi le lascia per un sano matrimonio. Le due donne non accettano questa separazione, stalkerizzano il povero debosciato e a seguito di un processo intentato da Gareth, subiscono un ordine restrittivo dal giudice.

Allontanate dal soggetto dei loro desideri, e anche dalla loro famiglia che per la vergogna non ne vorrà più sapere nulla, la coppia di sorelle pseudosiamesi devono reinventarsi la vita lontane dalla campagna irlandese dove sono cresciute, cercare il proprio posto in un universo che non ragiona e non ama come loro. Adattarsi senza tradirsi. È possibile? O è risibile?

Bucking Fastard – Recensione

Esiste un mondo migliore, dove si può condividere tutto senza essere giudicati, dove internet non è indispensabile, dove gli animali non vengono cacciati, dove l’amore è riconosciuto, dove i soldi sono monetine, le volpi sono libere, i capelli lunghi e sciolti non fanno strano, le gonne ampie non sono ridicole, dove si fanno i fiocchi in testa, la roccia può creparsi, la luce abita davvero in fondo al tunnel e l’amore è vero, non di cortesia, l’amore è oggetto riconosciuto non utilizzato.

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Questo è il mondo che cercano le sorelle Holbrooke, un mondo alla fine del mondo, il mondo dei diversi, dei reietti, degli strani, degli allontanati. Uno spazio necessariamente diverso e separato da quello dei comuni mortali. Ma che c’è. O ci deve essere. Oppure va costruito. O va creduto. In ogni caso va cercato. Il mondo ordinario possiede una grammatica differente: cosi logico, così capace di mettere e prendere distanza, di manipolare e fare sentire in colpa, di sfruttare, abusare e disconoscere.

Mondo straordinario nel mondo ordinario

Che se ne fa questo mondo qui di due creature agili e maldestre insieme come loro? Intimamente devote e intimamente furiose, al contempo, due esseri viventi scherzo della natura o piccole profetesse, ufo da tenere in gabbia o da lasciare libere di far danni e scoperte sulla terra, soggetti che la storia contemporanea non è più in grado di fabbricare.

Le può schernire, umiliare, emarginare, rinchiudere in un parco giochi, farne cartolina per turisti, capitalizzarne il loro inusuale respiro, lasciarle libere di giorno per poi richiudere la saracinesca di notte. Uno zoo umano di convenienza, da cui non si può uscire: esce solo chi nel mondo reale è mai entrato. E Joan e Jean non sono mai entrate. Herzog con questo apologo, atterrato in concorso come oggetto lunatico e a sé, troppo diretto e scarno per i tempi dell’osanna cerebrale, tiene lo specchio deforme e rovesciato di quello che non siamo capaci di fare o di vedere, e viceversa, dimostrando come il nostro sistema immunitario, ammalato e malfidato, tratta il diverso.

Dedicato a Lynch, nei titoli di apertura, e non è un caso, Fucking Bastard plana con profonda leggerezza sulle nostre malattie e deviazioni, prendendo a modello due donne-bambine che non hanno timore né vergogna di portare il proprio sentire nel mondo e di rincorrere l’amore, per assurdo, incongruo, respingente, vano che esso sia. Una pratica oggi malsana, che sfiora l’incomprensibile, lo sconveniente, il primitivo. Eppure il cuore è uno solo, e batte proprio per questo scopo, amare.

Bucking Fastard – Cast

Nel cast spiccano imbattibili le sorelle Kate e Rooney Mara inedita e decisiva scelta nel progetto del regista: senza la loro presenza Fucking Bastard sarebbe rimasto un in-divenire nel cassetto. Entrambe le attrici lavorano ad altissimi livelli di ascolto, con straordinaria naturalezza e complicità, riuscendo ad essere l’una lo specchio dell’altra, addirittura nelle sporcature, di cui il titolo è un esempio (quel bucking fastard diretto all’uomo agognato sfuggito dalla bocca durante uno scatto d’ira in tribunale).

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L’amore è una cosa semplice: bisogna solo avere il coraggio di praticarla. Passato questo gradino, nulla è più scomodo, nulla è più disarticolato, nulla procura poi fastidio. Nemmeno o a maggior ragione quest’ultima favola dolceamara, scheletrica, additabile, magnetica di Herzog.

Bucking Fastard – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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