Recensioni FilmBig, la bellezza di non voler crescere

Big, la bellezza di non voler crescere

Big è un film del 1988 diretto da Penny Marshall. La commedia riprende le vicende di un ragazzo stufo di essere piccolo e troppo poco grande per gli altri. Con un incidente suggestivo, si arriva a quel filone di storie in cui “magicamente per sbaglio si diventa grandi”. Così ci apprestiamo ad immergerci nella nuova vita di Josh, interpretato da un giovane e brillante Tom Hanks.Tra gli altri interpreti troviamo anche Elizabeth Perkins, Jared Rushton, David Moscow.

Come ci si sente adulti nella testa di un ragazzino?

Big è recuperabile ora su Disney+.

Big – Trama

Josh Baskin è un ragazzino di tredici anni di New York che, dopo essere stato umiliato per la sua “piccolezza”, esprime il desiderio di diventare grande davanti alla misteriosa macchinetta del mago Zoltar. Il mattino seguente si sveglia nel corpo di un trentenne, ma la mente è sempre quella del Josh studente e nerd. Fuggito da casa, non riconosciuto più dalla madre e con l’aiuto del suo migliore amico Billy, l’unico a credergli, Josh si stabilisce a New York e si rifà una vita. Trova lavoro in una grande azienda di giocattoli dove, grazie alla sua spontaneità infantile, viene visto come un genio e conoscerà una storia d’amore, quella con Susan. Tuttavia, si troverà ben presto a dover affrontare le conseguenze del mondo adulto e della nostalgia di casa. 

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Big

Big, la recensione

Il film inizia con un dialogo d’epopea tra i due migliori amici Billy e Josh, portandoci subito in un’atmosfera di comfort zone che ci immerge nel contesto.E poi la famiglia americana, la scuola con il suo costante bullismo sui nerd, le chiacchiere tra due quasi adolescenti, il rifiuto da parte della ragazza che desideri. Tutti punti che ci sembra di aver già visto da qualche altra parte. Ma questo diventa punto di forza del film: se la linea sembri essere piatta e lineare, ecco che arriva l’inquietante mago Zoltar. La melodia terrorizza e se non si conosce il contesto del film non si sa a cosa Josh sta andando incontro.

E infondo in tutto il film non sappiamo effettivamente quale sia la presa di posizione del ragazzo intrappolato nel corpo di adulto, viviamo solo il percorso scena per scena. A ogni consequenzialità il film trova una linea narrativa coerente e non noiosa, andando ad alleggerire anche momenti drammatici come la commedia da sempre ci insegna.

Certo, il film non è impeccabile e trova anch’esso le sue lacune, come la non eccelsa direzione di Penny Marshall. In un progetto in cui il contenuto prevale sulla forma e quindi la storia sull’immagine, oltre che ad una se possiamo dire evoluzione un po’ banale delle vicende. Cosa succederebbe se Josh Baskin decidesse di voler glorificare una carriera piena di successo dato anche dal suo geniale intelletto? Ma ciò avrebbe snaturato la natura di Big, avrebbe reso il bambino dentro Tom Hanks come un ragazzino con pochi valori e noioso, e sicuramente non ci avrebbe regalato momenti iconici come la danza sul pianoforte nel negozio di giocattoli.

Josh Baskin non vuole crescere

Josh è innamorato di Cynthia Benson e l’idea di non poter salire su quella giostra al Luna Park perché più piccolo di lei.Il fatto che sia andato con i genitori, attivano quello che è il processo del “voglio diventare grande”, con poi un divertente gioco del destino.E da lì in poi? Il ragazzo continua comunque a girare con il suo “coetaneo” Billy, continuando a giocarci e vedendo i drammi adulti come degli stregoni cattivi da dover sconfiggere.Anche con la figura più delicata come la è quella del datore di lavore, Josh non si compromette al grigiore adulto; bensì gli dimostra che anche in un incontro di affari, c’è sempre tempo per poter ballare su un pianoforte sul pavimento enorme. 

Josh non vuole crescere nonostante abbia ottenuto tutto quello che desiderava. Realizza che le priorità della vita sono altre, ed è questo essere Big.Cosa ci lascia questo percorso? Sicuramente essere grandi ha i suoi lati positivi, ma Josh ci insegna di non dover correre e di goderci tutte le piccole fasi della nostra vita.

Un viaggio suggestivo negli anni 80

New York, anni 80. Il Luna Park.La misteriosa macchina del mago Zoltar.I videogiochi arcade sui primi computer, ricordandoci che il videogioco della scena iniziale “The Cavern of the Evil Wizard“, venne realizzato appositamente per il film.Il walkie talkie.La schiera di giochi in voga.Tutti questi piccoli dettagli riescono gradualmente ad immergerci a pieno nell’atmosfera di quegli anni che, a distanza di ormai 40 anni e nonostante molti di noi non li abbiamo vissuti, ci suscitano una certa nostalgia. Ma come mai? Si può evidenziare innanzitutto il gusto cromatico kitsch che pervade in tutto il film. Più in generale Big ci immerge in una calda area famigliare, e i colori caldi fanno la loro. Inoltre c’è una cura all’importanza dei dettagli non indifferente, specie su oggetti che caratterizzano questo decennio.

Un omaggio a una decade iconica ma vista con gli occhi di un bambino cresciuto troppo in fretta.

Big

Conclusioni

Adatto da vedere sia con amici, con il proprio partner, con la famiglia, da soli, non stanca mai rivederlo e di certo merita almeno una prima visione. Si può dire che Big sia un vero comfort movie!

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Big ha tutti i requisiti per essere una buona commedia divertente e non solo.
Vincenzo Pennabea
Vincenzo Pennabea
Interfacciandomi con il cinema dall’infanzia, crescendo ho sempre più approfondito e alimentato una passione per il cinema di genere, scoprendo un particolare gusto in particolare per l’horror e il dark fantasy, che va da maestri del genere come Mario Bava e Dario Argento a Tim Burton. In un prodotto cinematografico mi affascina la potenza delle inquadrature nella loro resa visiva e quanto la scrittura di un personaggio riesca a toccare lo spettatore nella sua umana sensibilità.

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