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Benedetta, il nuovo film di Paul Verhoeven

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L’ultimo controverso film del regista olandese Paul Verhoeven, Benedetta, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2021. Il cineasta ci ha da sempre abituato alle esagerazioni nella sua filmografia, e in questo caso fa riferimento ad una reale figura storica del Medioevo. Una storia ispirata da fatti reali che diventa materia viva nelle mani del regista di Basic Istinct.

Un mondo disordinato e depravato quello medievale del kolossal mistico religioso Benedetta. Quì Paul Verhoeven rievoca le atmosfere del suo film degli anni 80′ L’ amore e il sangue. Tutto questo è ambientato in Italia nell’epoca della Controriforma, ma soprattutto in quella della diffusione della peste bubbonica.

Paul Verhoeven
Virginie Efira e Paul Verhoeven sul set di Benedetta

Benedetta: il cast

Paul Verhoeven gira un film prettamente femminile nel cui cast spicca la bellissima Virginie Efira, nei panni della suora veggente (e realmente esistita) Benedetta Carlini. L’attrice è nel cast anche del precedente film di Verhoeven, Elle, con protagonista Isabelle Huppert. La badessa è Charlotte Rampling, con cui Benedetta ha un rapporto di devozione non sempre facilitato dagli eventi. Nei panni di Bartolomea troviamo Daphne Patakia, mentre il ripugnante Nunzio Apostolico è interpretato da Lambert Wilson.

Virginie Efira e Charlotte Rampling
Charlotte Rampling e Virginie Efira in un frame del film

Benedetta: trama e recensione

Italia, 1600. Mentre la peste si diffonde nel paese, la giovanissima Benedetta Carlini entra nel convento di Pescia in Toscana. Qui, la ragazza rimane coinvolta in una relazione sessuale e sentimentale con un’altra donna, Bartolomea. La sua fede è messa a dura prova da disturbi e visioni erotiche.

Il senso del proibito si va ad integrare con la visione iconoclasta di Paul Verhoeven. Ma la blasfemia se così si può definire, non è tale. Il regista vuole esplorare una vicenda reale, senza rinunciare alle cifre stilistiche che contraddistinguono il suo cinema: sessualità e violenza.

Benedetta cementa il suo legame con Dio dopo essersi salvata da morte certa durante l’infanzia. Il padre aveva fatto una preghiera al creatore, promettendo di darla a lui, come ringraziamento per questo favore. Nel convento arrivano centinaia di bambine che vogliono servire Dio, ma tutte selezionate secondo una rigida ammissione. La Vergine Maria è invocata ogni volta con pavida sicurezza dalla giovane protagonista.

Benedetta
Virginie Efira in un frame del film

Il denaro per accedere alla luce di Dio

Questa fase di postulazione richiede l’esborso di scudi d’oro come cambiale per la dote della ragazzina. Benedetta ha una personalità intelligente e affilata nelle sue sagaci affermazioni. L’intelligenza può essere pericolosa non solo per gli altri, ma anche per sè stessa. I miracoli nascono come funghi, ma non valgono i problemi che possono portare, sussurra la Badessa a Benedetta.

Passano 18 anni e Benedetta diventa una donna adulta, che continua a testimoniare con dedizione la sua fede, inscalfibile nel corso del tempo. A rompere questo suo nuovo percorso verso lo spirito divino, ci pensa l’arrivo di una donna in fuga, Bartolomea. Un mondo disumano emerge nella pellicola, dove l’accoglienza nella luce di Dio non è scontata. Bisogna pagare, almeno secondo l’ottica delle cariche ecclesiastiche. Il padre di Bartolomea, considera la figlia alla stregua di una prostituta, ed è disposto a cederla molto volentieri al prezzo di un buon cane. 

In più frangenti spesso appaiono i demoni sotto forma di serpenti feroci. Vengono fermati da un Gesù armato di spada, che metaforicamente salva la sua amata e devota Benedetta. Anche l’inflizione di pene alla nuova arrivata, Bartolomea, fa parte dello spirito di compassione che la donna può provare per le sue sofferenze. La madre superiora ricorda a Benedetta che sono le sofferenze personali a generare la forza, e non quelle degli altri.

