Nel corso degli anni, molti cineasti hanno deciso di ambientare il proprio film durante la Seconda Guerra Mondiale, concentrandosi particolarmente sul regime nazista. Non poteva fare eccezione Quentin Tarantino con il suo “Bastardi senza gloria” (“Inglourious Basterds”), uscito nelle sale nel 2009. La sinossi del film non presenta alcun elemento di novità così rilevante ma, al contrario l’estetica presenta degli spunti su cui poter ragionare. In “Bastardi senza gloria” ritroviamo infatti tutti quei tratti che possiamo definire tipici dello stile tarantiniano.

Il filosofo francese Lyotard, nel suo saggio “La concezione post-moderna” sosteneva, già nel 1979, la fine delle “grandi narrazioni”. Non è più possibile, secondo la concezione post-moderna, proporre quel tipo di cultura dove l’individuo aspira a ricreare valori comunitari. Non c’è più un’unica grande storia in cui tutti possono rispecchiarsi. Tutto è frammentato in tante piccole meta-narrazioni. In effetti, se una generazione lontana da noi oggi, dovesse vedere “Bastardi senza gloria” di percezione della Storia troverebbe ben poco. Tarantino mette in scena dei fatti storici, realmente accaduti, in maniera completamente irreale, non tenendo in considerazione la veridicità dei fatti. 

Bastardi senza gloria

L’intento del regista non è quello di creare una narrazione esaustiva, bensì di catturare l’attenzione dello spettatore. Lo fa prendendo una posizione politica netta, raccontando il nazismo con un mix di generi fra commedia e azione, creando una sorta di effetto ludico. La banda di soldati capitanati da Aldo Raine (Brad Pitt) tramite le loro azioni sottolineano i segni indelebili della Storia. Lo possiamo vedere fisicamente, tramite l’incisione della svastica che essi applicano sulla fronte dei superstiti e la rimozione degli scalpi dalla testa dei soldati tedeschi, come a voler cancellare e rimuovere l’ideologia nazista. Anche l’unità linguistica viene meno. Infatti nella versione originale i personaggi si muovo fluidamente tra l’inglese, il francese e il tedesco, disorientando lo spettatore, ma facendolo anche immergere in una situazione più realistica. 

Tramite “Bastardi senza gloria” Quentin Tarantino propone anche una riflessione sull’artefatto cinematografico. Il regista sottolinea le dinamiche di potenza/influenza del medium cinema, messe chiaramente in luce in questo lavoro. La sala cinematografica è il luogo dove lo spettatore si reca per guardare una storia, ma è anche quel luogo che può cambiare il corso della Storia. La potenza del medium cinema è così totalizzante da poter alterare gli eventi storici. Il cinema è una parentesi della realtà (Tarantino lo sa bene) e fra questi parentesi possiamo permetterci di vedere una realtà diversa, forse migliore. 

Bastardi senza gloria

Il piacere vouyeristico che gli spettatori tedeschi hanno nell’assistere alla premiere scorre in parallelo con quello dello spettatore reale che da un momento all’altro si aspetta di veder saltare in aria il cinema. Il cinema brucia letteralmente la realtà: per tutto il tempo che noi siamo in sala ci dimentichiamo cosa c’è fuori. È emblematico come a dar vita a questa vendetta silenziosa troviamo due figure ai margini della società: un’ebrea e un uomo di colore. L’influenza del medium non conosce discriminazioni: è un’arma a doppio taglio. Come Hitler e Goebbels hanno intuito la potenzialità del medium e lo hanno usato a fini propagandistici, così anche la giovane Shosanna ha intuito queste potenzialità e le usa per perpetrare la sua personale vendetta.

Bastardi senza gloria

Il montaggio del film è frammentario, frenetico con primi piani fulminei usati per farci entrare nella mente dei protagonisti e anche creare quell’effetto suspense fondamentale in tutto il film. Come in tutti i film di Tarantino le citazioni si sprecano, ma il film che ha ispirato maggiormente il regista è un film italiano del 1977 di Enzo Castellari intitolato “Quel maledetto treno blindato”. “Bastardi senza gloria” è un film unico: fra citazioni, suspense, risate e sangue. È un film che poco rispetta la Storia, ma è capace di intrattenere in maniera perfetta, grazie a quello stile unico e dissacrante, che porta la firma di Quentin Tarantino. 

voto autore: 5 out of 5 stars

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