Daphne Patakia e Virginie Efira in un frame del film

Cinismo e nudità nel mondo religioso di Benedetta

L’eccesso di zelo della donna porta ad altre punizioni. Ma il messaggio che in Benedetta scorre, è che Dio potrà parlare in molte lingue, se il cuore della donna avrà sufficiente coraggio per aprirsi a lui. Lo stesso Gesù chiede in sogno a Benedetta se è disposta a soffrire per mostrare il suo amore a lui.

L’obbedienza richiede la nudità e la concessione o scambio delle stimmate diventa inevitabile. Questa è un’altra delle licenze che Verhoeven ha a proposito della sua visione cristologica dell’epoca.  

Le stimmate vengono donate alla donna, ma il dubbio pervade la Badessa. Sia San Francesco che Caterina da Siena hanno ricevuto le stimmate mentre stavano pregando. In tutti i casi di stimmate erano lasciati segni anche dalla corona di spine, ma la donna in questo caso ne era sprovvista sulla fronte. Dio non è vincolato ad alcuna legge scritta. Credere ad un miracolo travalica il cinismo, come anche la madre superiora considera Assisi un paesino insignificante e successivamente invaso dai pellegrini.

Dio si serve di Benedetta per comunicare a chi la circonda che la cittadina di Pescia è risparmiata dalla peste: Assillate, tormentate e perseguitate colei che vi ha protetto. Questo messaggio è inquietante nella sua diramazione soprattutto per il cambio del tono di voce della donna.

Benedetta Virginie Efira
Virginie Efira in un frame del film

La manipolazione tra sacro e profano in Benedetta

Non sempre si comprendono gli strumenti di Dio, e Benedetta appare come una pazza che blatera sciocchezze per servire i suoi disegni. La volontà di Dio richiede il cuore, e Benedetta diventa la nuova Badessa per il convento delle Teatine. Qualche monaca ha più di un dubbio, e non riesce a tollerare quest’improvvisa ascesa al potere da parte della donna. Per tutto il film lo spettatore si chiede se effettivamente le visioni di Benedetta siano reali, o se la donna stia semplicemente manipolando la realtà a suo piacimento.

Quest’ultima ripete che Dio fa la sua volontà attraverso di lei. La vergogna per gli atti impuri che commette con Bartolomea, non esistono se c’è la protezione del suo amore. Il crimine nefasto è identificato in una statuetta di legno che penetra il sesso della donna. Ma è l’amore per Dio che fortifica la donna, e secondo le accuse del Nunzio Apostolico la fa procedere con un’armatura rivestita di luce. Nel frattempo la peste avanza, ed è quello che risulta più evidente nella pellicola a livello visivo.

Cannes 2021 Benedetta
Virginie Efira, Paul Verhoeven e Daphne Patakia al Festival di Cannes 2021

Il libro dal quale Verhoeven ha preso ispirazione per la pellicola 

Il racconto di questa storia vera è basato sul libro Atti impuri – vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento, scritto dalla studiosa Judith C. Brown. Verhoeven considera il testo da cui è tratto Benedetta un saggio più che un romanzo. Benedetta Carlini era una suora che nell’Italia del 1600 aveva delle visioni mistico-religiose, e poteva fare miracoli.

In questo libro sono raccolte come testimonianze anche le parole di Bartolomea. La donna ha avuto rapporti sessuali con Benedetta per circa due anni, e nel soddisfacimento del piacere reciproco, utilizzavano la statuetta della Vergine Maria. Quest’aspetto è stato rielaborato nella pellicola in modo abbastanza fantasioso, mantenendo una certa fedeltà e aderenza ai fatti reali.

Il film, malgrado le timide reazioni alla sua proiezione a Cannes 2021, ha ottenuto il plauso della critica. Nonostante Benedetta fosse in lizza per la Palma d’Oro, alla fine gli fu preferito Titane di Julia Ducournau da parte della Giuria presieduta da Spike Lee. Benedetta rimane comunque uno dei migliori lavori di Paul Verhoeven, che non ha paura di osare in una realtà cinematografica fatta spesso di pellicole senza infamia e senza lode. Benedetta uscirà nelle sale italiane il 2 marzo 2023 distribuito da Movies Inspired.

Il trailer

 

 

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Benedetta è uno dei film migliori di Paul Verhoeven. Superati gli 80 anni, il regista ha realizzato un lavoro che raccoglie tutto il meglio del suo cinema intriso di sesso e violenza. La sua visione iconoclasta nella pellicola è la sintesi perfetta tra sacro e profano.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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